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PD, servono primarie vere per rilanciare il Partito

Da la Repubblica di martedì 17 marzo 2009

di Giuseppe Ossorio

Il PD della Campania, ieri, si è dotato di uno Statuto. Si direbbe un atto interno alla vita di un partito, eppure, a ben vedere, non è così. Abbiamo avuto modo di cogliere, per aver presieduto la Commissione che lo ha redatto, le passioni e le volontà  che animano il partito, ma anche il travaglio di un anno difficile.
Ci auguriamo che lo statuto non sia solo indicazioni di mere forme organizzative, ma assuma un valore simbolico di indirizzo politico, soprattutto nel Preambolo che delinea se non un programma specifico, l'orizzonte e le finalità  del Pd. Esso arriva a proposito, perché oggi, anche se soltanto dopo un anno dalla sua nascita, il Pd si sta, per certi aspetti, rifondando e sembra riacquistare quella capacità  di iniziativa che aveva perso dopo le elezioni.
Quali sono stati gli elementi di crisi? Fondamentalmente tre: l'incapacità  di darsi un profilo politico netto e chiaro; l'imperizia a configurare un sistema di alleanze credibili; una gestione del Pd sostanzialmente autoreferenziale. Bisogna invertire la rotta, come in parte sta già accadendo, da qui fino alle prossime elezioni amministrative e fino al Congresso di ottobre, che sarà  decisivo.
Sul primo tema, la crisi economica in atto può dimostrare appieno, paradossalmente, quale deve essere la vera natura del Pd: quella di un grande partito della democrazia riformista e progressista. Nel metodo - inteso come opportunità  delle scelte - sia liberaldemocratico. Nei contenuti e nelle sensibilità  di quelle scelte sia aperto alle istanze sociali anche più forti e radicali. È una sintesi possibile, che in Europa e negli Stati Uniti d'America, nella storia recente e meno recente, ha spesso trovato autorevoli leader vincenti e convincenti interpreti. Nel nostro Mezzogiorno dobbiamo puntare all'ammodernamento della pubblica amministrazione, in tutti i suoi aspetti nazionali e locali, perché è la vera palla al piede di ogni tentativo dell'imprenditoria privata di creare sviluppo economico duraturo al sud. E garantire, in questa fase, le fasce più deboli della popolazione. Insomma, l'individuazione di un nuovo, moderno, welfare. Ancora una volta, il ceto medio quasi del tutto scomparso, oggi impoverito e avvilito, dovrà  essere il protagonista di questa nuova visione.
Sul secondo punto, le alleanze, mi sembra che un partito che si connoti come democratico  e riformista debba e possa dialogare, sul terreno dei programmi concreti e non sulle divisioni ideologiche, sia alla sua sinistra che alla sua destra, per poter costruire uno schieramento politico in grado di governare il paese. In un sistema maggioritario o si riesce a raggiungere il 51% da soli o è necessario costruire, senza egemonia, alleanze le più larghe possibili, in grado di tenere assieme diverse sensibilità  e culture politiche sia pure, naturalmente, in un vasto orizzonte di valori condivisi.
Ma è forse il terzo tema quello più spinoso: quello della democrazia interna. Si è rivelata perdente la visione veltroniana di un partito piramidale, con una larga base chiamata soltanto nei momenti topici, le primarie, e un vertice molto stretto, quasi oligarchico, che governa quotidianamente il partito. Un partito è, innanzitutto, un sistema di valori umani, altrimenti si riduce ad una aggregazione cinica volta a perseguire singoli interessi. Sarebbe stato necessario, invece, costruire un partito in cui la condivisione della linea politica sia sostanziale e non virtuale; nel quale il necessario rinnovamento avvenga per gradi, senza inutili, e talvolta demagogiche, accelerazioni, accostando esperienza e novità .
In questo orizzonte un'altra questione va affrontata con spirito nuovo,è  più costruttivo e aperto: il partito, diciamolo con franchezza, è un mini compromesso fra ex della Margherita e ex dei Ds. Se il Pd si riduce a  ciò, a nostro avviso, è un male. Si è creduto di zittire questo problema inserendo, fra la rappresentanza nazionale e quella locale, qualche volto nuovo in cerca d'autore e qualche giovane. Ma rimane un maquillage mal riuscito. Se il Pd non va oltre e supera le tradizioni di quei due partiti non andrà  lontano. La valanga del centro destra non sarà  facilmente arrestabile nemmeno, soltanto, da un nuovo radicamento territoriale, se non emergeranno personalità che appartengono ad un mondo civile e moderato che in Italia storicamente si situa fra la destra e la sinistra. Che sanno dialogare con quell'elettorato mobile, che si colloca al centro e sul cui consenso si gioca, in definitiva, la possibilità  di vincere le elezioni.
A Napoli, il Pd domenica prossima svolgerà  le primarie per la candidatura a Presidente della Provincia. Vi sono tre candidati e, si spera, che abbiano programmi convincenti. Ciò che conterà  di più è se da queste primarie riuscirà  ad emergere un'anima del Pd, una sua reale capacità  di esprimere idee ed esigenze. Se così non fosse, quell'appuntamento incarnerebbe soltanto una forma burocratica di attuazione dello Statuto. Noi siamo convinti che esse dovranno, invece, servire a rilanciare il Pd nella città  di Napoli e nella provincia, dopo una lunga crisi in un momento di estrema difficoltà  per il paese come per il Mezzogiorno e il futuro delle sue speranze.