Archive for Settembre, 2007

Ossorio lascia Di Pietro per il nuovo partito

21 Settembre 2007


di Enrica Procaccini da Il Mattino del 21 settembre 2007

«Caro Antonio, noi andiamo nel Pd». Non ha i toni melò dell’addio, ma quelli più sereni di un arrivederci. È la lettera scritta ieri da Giuseppe Ossorio al leader dell’Italia dei Valori per comunicare la decisione dei Repubblicani democratici di rompere il patto federativo che li lega dalle politiche del 2006.

«Non è più tempo dei partiti dell’1 per cento - spiega Ossorio, vicepresidente della commissione Bilancio alla Camera -: bisogna superare il frazionismo della politica, il fenomeno che per De Mita trasforma l’Italia nel Paese dei coriandoli. Porteremo i valori della cultura liberal-democratica nel processo di costruzione del Partito democratico».

Altrettanto pacata la risposta del ministro Di Pietro, che nella stessa giornata perde anche un’altra pedina, il deputato Salvatore Raiti. «Merita rispetto la decisione dei colleghi Ossorio e Raiti ai quali auguriamo un proficuo lavoro nel Pd. La scelta di passare sin dalla fase costituente dall’Italia dei valori al Pd anticipa il progetto che l’Idv aveva individuato».

I Repubblicani di via Cervantes (42 mila voti alle ultime regionali) si schierano con Veltroni, sul piano nazionale, e con Iannuzzi, su quello regionale. E a chi invoca discontinuità nei palazzi della politica locale, Ossorio risponde: «Se discontinuità significa sostituire un assessore con un altro non ci sto. Per noi repubblicani la parola d’ordine è migliorare la qualità della spesa pubblica come ha fatto la Tatcher in Inghilterra: occorre introdurre parametri di misurazione degli obiettivi raggiunti».

In attesa della presentazione delle liste per l’assemblea costituente, i repubblicani entrano in gioco, ma non si sbilanciano. «Siamo pronti a dare il nostro contribuito - dice Ossorio - nelle prossime ore avvieremo dei contatti».

In lizza potrebbero esserci i nomi dello stesso Ossorio, di Alfredo Ponticelli, assessore alle Politiche per lo sport del Comune di Napoli, o di Ernesto Paolozzi, docente di Storia della Filosofia contemporanea al Suor Orsola (già nel comitato dei 78).

Giudizi positivi da leader e istituzioni sul passaggio di Ossorio al Pd.

Ciriaco De Mita dichiara che «il filone culturale e politico dei Repubblicani democratici, che muove a Napoli da Croce a Compagna, dà ulteriore sostanza alla dimensione liberaldemocratica del Pd. Detta dimensione è coessenziale insieme con le istanze dei cattolici popolari, della sinistra riformista e dell’anima ambientalista».

Antonio Bassolino: «Ossorio - dice - l’ho conosciuto bene in questi anni, a Napoli e in consiglio regionale. Ne ho sempre avuto stima e considerazione. Il suo ingresso nel Pd è un fatto importante».

E il sindaco Rosa Iervolino. «Il contributo dei repubblicani arricchirà il patrimonio culturale del nuovo partito e rafforzerà la tensione morale verso una severa etica della politica, necessaria per riconnettere cittadini e partiti».

Il segretario ds Enzo Amendola: «La scelta di Ossorio non fa altro che rafforzare la credibilità e le speranze intorno al nostro progetto». Teresa Armato, coordinatore campano del comitato pro-Veltroni: «Con lui un progetto ancora più ricco e plurale»

da Il Mattino del 21 settembre 2007

Lettera ad Antonio Di Pietro

21 Settembre 2007


Napoli, 20 settembre 2007

Caro Antonio,

   in questi ultimi giorni ho compiuto una profonda riflessione che  mi ha indotto ad una scelta sostanzialmente giusta. Il Patto federativo fra Repubblicani Democratici e Italia dei Valori considerava importante l’attività svolta da te in questi anni sul fronte della difesa di quei diritti fondamentali di cittadinanza, che i repubblicani chiamavano “virtù civiche”. E noi intendemmo, nel Patto federativo, radicarla, per la sua indispensabilità, in un orizzonte di democrazia liberale.

   La condizione attuale mi ha, però, spinto a riflettere, già da tempo, sulla nuova stagione che si sta aprendo nel panorama della politica italiana. La nascita del Partito Democratico è certamente un evento straordinario nella vita politica italiana. Come tu stesso hai affermato, nel momento in cui hai proposto la tua candidatura alla guida del nascente partito, esso viene incontro al dramma fondamentale del nostro sistema politico che è quello della estrema frammentazione e della conseguente sostanziale ingovernabilità contro le quali hai coraggiosamente firmato in sostegno del Referendum elettorale. Inoltre (e per molti aspetti ciò è ancor più importante), il PD si propone di fondere i grandi riformismi della politica europea ed è particolarmente importante che la cultura liberal-democratica, alla quale tutti si richiamano, possa svolgere un ruolo non secondario in questo processo che è solo all’inizio. Per questo motivo, con gli altri esponenti dei Repubblicani Democratici, ho deciso di aderire fin d’ora al processo costitutivo del Partito Democratico.

   In questo quadro le tue iniziative e la tua costante attenzione ai problemi della cittadinanza attiva non potranno mancare all’evoluzione del sistema politico italiano che il PD imprimerà. Per questa ragione sono convinto che, in momenti diversi, e con diverse modalità, offrirai il tuo prezioso contributo e spero, dunque, che ci potremo incontrare ancora per lavorare nuovamente insieme nella costruzione di una nuova fase della politica italiana.

- on. Giuseppe Ossorio -

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on. Antonio Di Pietro
Presidente di Italia dei Valori
Roma

Partecipare va bene ma ditemi a che cosa

18 Settembre 2007


da “la Repubblica” di martedì 18 settembre 2007

Da troppo tempo il dibattito attorno al Partito democratico si svolge, essenzialmente, sui modi della partecipazione o su categorie francamente estranee alla politica. Che non è un modo per frenare l’antipolitica e il qualunquismo ma, semmai, per alimentarli. Perciò ritengo interessante l’intervento di Ernesto Paolozzi su “Repubblica” di ieri, che rispecchia, sia pure in est rema sintesi, il con tenuto di un suo saggio sul Pd edito recentemente. La grande novità che il Pd può rappresentare consiste infatti nel saper costruire un soggetto politico nuovo che, avendo le radici ben piantale nella storia, sappia superare i limiti oggettivi del riformismo cattolico democratico, socialista e liberaldemocralico i quali, presi separatamente, stentano a fronteggiare le nuove sfide della modernità e non riescono a comprendere, in tutta la sua complessità, lo sviluppo della società contemporanea.

Meno che mai ritengo che la soluzione del problema consista nel riproporre una ricetta liberista con connotati”‘ progressisti o di sinistra. Il recupero vero che va fatto è quello del liberalismo e del repubblicanesimo democratico in tutte le loro accezioni, ma con l’umiltà, dettata dall’intelligenza, di comprendere che tale tradizione necessita di essere profondamente rinnovata e contaminata con le altre tradizioni politiche del riformismo. Prendiamo, ad esempio, il tema del rapporto Stato-Chiesa. La questione oggi non è più quella di definire dettagliatamente i rapporti giuridici e politici (qui vale ancora il punto di vista di Cavour o anche di Alcide De Gasperi). Ma è quello di dare risposta, dal punto di vista della politica e dell’etica politica, ai temi sollevati dagli ultimi pontificati rispetto alla grande questione del relativismo. In una società complessa e tollerante c’è posto per principi che si possono ritenere validi in eterno? È un problema, questo, che tocca il laico come il credente. Ragionamenti analoghi si possono svolgere attorno ai temi dell’economia globalizzata, dell’ambiente, del rapporto fra Nord e Sud nel mondo e nei singoli paesi, dell’informazione. II nascente Partito democratico potrebbe avere gli strumenti per affrontare tali questioni se veramente si costituirà come soggetto politico nel quale due grandi partiti che rappresentano due grandi tradizioni si unificheranno aprendo le porte ai contributi di tanti altri soggetti politici che, a loro volta, non trovano cittadinanza in altri schieramenti.

Purtroppo finora il dibattito si è svolto essenzialmente, come si è detto, sui modi della partecipazione dei cittadini, capovolgendo il mondo. Perché prima va stabilito cosa si vuol fare e poi, attorno a un progetto forte e condiviso, si ricercano i modi per la più larga partecipazione. Insomma, discutere un po’ di più delle differenze fra nuova sinistra e destra populista, delle questioni pressanti della nostra contemporaneità, e un po’ meno di come si dovrà votare alle primarie.

Giuseppe Ossorio
Deputato, Vicepresidente
Commissione Bilancio Camera dei Deputati

da “la Repubblica” di martedì 18 settembre 2007