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Il mancato sviluppo del Sud. Il punto dolente resta la politica.

23 Novembre 2007


di Giuseppe Ossorio* da “La Repubblica” di venerdì 23 novembre 2007

Più volte Luca Cordero di Montezemolo, poi, in un’occasione di pregnante ufficialità, il governatore della Banca d’Italia e in questi giorni “Repubblica” nelle sue pagine nazionali, hanno posto il problema del Mezzogiorno di nuovo al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Questa è, in se: e per se, una buona notizia, e non va dissipata nel quotidiano chiacchiericcio della vita politica.
Innanzitutto, perchè è evidente, date le fonti, autorevoli e non meridionali, che si è compreso che lo sviluppo del paese, dell’ Italia tutta, non è possibile senza il concorso di Napoli e del Mezzogiorno. Non si può accusare il Presidente di Confindustria o il governatore della Banca d’Italia di essere dei “piagnoni” che reclamano assistenza per il Sud. E ancor più sintomatica il patto che un esponente del governo, Pier Luigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico, abbia insistito sul tema della esistenza di una nuova reciprocità Nord-Sud. Egli ha, infatti, affermato: «Si può dimostrare chela modernizzazione del Paese (liberalizzazioni, welfare, fisco) di per sé è una politica meridionalista, ma la modernizzazione noti avviene se il Nord non si sente pienamente in campo».
Bisogna, invece, con serenità, cercare di comprendere fino in onda la portata delle analisi compiute, ultima delle quali quella presentata a Napoli dall’economista Vitale per conto della Confindustria campana. E’ un quadro in chiaroscuro, evidentemente, come si desume anche dalle cronache dei giornali. Ciò che più mi ha colpito favorevolmente è l’idea che non ci si trova di fronte a un declino necessario ma che, anzi, la vitalità di larghi settori della società campana la sperare in un futuro migliore. A cominciare dalla presenza giovanile. Insieme a Bolzano abbiamo la più alta presenza di giovani e una qualità e una quantità di laureati in Ingegneria. Sul nostro territorio, ancora, sono nate delle realtà imprenditoriali di assoluto rilievo e la nostra regione, sul piano progettuale, si Propone a livelli altissimi in Europa.
Vi è poi, la questione Napoli la quale, a me sembra, si dovrebbe trattare con più specifica attenzione. Sembra, infatti, che l’ex capitale stia divenendo la palla al piede dello sviluppo del Mezzogiorno, e da più parti è stato criticato il cosiddetto napolicentrismo. Ora, come si è detto che il futuro delI’ Italia sarà quello che sarà il futuro del Mezzogiorno, la stessa cosa a me pare che si possa e si debba dire di Napoli nei confronti del Sud d’ltalia. La tradizione e la creatività di questa città complessa, difficile, sono comunque garanzie di civil tà e sviluppo. Il punto dolente, per la verità, come sempre, rimane quello del rapporto con la politca e le amministrazioni locali. Anche qui, per la verità, il quadro è disegnato in chiarosc uro, giacché la verticale caduta dell’immagine, dovuta essenzialmente al problema dei rifiuti, non ha oscurato i tanti importanti provvedimenti adottati in questi ultimi anni.
Resta però la distanza tra la classe politica e il resto della società e, soprattutto, fra classe politica napoletana e classe politica nazionale. E’ questo un punto dolente che va affrontato con franchezza e decisione. Perchè, se non risolto, può effettivamente rappresentare la p aIla al piede dello sviluppo del Mezzogiorno. Napoli e il Sud, ad esempio, hanno urgente necessita di infrastrutture (porti, aeroporti, autostrade) che non è possibile attuare senza un largo e convinto consenso generale. Ciò vale, per fare solo ultimo esempio per la questione della sicurezza dei cittadini in tutte le sue forme.
Allo stato attua le il governo nazionale e l’opposizione più ancora, non hanno mostrato di seguire, se non con generiche petizioni di principio, la strada indicata dalla Banca d’Italia e da Confindustria. Noi siamo fra quelli che abbiamo sperato, e ancora vi confidiamo, che la nascita di un nuovo grande partito, il Partito Democratico, potesse essere l’occasione per affrontare, con nuova passione e rinnovata creatività, il grande nodo dello o sviluppo del Mezzogiorno. Ma i segnali che vengono dal dibattito politico sembrano ancor troppo esili. Non è possibile costruire a Napoli e in Campania il Partito democratico se non si parte dalle questioni accennate, se non si ricomincia a discutere, anche con durezza, sul come riporta re la questione dello sviluppo del Sud all’attenzione del partito nazionale e del governo. L’iniziativa deve partire dalla politica. E, soprattutto da Napoli. Non possiamo aspettare che ci indichino, come è avvenuto in questi giorni, la via da seguire.

*L’autore è deputato del Partito democratico
e Vice Presidente della commissione Bilancio alla Camera