16 Maggio 2012


Camera dei Deputati

Atti Parlamentare

XVI Legislatura

 

 

Resoconto Sommario e Stenografico

Seduta di mercoledì 16 maggio 2012

 

 

Testo integrale della dichiarazione di voto del deputato Giuseppe Ossorio sul disegno di legge di conversione n. 5178

 

 

 

Grazie signor Presidente, onorevoli colleghi, i Repubblicani osservano che

 

non è la prima volta che il Governo decide di chiedere la fiducia alle Camere. Sappiamo responsabilmente che dobbiamo riconoscere questa fiducia, dobbiamo farlo al di là del merito pera altro condivisibile del provvedimento oggi al nostro esame, per senso di responsabilità verso il Paese.

 

Su questo punto credo sia bene che l’esecutivo rifletta adeguatamente. I singoli provvedimenti che sono stati presentati potevano e possono essere discussi tutti nel merito, e su ognuno possono essere avanzate critiche più o meno condivisibili. Esiste però un rapporto di fiducia tra Parlamento e questo Governo che va oltre ogni singolo provvedimento e si fonda sulla necessità, sulla responsabilità, sul progetto complessivo che questo governo sta portando avanti. E’ un credito di non poco conto.

 

Ebbene da diverso tempo, dalle Camere sono emerse indicazioni che credo il Governo abbia il dovere di valutare con estrema attenzione. In particolare si chiede, per la verità non solo in sede parlamentare, che l’azione di rigore venga temperata con un’altrettanto efficace azione finalizzata allo sviluppo.

 

I Repubblicani confermano la fiducia al Governo Monti. Pongono però la necessità di un reciproco rapporto. Lo chiediamo per le migliaia di aziende che attendono di poter contare su linee di credito affidabili; per tutti quei cittadini che dalle banche in questi anni ed in questi mesi continuano a sentirsi dire di no, lo chiediamo per quei lavoratori giovani che in attesa di un contratto a tempo determinato non riescono ad accedere ad alcuna forma di credito e mutuo, perché le banche non lo concedono.

 

È giusta, dunque, la correzione contenuta nel provvedimento al nostro esame, che ridefinisce la nullità della clausola che prevede remunerazioni per le banche per la concessione di linee di credito nonché in caso di sconfinamenti, limitandole alle sole clausole stabilite in violazione delle disposizioni adottate in tale campo dal Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio (CICR).

 

Sarebbe altrettanto giusto sensibilizzare con la necessaria incisività e con eventuali interventi normativi gli istituti bancari a fornire credito ai cittadini italiani, alle famiglie, ai quei lavoratori precari, che una famiglia non possono farsela, ed ovviamente alle imprese da cui dipende in definitiva la reale possibilità di ripresa economica del Paese.

 

Non è un’opzione possibile, è una precisa indicazione politica alla quale il Governo deve rispondere. Anche e forse soprattutto in virtù della fiducia, di quel tipo di fiducia a cui ho accennato, di cui gode.

 

Il Governo italiano deve assumersi la responsabilità su mandato delle Camere di sostenere in sede europea con la massima decisione un graduale ma efficace cambio di rotta. La politica di esclusivo rigore imposta, specie da alcuni stati europei, da sola non basta, quello che sta avvenendo in Grecia, deve farci riflettere.

 

Non solo i risultati elettorali francesi come quelli tedeschi hanno offerto sul punto un’indicazione chiara.

 

Concludo, signor Presidente, dunque, confermando la fiducia al Governo. Chiediamo come Repubblicani che il rapporto tra Governo e Parlamento si fondi proprio su questa fiducia vicendevole, sull’assunzione di responsabilità comune.

15 Maggio 2012


CAMERA DEI DEPUTATI
Atti Parlamentari
 

 

Resoconto Sommario e Stenografico
Seduta di martedì 15 maggio 2012
 

Testo integrale delle dichiarazioni di voto del deputato Giuseppe Ossorio sulle iniziative per il disarmo e la non proliferazione nucleare in vista del prossimo vetice NATO

Onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, la mozione che i Repubblicani hanno presentato parte dalla convinzione che la questione disarmo nucleare o meglio l’obiettivo di riuscire ad accelerare il processo di progressivo disarmo nucleare è un obiettivo da perseguire con convinzione. Perché, però, questo non finisca confinato solo alla dimensione di semplice auspicio, è necessario affrontare la questione con la giusta dose di realismo.
 

La politica estera necessita per sua natura di un approccio diplomatico, di un approccio cioè che sia in grado di riassumere in se diversi aspetti, l’interesse nazionale con la doverosa considerazione non solo del proprio ma anche di quello altrui, e la necessaria distinzione tra il giusto ed il possibile.
 

Ebbene se è giusto puntare ad un mondo libero dalla minaccia nucleare è altrettanto necessario agire con determinazione focalizzando gli obiettivi intermedi possibili.
 

In questo quadro vale la pena ricordare che Nonostante l’esplicito impegno a “creare le condizioni per un mondo senza armi nucleari”, il nuovo Concetto strategico della Nato adottato a Lisbona il 19 novembre 2010 ribadisce che “fintanto che ci sono armi nucleari nel mondo, la Nato rimarrà un’Alleanza nucleare”
 

L’Italia è impegnata a sostenere il programma di disarmo nucleare globale rilanciato dall’amministrazione Obama e, a questo fine, è ovviamente disponibile a mettere in discussione la presenza e il ruolo della deterrenza nucleare. Al tempo stesso, l’Italia continua ad attribuire un valore politico irrinunciabile alla solidarietà della Nato. Un primo obiettivo possibile è quindi evitare scelte unilaterali che possano incrinare i principi di coesione e indivisibilità della sicurezza euro-atlantica e che parimenti risulterebbero del tutto controproducenti rispetto all’obiettivo finale.
 

Ho utilizzato il termine deterrenza non a caso, perché la questione nucleare non è certo nuova. E al concetto di deterrenza è stato ed è collegato quello di stabilità strategica. Volendo riassumere e forse semplificare se la crisi missilistica di Cuba ha imposto la stabilità strategica ha però anche influito a determinare il passaggio a quei conflitti localizzati che da li in poi hanno caratterizzato gli equilibri della guerra fredda.
 

Dunque, si tratta di una questione complessa oggi non meno di ieri che necessita di approccio graduale e cooperativo alla questione con una particolare attenzione e sensibilità alle percezioni di sicurezza di tutti gli alleati ed anche dei soggetti esterni all’alleanza. Esterni ma non più nemici.
 

In questo senso ad esempio gli accordi di Pratica di mare del 2002 segnano una svolta epocale nelle relazioni internazionali, la direzione presa in quell’occasione è la strada maestra da seguire. Quell’intesa segna un’evoluzione che va sostenuta e rilanciata.
 

La Dichiarazione di Roma, firmata in quella occasione, aveva dato vita a un Consiglio a venti, composto dai paesi Nato e dalla Russia. Una sede nella quel i membri dovrebbero discutere e adottare decisioni su base paritaria su nove temi: lotta al terrorismo, gestione delle crisi, non proliferazione delle armi di distruzione di massa, controllo degli armamenti e misure di rafforzamento della fiducia reciproca, difesa contro i missili di teatro, operazioni di salvataggio in mare, cooperazione militare e riforma dei sistemi di difesa, piani a fronte di emergenze civili, sfide e nuove minacce. Le decisioni, secondo quanto affermarono allora i leader partecipanti, avrebbero dovuto essere prese da lì in avanti con il metodo del “consenso”, sulla base di “un dialogo comune”.
 

Con il consiglio Nato-Russia partorito con gli accordi di Pratica di mare spariva il nemico e si dava vita ad un organismo che avrebbe potuto diventare l’organizzazione per la sicurezza collettiva dell’intero continente europeo, dall’Atlantico agli Urali. Purtroppo quel processo di cooperazione ha subito nel tempo diversi contraccolpi  eppure da lì bisogna ricominciare. Da lì potrebbe ricominciare anche il Presidente Obama impegnato in prima persona a favorire il processo di disarmo nucleare.
 

Processo che però non può essere considerato a sestante, separato dal più complesso ambito di relazioni internazionali in corso, e dalle scelte, in particolare da alcune di queste che sono state compiute in questi anni, anche in quelli più recenti.
 

Rispetto all’obiettivo del disarmo nucleare è necessario muoversi con realismo e coerenza per evitare di relegarlo nella sfera delle utopie o peggio ancora delle speranze.
 

Per questo motivo abbiamo chiesto e chiediamo al governo  a rilanciare a livello internazionale l’iniziativa diplomatica di Pratica di Mare, come modello di riferimento per lo sviluppo delle relazioni con la Federazione russa, facilitando in questo modo la collaborazione ed il dialogo tra Nato e Federazione russa, nell’ottica di un progressivo ed efficace programma di disarmo nucleare.
 

Oltre che ovviamente a svolgere in tutte le sedi internazionali un molo di sostegno alle misure di disarmo e di non proliferazione nucleare, in vista del prossimo vertice Nato di maggio 2012 a Chicago.
 

Per questo motivo crediamo che l’approccio del nostro paese contrario a scelte unilaterali, e invece favorevole allo sviluppo di una discussione costruttiva nelle opportune sedi atlantiche sia la strada da seguire per giungere ad una decisione collegiale che tenga conto delle percezioni di sicurezza non solo di tutti i partner della Nato ma anche di tutti i partecipanti al Consiglio a 20, nato a Pratica di Mare.

15 Maggio 2012


CAMERA DEI DEPUTATI
XVI Legislatura
632ª SEDUTA PUBBLICA
Martedì 15 maggio 2012 - ore 12
 

MOZIONE:
primo firmatario Giuseppe Ossorio

Iniziative per il disarmo e la non proliferazione nucleare in vista del prossimo vertice NATO


 La Camera,
premesso che:

nel prossimo mese di maggio si svolgerà a Chicago il summit dei diversi paesi appartenenti alla NATO. I punti di partenza non paiono del tutto convergenti. In particolare molti dei partecipanti registrano differenti posizioni per quanto riguarda i rapporti con la Russia e la questione della sicurezza internazionale. Prima di questo summit a Camp-David si terrà un incontro con otto potenze internazionali;

al vertice avrebbe dovuto partecipare anche la Russia ma pochi giorni fa, il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha reso noto che non si terrà il summit con la Federazione russa;
Rasmussen a riguardo ha dichiarato : “Ho personalmente discusso la questione con il neoeletto presidente Putin, con il quale abbiamo convenuto che la data prevista per il summit di Chicago NATO-Russia risulta attualmente problematica, in quanto al momento il calendario politico russo è già fitto di impegni riguardanti la politica nazionale. Confermo invece che ci sarà il prossimo mese un incontro con il Ministro degli affari esteri russo, a dimostrazione che continuiamo a credere nel dialogo e in un’effettiva collaborazione. Cosa che proseguirà tanto prima quanto dopo il summit di Chicago poichè il dialogo con la Russia continuerà anche nel futuro.”;
il segretario stampa di Putin, ha confermato affermando che “al momento non sono in atto preparativi per il summit di Chicago”;
appare evidente che la questione del disarmo nucleare passa inevitabilmente dalla distensione dei rapporti tra Usa e Russia. Se le due super potenze non troveranno un accordo sul percorso da seguire, nessun altro Paese può rivendicare la possibilità di intervenire in maniera concreta;

in questo senso sia il vertice dei ministri degli esteri del il 14 aprile 2011 tenutosi a Berlino in occasione del quale è stato sottoscritto da parte di Polonia, Norvegia, Germania e Paesi Bassi un «non-paper sul rafforzamento della trasparenza e della fiducia in relazione alle armi nucleari tattiche in Europa» indirizzato al Segretario Generale della NATO, sia il vertice del G8 del 27 maggio 2011 a Deauville, in Francia durante il quale stata approvata la «Dichiarazione sulla non proliferazione e sul disarmo» con la quale si è riaffermato il sostegno incondizionato al trattato di non proliferazione (TNP)  ed è stato rivolto un appello «a tutti gli Stati non ancora parti del trattato di non proliferazione (TNP), della Convenzione sulle armi chimiche (CWC) e della Convenzione sulle armi biologiche e tossiche (BTWC), ad aderire senza indugio», risultano depotenziati nella loro portata;

su un eventuale percorso comune tra Usa e Federazione Russa incidono diversi e fattori, che lo rendono decisamente più complicato. L’interventismo americano nel mediterraneo, l’opposizione di Mosca circa la politica della NATO in medio Oriente, con riferimento sia le operazioni in Libia, sia al blocco sugli interventi nella questione siriana, la differenza di approccio per quanto riguarda il problema iraniano. Senza contare l’opposizione russa alla, attualmente senza un mandato ONU, del contingente NATO in Afghanistan. Ovviamente quanto successo in occasione delle ultime elezioni presidenziali in Russia non facilita i rapporti. Infine, appare evidente che la decisione americana di proseguire il programma missilistico di difesa europeo  non può che aumentare le divergenze emerse tra Stati uniti e Russia;

Al summit di Seul sulla sicurezza nucleare, Dimitri Medvedev e Barack Obama si sono incontrati per l’ultima volta in qualità di presidenti dei rispettivi Paesi. Il tema principale è stato proprio quello del reset delle relazioni USA-Russia,

si è discusso dello lo status attuale degli arsenali nucleari e della possibilità di ulteriori riduzioni degli armamenti dopo quelle concordate nel nuovo Trattato sulla riduzione degli arsenali nucleari (New Strategic Arms Reduction -Treaty - New Start) firmato nell’aprile del 2010;

inevitabilmente si è parlato però soprattutto del sistema di difesa antimissile che gli Stati Uniti e la NATO intendono dispiegare in Europa in varie fasi tra il 2012 e il 2020. Sistema che la Russia vede come una minaccia diretta al suo arsenale nucleare;

l’allora Presidente uscente della Federazione russa Medvedev ha affermato che, anche per il nuovo Trattato sulla riduzione degli arsenali nucleari, si era raggiunto un accordo all’ultimo momento. Stavolta, però, la strada è più in salita. Non si tratta, infatti, di scrivere un trattato a tappe forzate, ma di individuare anche una posizione e finalità comuni che ancora mancano. Lo stesso Medvedev aveva parlato in toni poco conciliatori alla vigilia del summit di Seul, sottolineando che il Cremlino non si fida delle rassicurazioni verbali della NATO;

la rottura con la Russia non appare sostenibile anche per motivi strategici. La Russia, al momento, resta uno dei principali Paesi di transito per i rifornimenti delle truppe NATO stanziate in Afghanistan. Di recente, Mosca ha annunciato la sua disponibilità a concedere l’uso della base aerea russa di Ulyanovsk alla NATO per facilitare i rifornimenti alla missione ISAF. Russia e NATO collaborano, inoltre, nella lotta alla pirateria a largo delle coste somale e nella prevenzione di attacchi terroristici;

trovare un accordo con la diplomazia russa appare quindi fondamentale, ma non può essere limitato alla sola questione del progressivo disarmo nucleare; l’accordo non può che riguardare molte se non tutte le questioni attualmente aperte;

certamente l’aspetto più diretto e importante dei rapporti di sicurezza tra Russia e Occidente riguarda proprio gli arsenali strategici nucleari. Per continuare la marcia verso il disarmo nucleare, invocato da Obama a Praga nell’aprile del 2009, è necessario però lavorare concretamente ad ulteriori riduzioni degli arsenali, includendo nelle trattative anche i Paesi con arsenali nucleari più piccoli.

appare necessario raggiungere un accordo sul ritiro delle armi nucleari tattiche in Europa, un pericoloso lascito della Guerra fredda. Più piccole delle testate nucleari “ordinarie”, queste armi erano state studiate per l’impiego sul campo di battaglia, col fine di arrestare l’avanzata di forze convenzionali numericamente superiori;

i sistemi di difesa da missili balistici erano già stati messi al bando da USA e URSS con il  trattato anti-missili balistici del 1972, proprio per le conseguenze nefaste che avevano per la corsa agli armamenti, incoraggiando lo sviluppo di missili offensivi sempre più potenti. Il trattato fu denunciato dall’amministrazione Bush nel 2002, provocando già allora forti critiche da Mosca;

il rapporto dunque su cui puntare resta quello tra Usa e Russia, rapporto sul quale il nostro Paese è riuscito ad intervenire positivamente nel recente passato. L’incontro di Pratica di Mare del 2002 può rappresentare una data storica, è stato quell’incontro ad aprire la strada alla nascita del Consiglio Nato-Russia, e nel 2010, va ricordato che al vertice di Lisbona proprio quell’incontro è stato celebrato da tutti i leader europei, come momento fondamentale nell’evoluzione dei rapporti tra le superpotenze;

impegna il governo:

a svolgere in tutte le sedi internazionali un ruolo di sostegno alle misure di disarmo e di non proliferazione nucleare, in vista del prossimo vertice NATO di maggio 2012 a Chicago;

a rilanciare a livello internazionale l’iniziativa diplomatica di Pratica di Mare, come modello di riferimento per lo sviluppo delle relazioni con la Federazione russa, facilitando in questo modo la collaborazione ed il dialogo tra Nato e Federazione russa, nell’ottica di un progressivo ed efficace programma di disarmo nucleare;

ad adoperarsi per rilanciare le attività del Consiglio NATO-Russia (NRC);

a sostenere l’opportunità di ridurre ulteriormente il numero di armi nucleari tattiche in Europa, nella prospettiva della loro progressiva eliminazione, in quadro di reciprocità coerentemente con il nuovo concetto strategico approvato a Lisbona;

a contribuire nelle sedi internazionali proprie, in coerenza con gli obiettivi già indicati dal vertice G8 dell’Aquila, alla piena realizzazione degli impegni assunti a conclusione della Conferenza di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare del maggio 2010.

(1-01009) “Ossorio, Nucara, Brugger”

“Tasse, scaricabarile dei primi cittadini”

9 Maggio 2012


da “La Repubblica” di mercoledì 9 maggio 2012 di Giuseppe Ossorio
Siamo alla rivolta dei Sindaci contro le tasse.  E’ l’ultima notizia dal fronte dei Comuni che i giornali e i telegiornali ci annunciano. Vedremo se scomparirà nei prossimi giorni. La rivolta parte dalla Lega Nord che cerca, così, di nascondere i suoi problemi. Ma è subito accolta da molti Sindaci, soprattutto quelli con maggiore propensione alla demagogia. Non discutiamo qui dell’IMU in sé e per sé. Una tassa sicuramente odiosa, essendo applicata ad un bene come la casa, anche se nata dalla inderogabile necessità di risanare il bilancio dello Stato, ossia di tutti noi cittadini. Discutiamo della generale propensione degli amministratori locali a scaricare sul Governo, sullo Stato centrale tutte le responsabilità di una  cattiva amministrazione, comune a tutti i livelli. Ma da quale pulpito viene la predica? Agli italiani il Governo ha chiesto di segnalare sperperi e sprechi nella pubblica amministrazione. Bisogna includere la politica dissennata dei Comuni e delle Province. Di quel del decentramento amministrativo che tutti i Governi, di destra e di sinistra, hanno sempre assecondato, promosso e anche voluto. E’ forse un caso che la notizia di apertura di quasi tutti i quotidiani in questi giorni abbia fatto riferimento alle pessime condizioni dei bilanci regionali, vero e proprio buco nero della  finanza pubblica?Tutto ciò, per dire cosa? E’ giustificata la rivolta contro lo Stato centrale che, attraverso la tassazione locale, strangolerebbe i Comuni e, soprattutto, esporrebbe i Sindaci alla più assoluta ipopolarità? Per essere credibile, la rivolta antifiscale dei Sindaci e la richiesta di maggiori trasferimenti di risorse economiche dallo Stato o la possibilità di incamerare per intero il gettito delle imposte, si deve fondare su una buona, anzi ottima, amministrazione. Le nostre città hanno lanciato segnali in questo senso? Il patto di stabilità non è stato forse imposto anche dall’esigenza di porre un freno al pericolo di spese irresponsabili? Non ho alcun motivo di credere che il controllo democratico a livello locale goda di una salute  tanto buona da garantire il buon governo là dove esso è più vicino, come si vuole, ai cittadini. A Napoli, a distanza di un anno dall’insediamento della nuova amministrazione, i segnali non sembrano certo incoraggianti. Non sembra che ci sia una austera disciplina di bilancio e nemmeno che la spesa pubblica sia indirizzata allo sviluppo economico e sociale della città. Prevale una certa estemporaneità sorretta dall’idea che l’effimero, le operazioni di immagine siano più proficue di una costante e quotidiana amministrazione dell’ordinario. Come farà il buon assessore  Riccardo Realfonzo a far quadrare il Bilancio se ancora si punta sulle politiche occasionali? Penso alla vera tragedia delle strade della città completamente dissestate, pericolose, che contraddicono una politica volta a promuovere il turismo. Alle periferie abbandonate, al Centro storico senza una prospettiva di rilancio. Ai collegamenti inesistenti con il museo di Capodimonte. Non basta la Coppa America, né il Maggio dei Monumenti se manca una gestione dell’ordinario, sistemica e continuativa. Come al solito, la sola politica dell’immagine non paga e, sui tempi lunghi, si dimostra disastrosa. La politica della pura immagine, delle sensazionali promesse, della scientifica demonizzazione degli avversari, più che rispondere all’antipolitica, genera l’antipolitica. In un momento di grave crisi della democrazia rappresentativa, in tutto il mondo occidentale e nel nostro paese in particolare, i Sindaci e gli amministratori locali,  soprattutto delle grandi città, devono avere un forte senso di responsabilità.Ecco perché suona delittuoso utilizzare opportunisticamente il malcontento popolare a fini di mera immagine personale. Soprattutto, in un momento in cui i due partiti, opposti, il Pd e il Pdl, che si sono aspramente combattuti per un ventennio, sono costretti ad appoggiare lo stesso governo per evitare la bancarotta del paese.

“L’esito del voto francese modifica la politica europea. Svolta all’Eliseo”

8 Maggio 2012


da “La Voce Repubblicana” di martedì 8 maggio 2012 di Giuseppe Ossorio

Con la vittoria in Francia del socialista Francois Hollande il governo di Mario Monti potrà svolgere un ruolo importante in Europa. L’esito delle elezioni francesi modificherà la politica europea. E’ vero, non sempre quando si giunge al governo si possono realizzare i programmi presentati in campagna elettorale. Comunque, siamo a un punto di svolta della politica europea. Se pochi erano i voti che separavano al primo turno Hollande da Sarkozy, netta, invece, è stata la vittoria al ballottaggio del primo sul secondo. Qualche considerazione è possibile proporla fin da ora. Anche perché al di là del risultato delle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento francese i punti di convergenza con l’Eliseo dovranno essere, comunque, superiori a quelli di una normale dialettica.
Intanto, i risultati elettorali del primo turno mostrano come anche il sistema a doppio turno - che in Italia il Partito Democratico di Bersani invoca a fasi alterne - non mette completamente al riparo un sistema politico dalle forze estremiste e, talvolta, addirittura antisistema. La forte avanzata al primo turno dell’estrema destra, con quasi il venti per cento dei suffragi, e il discreto risultato della sinistra radicale mostrano come il Presidente francese neo eletto dovrà tener conto dei flussi elettorali più o meno consistenti di quei settori che si sono diretti verso la sua elezione, oltre dell’appoggio palese del leader centrista Francois Bairou.
Prevedibilmente sarà messa in discussione la politica del rigore come unica ed esclusiva soluzione alla crisi interpretata dalle istituzioni europee, sostanzialmente condizionata dalla Germania. Chiariamoci, essa ha una sua necessaria e ineludibile attuazione, ma se rimanesse la sola cura rischierebbe di essere peggiore del male.
Si può prevedere, a nostro avviso, un aggiustamento di rotta della politica europea dopo l’elezione di Francois Hollande. Sia la destra del Fronte Nazionale, sia la sinistra postcomunista francese reclamano una nuova politica economica europea decisamente antitedesca, fortemente ostile a quella che si vuole ricondurre al governo della finanza internazionale. Per strade diverse e con diversi armamentari ideologici le due estreme combattono il cosiddetto neoliberismo. Quel pensiero unico, come dicono, che, in effetti, sarebbe la copertura ideologica di un capitalismo sempre più ingiusto e forse anche inefficiente. La sinistra radicale richiamandosi ai principi del marxismo sia pure riveduti e corretti; la destra richiamandosi alle radici identitarie dei popoli e dei gruppi sociali che soffrono per il conformismo generato dalla globalizzazione dei mercati.
Il Presidente Francois Hollande dovrà tener conto di queste argomentazioni rilevanti che non possono essere sottovalutate o facilmente liquidate. Però facciamo attenzione. Dietro l’attacco alle esagerazioni prodotte dal liberismo e dalla totale fiducia nella capacità auto regolativa del mercato si può nascondere un più radicale attacco alle istituzioni liberali e democratiche e allo stesso riformismo socialista o socialdemocratico. Ciò imporrà al Presidente Hollande una riflessione attenta e forse anche spregiudicata.
Torna attuale l’idea d’Europa che i Repubblicani italiani in buona compagnia dei Liberali - quelli veri - hanno sempre sostenuto con determinazione. Idea che va confrontata naturalmente con la situazione attuale e, dunque, adattata alle nuove condizioni storiche. Ma sostanzialmente valida sul terreno del metodo liberale. L’Europa che i Repubblicani vogliono non può essere l’Europa dei compromessi fra gli interessi dei Governi nazionali. Meno che mai quella di tecnici-burocrati che impongono ai popoli regole e comportamenti sentiti spesso come inutili o dannosi, perché astratti e avulsi dalle realtà territoriali. L’Europa attuale pecca, paradossalmente, di centralismo. Un centralismo spesso inefficace a volte addirittura oppressivo, come mostrano tante direttive a volte davvero incomprensibili. Altra cosa è un effettivo federalismo che preservi l’unità politica del continente nel rispetto delle diversità della nazioni e delle regioni d’Europa.
Per capirci, molta più unità dell’Unione Europea nella politica estera, nella comune difesa militare, nella politica di crescita a favore delle aree sottosviluppate, come il nostro Sud, e in quella energetica. E meno burocrazia e conformismo nell’amministrazione quotidiana, nella gestione di regole che impacciano lo sviluppo economico, il commercio, l’edilizia privata, la vita quotidiana dei cittadini e così via. Questa Europa i cittadini non la sentono come nuova patria delle patrie più piccole, per parafrasare Benedetto Croce. In Italia i Repubblicani sono il perno di un’area autenticamente liberale e chiedono al governo di Mario Monti di affermare più Europa e in questo senso svolgere un ruolo pressante sul Presidente Hollande e sul Cancelliere Angela Merkel. Così si può arginare il crescente radicalismo e fermare l’antipolitica populista e qualunquista.
Il Governo di Mario Monti potrà assumere un ruolo decisivo in Europa, approfittando della svolta francese. Si dovrà ridiscutere l’attuale governance europea che i francesi con il voto presidenziale vogliono cambiare. Al Presidente del Consiglio, Mario Monti, i Repubblicani, quindi, chiedono una dimensione europea propositiva e di forte spessore liberaldemocratico, e vigileranno dentro e fuori il Parlamento affinché l’Europa torni a scaldare il cuore dei cittadini.

Giuseppe Ossorio
Deputato al Parlamento, Repubblicano

dal “Resoconto stenografico dell’Assemblea della Camera dei Deputati”

27 Aprile 2012


Seduta della Camera dei Deputati n. 626 di giovedì 26 aprile 2012

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Ossorio. Ne ha facoltà per tre minuti.

GIUSEPPE OSSORIO. Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, la componente dei repubblicani azionisti esprime il proprio sostegno al Governo Monti e voterà a favore ma chiede maggiore ascolto sui temi che sono stati oggetto di una nota al Presidente Monti. Condividiamo l’analisi del vicedirettore generale della Banca d’Italia, il dottore Salvatore Rossi, che con riferimento al problema della gestione della spesa pubblica ha espresso l’auspicio che il Governo valuti l’adeguatezza di ciascuna spesa indipendentemente dal suo livello storico. Inoltre, un acuto editorialista de Il Sole 24 Ore, Luigi Guiso, ha svolto di recente analoghe considerazioni quando ha scritto che il vero obiettivo deve essere quello di ridurre stabilmente il numero e l’entità delle voci nel settore della spesa pubblica. I repubblicani sono convinti che il Governo si debba attivare con sollecitudine, per un taglio selettivo e non indiscriminato della spesa pubblica Non vediamo, purtroppo, al momento un’adeguata strategia del Governo per incidere sull’elevato livello della pressione fiscale. Esso non è più sopportabile dalle imprese e dai lavoratori dipendenti pubblici e privati. Tutto ciò crea la situazione di recessione in atto dell’economia italiana, il cui avvenire certamente non è roseo. Signor Presidente del Consiglio, siamo ai limiti di guardia della tenuta della coesione sociale. Vorremmo che il Governo ne prendesse atto e fosse cosciente di ciò. Mi avvio a concludere. Per queste ragioni i repubblicani riproporranno nuovamente nei prossimi giorni, con una nota indirizzata al Presidente del Consiglio Monti, le loro proposte in materia di riforma strutturale e di gestione della spesa corrente (Applausi dei deputati del gruppo misto Misto-Repubblicani-Azionisti).

“Liberaldemocrazia una via equa e liberale”

23 Aprile 2012


da “La Voce Repubblicana” di mercoledì 18 aprile 2012 di Giuseppe Ossorio

I Repubblicani e i Liberali devono indirizzare la loro azione politica e parlamentare secondo due assi fondamentali e complementari: quello della riconsiderazione delle libertà economiche, dopo la crisi finanziaria ed economica globale e quello di un rilancio della democrazia rappresentativa, messa in discussione dalla stessa globalizzazione. Il liberalismo economico si è rilanciato nel dopoguerra dopo la caduta dei regimi totalitari, di destra prima e, negli anni Ottanta, quelli di sinistra. A molti sembrò una vittoria definitiva tanto che uno storico giapponese trapiantato negli Stati Uniti, parlò di fine della storia. Nell’ultimo ventennio il vorticoso crescere della globalizzazione dei mercati ha provocato alcune evidenti e forse drammatiche storture, che hanno finito col mettere in discussione i principii stessi del liberalismo. Qualche esempio. In Cina si è sviluppato un sistema inedito nel quale convive un regime totalitario che si dice comunista con un sistema di libero mercato per tanti aspetti privo di qualunque regola. La crescente divaricazione fra ricchi e poveri, sia all’interno delle nazioni che fra aree geopolitiche del mondo, con impoverimento, conseguente, delle classi medie, vera forza portante del liberalismo democratico in tutte le sue accezioni. La minaccia ambientale, che incombe sul pianeta mette oggettivamente in discussione il modello di sviluppo tipico del capitalismo così come l’abbiamo conosciuto. La questione che ci si deve porre è se è possibile individuare un’altra strada rispetto al liberalismo economico classico e al dirigismo statalista, ricette che sono entrambe insoddisfacenti di fronte alla situazione attuale.Lo sviluppo impetuoso dell’economia mondiale indissolubilmente intrecciata, la corrispettiva reazione identitaria e localistica (integralismo religioso, movimenti regionali etc) e la rivolta sociale e giovanile (gli indignatos), sono tre elementi che mettono oggettivamente in crisi i modelli finora sperimentati della democrazia liberale. Sia le istituzioni nazionali che quelle sovranazionali non sembrano in grado, cosi come sono, di governare la nuova realtà storica. Il primato dell’etica e della politica sono seriamente messi in discussione, con esso quello della democrazia rappresentativa. Il Partito Repubblicano Italiano è fautore di una liberaldemocrazia in grado di ricostruire una sua identità fra conservatorismo e utopismo velleitario, per garantire una via di uscita dalla crisi, pacifica e progressiva, equa e liberale. Ciò che vale per il pianeta a maggior ragione vale per l’Italia. Nel nostro paese, infatti, negli ultimi cinquant’anni le politiche economiche a cui si è accennato si sono intrecciate. Poi, di colpo, si sono arrestate.Per questo motivo la politica delle liberalizzazioni, che il governo di Mario Monti deve ancor più accentuare, possono riscuotere un successo. Ovviamente, i rappresentanti in Parlamento del P.R.I. chiedono al Presidente del Consiglio, Mario Monti, di consolidarsi nello sviluppo della strada appena intrapresa delle liberalizzazioni. Ma è necessario che il Presidente Monti tenga presente che esse da sole non bastano. E’ fondamentale ridisegnare l’intera architettura economica ed istituzionale del paese per evitare che anche le liberalizzazioni intraprese esauriscano il loro effetto in una brevissima stagione. Proprio il tema della necessità di superare il corporativismo con una politica di liberalizzazione dell’economia in vista della promozione della crescita, introduce il secondo tema, quello della necessità di rilanciare la democrazia rappresentativa. Il corporativismo, tipico delle società moderne è causa, fra altre, della crisi dell’azione politica e della stessa legiferazione dei Parlamenti, che diventano ostaggio di lobby spesso in contrasto fra loro. Il punto fondamentale, dunque, che un soggetto politico ispirato alla democrazia liberale, di cui i Repubblicani Italiani sono un perno fondamentale, deve riguardare essenzialmente il rilancio di una politica europea per costruire una effettiva unità dell’Unione Europea. Non possono essere considerati come un fattori positivi le pretese egemoniche di alcuni Stati europei e una burocrazia farraginosa, fin troppo miope, che allontana le Istituzioni europee dai cittadini. Si avverte, infine, la necessità di un rilancio della politica italiana incentrata su una riforma complessiva delle Istituzioni rappresentative in stretta connessione con la liberalizzazione e il rilancio dell’intero sistema economico italiano.