PD meridionale disattento sul degrado della scuola
23 Settembre 2008
di Giuseppe Ossorio da ‘la Repubblica‘ del 23 settembre 2008
La polemica suscitata dal ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, sulla qualità della scuola e del sistema dell’istruzione nel Sud d’Italia va ben oltre la discussione tecnica sulla riorganizzazione del sistema scolastico (sotto alcuni aspetti condivisibile da una cultura liberale non usurata dalla moda), sulle risorse da impiegare e razionalizzare, sui profili pedagogici da adottare. E’ una polemica devastante per la stessa tenuta civile e democratica del Paese. Al di là, forse, delle stesse intenzioni del ministro, sulla stampa e nelle televisioni si è largamente diffusa la generica idea che i professori meridionali siano, culturalmente, quasi antropologicamente ulteriori ai pio civili e preparati colleghi del Nord. Salvo poi a lamentarsi perché nelle scuole settentrionali parte cospicua dei docenti provengono dal disprezzato Sud. E questo perché, mi sia consentito ricordarlo, i giovani del Nord preferiscono lavori più remunerativi di quello del docente.
Immediatamente, da più parti, studiosi di varia natura, provenienza e qualità, hanno cominciato a discettare sull’inferiorità culturale del Sud, sulla presunta assenza di cultura scientifica e così via con i soliti luoghi comuni.
Ha fatto molto bene Francesco Merlo a rispondere, su la Repubblica di venerdì scorso, con un articolo forte e indignato, che gran parte della cultura critica italiana è meridionale. Possiamo aggiungere che senza di essa la cultura italiana nel suo complesso perde il suo profilo e la sua identità. Merlo nel suo articolo scrive come i professori meridionali, vivendo oggettivamente in condizioni più difficili (per la deficienza delle strutture edilizie e per la composizione sociale delle platee scolastiche), debbano essere considerati degli eroi più che non degli sprovveduti.
Ma un altro problema si affaccia: quello di considerare ormai il paese come un composto di piccole realtà geografiche e antropologiche che si contrappongono o si sovrappongono, che semplicemente confinano geograficamente. Così l’Italia è veramente lacerata e distrutta prima ancora che riforme costituzionali o leggi federaliste riescano a sancire giuridicamente il fallimento di una nazione intera.
Si inseguono i nuovi miti salvifici del federalismo fiscale che, nel totale silenzio dei parlamentari meridionali del Pd, porterebbe al definitivo declino del Sud, ma anche alla marginalità del resto del paese nel contesto europeo e mondiale. E questo che si vuole veramente?
Ciò che preoccupa ulteriormente è clic di fronte a questa grande questione, che impegnerà la vita delle prossime generazioni, il Partito democratico meridionale non batte un colpo. Non ho sentito una sola autorevole voce fra i deputati e i senatori levarsi per opporsi al continuo, dilagante, degrado dei più eleuientari valori della convivenza civile. Eppure, fra di essi vi sono alcuni docenti, per giunta universitari. Come se il fatto non li riguardasse minimamente.
Anche a voler giudicare la questione da un punto divista meramente utilitaristico, questa sarebbe potuta essere una di quelle battaglie politiche che, conic si dice in gergo, paga, in un momento nel quale il Partito democratico nel suo complesso vive una crisiprofonda e faticosaniente cerca di uscire da una marginalità che lo consuma. Si potrebbe rilanciare il Pd in particolare a Napoli se si partisse dalle questioni concrete come quella della scuola clic interessano profondamente le famiglie, invece di attardarsi con interviste e dichiarazioni stampa sul tesseramento che interessa veramente poco ai napoletani.