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Non perdiamo gli ultimi treni

Da La Repubblica dell'11 dicembre 2009

di Giuseppe Ossorio

Si avvicinano le elezioni regionali e la ricerca dei candidati Presidenti è sempre in alto mare, in entrambi i maggiori schieramenti. Probabilmente si deciderà all’ultimo minuto anche se non ce lo auguriamo per il confronto e la chiarezza delle proposte. Così come non sarà facile sciogliere i nodi delle alleanze, della composizione delle varie coalizioni. Nel frattempo, i partiti scaldano i motori e cominciano ad interrogarsi sull’aspetto programmatico, sui contenuti che dovranno sostanziare l’azione di governo oppure servire da punti di riferimento per l’opposizione.
E’ un’occasione da cogliere al volo, prima che la bagarre politica, le polemiche e gli slogan prendano decisamente la scena. Il Partito democratico si riunisce domani per elaborare dieci punti attorno ai quali organizzare una rinnovata proposta di governo.
E’ un bene. Vedremo come si svilupperà la discussione. Sarebbe, però, necessario che, sia il centrosinistra che il centrodestra, oltre alle soluzioni dei problemi che affliggono la nostra quotidianità, esprimessero un’idea forte di Regione e, possibilmente, chiara. E' vero: è fondamentale porre rimedio alle disfunzioni della Sanità; è necessario porre un argine alla spesa pubblica di parte corrente, dove si è esercitato con autorevolezza l'assessore al bilancio della giunta regionale; è giusto rilanciare la politica della ricerca e della promozione della cultura; è urgente affrontare di petto la questione del federalismo fiscale che, presto, si proporrà all’attenzione del dibattito parlamentare e segnerà la tenuta istituzionale e democratica del Paese. E potremmo continuare a lungo nell’elencazione di questioni e problemi, dalla lotta alla camorra alla questione sociale che si fa sempre più grave e pressante. Ma tutto ciò rischia di vanificarsi se non riusciamo a pensare la Campania non più periferia dell'Europa ma baricentro del Mediterraneo europeo, cioè, come riferimento di un sistema euro mediterraneo che deve agganciarsi all'Europa. Se la Campania non si attrezza con urgenza sarà scavalcata dalla zona di libero scambio del mediterraneo che si avvierà nel 2011. La Campania dovrà essere una sorta di base logistica dell’Italia fra la ricca Europa del Centro-Nord e la turbolenta riva meridionale del Mediterraneo.
Dobbiamo pensare in che modo la presenza, ad esempio, di sette Università e di importanti centri di ricerca può trasformarsi in una proposta capace di attrarre ricercatori e docenti provenienti dal grande bacino mediterraneo, in un momento in cui la ricerca e la cultura devono necessariamente intrecciarsi e, per così dire, fare squadra nell’ambito di una crescente mondializzazione che certamente questa congiuntura economica negativa non arresterà. Al Nord rinasce l’idea, forse sulla spinta dell’alta velocità che collega ancor più rapidamente fra loro zone più vaste, le più ricche del paese, di rafforzare i rapporti culturali, economici e sociali, fra l’area di Milano e quella di Torino. Nel Mezzogiorno sarebbe ora di riprendere una vecchia intuizione di Francesco Compagna degli anni '60, forse troppo anticipatrice per quei tempi, proposta che torna attualissima, quella di sostenere e aiutare a crescere un’area omogenea che già esiste e che va da Salerno all'area a nord di Napoli, a quella casertana e del basso Lazio fino a Latina e Frosinone.
Ovviamente, la realtà non è più la stessa che indagava Compagna negli anni a cavallo fra il '50 e il '60, ma l'intuizione è ancora attuale e, forse, ineludibile. Allo stesso modo la Campania deve guardare da un lato al Sud, e dall'altro alla costa dell'Adriatico. Pensare a grandi opere di infrastrutture e collegarle immediatamente ad un’idea di sviluppo economico, turistico e culturale. Se ciò non si verificasse significherebbe per davvero gettare alle ortiche ingenti risorse e capacità tecnologiche avanzatissime delle quali si è dotati, nonostante tutto. Napoli e la Campania possono rappresentare un polo di attrazione forte nei confronti dell’Est sulla strada del porto di Gioia Tauro, come un ponte verso il resto dell’Europa. L’Europa stessa, d’altro canto, non potrà non farsi carico di quei paesi poveri che la circondano ma che si mostrano vitali e desiderosi di raggiungere nuovi, grandi traguardi. Su scala mondiale, la pur forte, grande Europa, rischierebbe di essere una cittadella privilegiata ma assediata da milioni di abitanti che si affacciano sulla riva africana del mediterraneo e, prima o poi, espugnata. In questo quadro, la Campania potrebbe svolgere un ruolo geopolitico essenziale, capace, se non di invertire, almeno di deviare le rotte della storia.
E' un progetto ambizioso? Forse. Ma solo nell’ambito di progetti ambiziosi si trovano soluzioni nuove e fantasiose per i tanti problemi quotidiani che tutti conosciamo e ai quali abbiamo accennato prima. Di orizzonti nuovi da esplorare ce ne sono: solo per fare un esempio, la Campania potrebbe proporsi come un laboratorio privilegiato per l’investimento nelle cosiddette energie alternative, pulite e sostenibili. Da quella solare a quella geotermica, della quale, finalmente, si ricomincia a parlare. Interroghiamo su questi temi la cosiddetta società civile e non su astratti desideri di partecipazione.
Profittiamo del momento, prima di essere sommersi dal gossip, dall’invettiva, dagli scandali, veri o presunti, che la campagna elettorale, inevitabilmente ciò proporrà .