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Un patto tra i poli per salvare la sanità pubblica

Da la Repubblica di venerdì 16 ottobre 2009

di Giuseppe Ossorio

Si sostiene, anche autorevolmente, che la sanità  sarà  sempre un’azienda in perdita e non potrà  mai essere attiva, perché la salute non può avere un prezzo. Non siamo del tutto d’accordo. Perché è vero che il diritto alla salute è ineludibile per uno Stato civile e progredito, ma un diritto va perennemente difeso dalle semplici enunciazioni di principio e dai tanti nemici che si annidano lungo il percorso della sua attuazione. Diciamolo senza infingimenti, la sanità  pubblica soffre della pià iniqua delle distorsioni: quella che vede inconsapevolmente penalizzato il merito, inavvertitamente premiato  il demerito e, a volte, purtroppo, incoscientemente gratificata anche l’incapacità . L’assessore regionale alla sanità ha tutta la competenza per intervenire.
La Campania ha le sue punte d’eccellenza dove il merito e la competenza sono di casa. Il problema è che tali eccellenze non sono  assolutamente integrate con il sistema  sanitario regionale. Molto spesso appaiono determinate dalla buona volontà e dalla capacità  professionale del singolo operatore, piuttosto che da una precisa strategia. Il potenziamento logistico di quelle strutture e il loro rinnovamento tecnologico, salvo alcune encomiabili eccezioni, rientrano nell’anonimato dell’ordinaria amministrazione delle Aziende sanitarie. E ciò è un errore. Accade troppe volte che i cittadini non riescano ad usufruire delle eccellenze di casa nostra a causa delle lunghissime liste d’attesa. I pazienti che possono si allontanano dalla sanità pubblica e approdano in quella privata, gli altri, tristemente, trasmigrano verso altre regioni.
Non  approfondiamo, in questa sede, la questione dei Policlinici universitari, la cui naturale funzione di formazione e  di ricerca non sempre riesce ad armonizzarsi con il compito di assistenza ospedaliera che pure gli è assegnato, per la carenza dei mezzi finanziari.
Se, poi, la sanità  pubblica dovrà  essere sempre un azienda in perdita, dobbiamo almeno chiederci quale potrà  essere il livello della perdita oltre il quale diventa insopportabile per il bilancio regionale. Il controllo della qualità della spesa non è un precetto o un’aspettativa vaga: è la gestione parsimoniosa e opportuna dei finanziamenti, che nei prossimi tempi non si dilateranno pi˘ a dismisura, anzi prevedibilmente si assottiglieranno.
La regione  rivendica dal governo 1 miliardo e 700 milioni di euro per rate scadute di altri trasferimenti ordinari, finora non percepiti. Non sappiamo se tale aspettativa verrà accolta. Ci sembrerebbe opportuno, dunque, che, in vista delle prossime elezioni regionali, i parlamentari di ambo gli schieramenti abbandonino lo scontro politico e si facciano carico, con un’unica mozione alla Camera e al Senato, della necessità  di rivedere, da un lato, i criteri di ripartizione dei finanziamenti nazionali che sono sfavorevoli alla Campania, dall’altro, di chiedere al Governo l’impegno, nel prossimo bilancio dello stato, di avviare il risanamento finanziario dei conti della sanità  regionale, che non riguarda solo la nostra regione. A ben vedere, sarebbe interesse di entrambi gli schieramenti che si confronteranno alle prossime elezioni regionali poter affrontare il futuro fondando su risorse finanziarie congrue. E’ il momento di fermarci e di stabilire una tregua almeno su questo argomento. Finora, quei finanziamenti sono stati distribuiti alle regioni privilegiando il parametro fondamentale  della popolazione anziana. La Campania, ovviamente, è penalizzata per l’alto tasso di natalità  rispetto alla media nazionale, che abbassa l’età  media della nostra popolazione. Né si è accolto il parametro delle condizioni sociali ed economiche che ci avvicinano alle aree deboli dell’Unione europea.
Risalto dei meriti e delle competenze; controllo della spesa, soprattutto, della qualità  della spesa; collaborazione istituzionale e politica per affrontare un bene primario come quello del diritto alla salute, sono i temi centrali da affrontare nella prospettiva non remota del federalismo fiscale, che potrebbe ancora una volta penalizzare la nostra regione.