Archive for Ottobre, 2007

Assemblea Nazionale Partito Democratico

29 Ottobre 2007


Giuseppe Ossorio, deputato al parlamento è Vicepresidente della Commissione Bilancio, capolista alle primarie del Partito Democratico nel collegio Soccavo, Pianura e Chiaiano è stato eletto nell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico.
Egli porterà nel costituente Partito Democratico la sensibilità e i valori del repubblicanesimo più autentico, sulla scia dell’insegnamento di Ugo La Malfa e di Francesco Compagna. Ha sostenuto la candidatura dell’On. Walter Veltroni, segretario nazionale del Partito Democratico e quella di Tino Iannuzzi alla segreteria regionale della Campania.

Il Partito Democratico e l’orizzonte della complessità

19 Ottobre 2007


Il grande successo delle primarie per l’elezione dell’Assemblea nazionale del Partito Democratico hanno segnato, probabilmente, una svolta irreversibile della storia politica italiana e, forse, europea. Una svolta capace di mettere in movimento l’intero sistema politico italiano e ridare speranza e fiducia ai democratici e ai progressisti dopo anni di appannamento.
C’è bisogno ora di definire i contorni ideali e culturali del nuovo partito, di costruire un profilo nuovo ed originale, nelle idee, nel linguaggio, nella capacità di rappresentarsi.
Tra i tanti temi che si potrebbero mettere in luce, due mi sembrano di stringente attualità: quello che riguarda l’identificazione di un metodo che tenga assieme i riformismi e le tradizioni culturali che faranno parte del nuovo partito e l’altro della “rivoluzione” culturale che la sinistra democratica deve compiere.
Il mio parere è che il Pd dovrà avere connotati liberaldemocratici. Ma sarebbe poco intelligente pensare che debba essere un partito liberaldemocratico nel senso tradizionale del termine. Sarebbe un errore sul terreno storiografico e un’inutile presunzione sul terreno politico. Altrettanto sbagliato sarebbe il ritenere possibile la costruzione di una componente organizzata liberaldemocratica all’interno del partito, come fosse una corrente fra le correnti e, diciamolo pure, una piccola corrente fra grandi correnti.
La scommessa che nell’agile ma acuto volume di Ernesto Paolozzi, Il Partito Democratico e l’orizzonte della complessità, edito a Napoli da Guida, trova un fondamento teorico, è quella di fondere, non di sovrapporre i riformismi socialista, cattolico democratico e liberaldemocratico in un comune metodo interpretativo della realtà.
Paolozzi si rifà al pensiero della complessità, che ha origine nella nuova scienza del Novecento, nella sociologia di Morin, ma anche nello storicismo crociano e nel pensiero storiografico di Adolfo Omodeo. Per ripetere il titolo di un celebre saggio, il nuovo partito deve nascere come un partito del giudizio, e non del pregiudizio. Ossia come un partito non ideologico nel senso che non deve avere idee preconcette e precostituite ma deve muoversi nella concreta realtà di una società complessa nell’orizzonte, questo sì, di grandi principii, come quelli della libertà e dell’equità, che segnano la differenza con la sinistra e la destra radicali. Non un partito di centro o moderato, ma certamente progressista nel senso che dovrà proporre sempre nuove idee, nuovi progetti, anche spregiudicati, in gradi di parlare alle nuove generazioni nel segno, naturalmente, di principii e valori quali quelli sanciti dalle grandi Costituzioni dei secoli passati.
Il secondo punto che ritengo di dover mettere in luce è quello per cui Paolozzi parla di una diversa velocità della sinistra nel ripensare la propria cultura. Se, infatti, sul terreno del pensiero politico, la sinistra italiana ha saputo rinnovarsi coraggiosamente e completamente (il Pd ne è il frutto concreto), troppi ritardi si registrano ancora quando si tratta di affrontare tutti gli altri settori della cultura: dal cinema al teatro, dalla letteratura alle arti figurative, e così via. Ciò impedisce alla sinistra democratica nel suo complesso, per usare una categoria gramsciana, di rendersi egemone nella società anche quando vince politicamente. In questo senso, e solo in questo senso, è necessario aggiornare il Pantheon del Partito democratico.
Non che, naturalmente, si pretenda di essere egemoni nel senso tradizionale del termine, ma nel senso più moderno ed attuale di riuscire a confrontarsi liberamente con le parti vive della società, soprattutto con i più giovani e con le altre culture che attraversano il nostro mondo.
Una sinistra attardata su questi temi lascia oggettivamente spazio a quella cultura del consumismo e della banalità di cui tutti noi ci preoccupiamo nella vita quotidiana.
Perciò mi piace concludere con queste parole di Ernesto Paolozzi: “Affermare l’individualità contro il meschino egoismo, come rispetto della creatività, in sé portatrice del valore dell’alterità, della socialità, della solidarietà”.

Giuseppe Ossorio