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La Regione non controlla gli sprechi delle aziende

Da “la Repubblica” di domenica 18 luglio 2010

di Giuseppe Ossorio

Negli articoli sulle società partecipate dalla Regione, pubblicati su queste colonne nei mesi scorsi, abbiamo illustrato come la situazione debitoria e di grave illiquidità dell’ACMS, l’Azienda (pubblica) Casertana Mobilità e Servizi ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria, cioè l’anticamera del fallimento, prevista dalla legge Prodi bis, sia simile a tante altre Aziende di proprietà regionale. Il sistema delle società partecipate può crollare sotto il peso di debiti insostenibili per la Regione.
Ogni anno l’ente regionale è costretto a ripianare il deficit di quelle società per non avviarle ad una condizione pre-fallimentare, che travolgerebbe non tanto i dipendenti delle stesse, quanto soprattutto le aziende fornitrici di beni e servizi.
Per evitare che ciò accada, si devono porre, innanzitutto, sotto controllo le scelte operative di quelle società indicate nei loro Piani industriali, che illustrano le intenzioni strategiche delle aziende, indicano le azioni che saranno concretamente realizzate e individuano i risultati attesi. Quei Piani vengono adottati con la promessa di un miglioramento, nel medio periodo, della produttività aziendale e un riequilibrio dei conti finanziari. Ma per i risultati negativi che quelle aziende accumulano ogni anno ci sembrano “aria fritta”. Solo una tecnostruttura di alto profilo, interna alla Regione, può verificare l’attendibilità di quei Piani ed esercitare quel controllo in modo continuo, severo e affidabile.
L’esperienza ci fa chiedere, inoltre, controlli anche sugli atti amministrativi. Un tempo, i tanto vituperati Comitati di Controllo Regionale rappresentavano un argine agli azzardi amministrativi e riconducevano gli atti adottati nell’alveo delle leggi regionali e nazionali. Nel frattempo, le Regioni hanno costituito una selva di Società che operano in una zona franca della pubblica amministrazione. Il colmo dell’inefficienza e della opacità della pubblica amministrazione si verifica, inoltre, quando all’assenza dei controlli esterni si aggiunge l’inefficacia se non inesistenza dei controlli interni delle singole aziende. Può anche verificarsi, per averlo rilevato direttamente, che un Servizio accentra sia gli approvvigionamenti che i controlli sui medesimi atti amministrativi: allo stesso tempo, cioè, è controllore e controllato.
Il peggiore esempio di una pessima organizzazione aziendale. La Regione è chiamata, quindi, a porre in essere controlli non solo successivi, perché quando il danno è ormai consumato non si può fare altro che constatarne l’entità, ma soprattutto controlli preventivi ovviamente sugli atti di maggiore esposizione contabile.
Siamo assolutamente convinti, infatti, che la qualità della spesa pubblica possa essere salvaguardata solo se si interviene prima che le decisioni dannose siano concretamente adottate. Cioè, quando ci sia ancora il tempo per impedire che si arrechi un grave danno patrimoniale alle aziende e, in ultima analisi, ai contribuenti.
Se un simile rigoroso sistema di controllo preventivo fosse finalmente realizzato, l’attenzione dovrebbe poi necessariamente spostarsi sulla veridicità delle previsioni di bilancio, per evitare che non si trasformino in un puro esercizio di stile che, magicamente, si chiude sempre con il risultato di gestione consentito dall’Ente proprietario o imposto dalla legge.
Correre ai ripari non è mai troppo tardi, almeno si eviterà il peggio.