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Problemi concreti e urla di propaganda

Da la Repubblica di giovedì 25 marzo

di Giuseppe Ossorio

Che invidia. In America democratici e repubblicani se le sono date di santa ragione, sfiorando toni da guerra civile, per approvare o seppellire la riforma della sanità tenacemente voluta dal presidente U.S.A. Barack Obama. Ma la durezza, comunque esecrabile, dello scontro si è esercitata attorno ad una questione per gli americani estremamente concreta e, al tempo stesso, densamente simbolica. Concreta, perché estende la tutela sanitaria a 31 milioni di persone, simbolica perché inverte un modello politico, quello ultraliberista, inaugurato, pi˘ di vent'anni fa, dal presidente Reagan.
Qui da noi, invece, si discute o, meglio, si urla, attorno alla solita questione: l'amore o l'odio per il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. I temi regionali passano in secondo piano, quando non scompaiono del tutto nello sprint finale della campagna elettorale. Anche qui in Campania, dove, ad esempio, il tema dell'amministrazione della sanità  è centrale (l'80% del bilancio regionale e prosciugato dalla spesa sanitaria), soprattutto oggi che l'Italia tende, sia pure surrettiziamente, a compiere il percorso inverso di quello intrapreso dagli Stati Uniti. In alcune zone del Nord è già in funzione un sistema assicurativo alternativo alla sanità pubblica, che rischia di creare anche nel nostro paese, gigantesche e insopportabili ineguaglianze.
Noi, in Campania come nell'intero sud, non potremo mai attuare quel sistema. Ma tant'è vietato parlarne.
Non sono pochi, infatti, i commentatori e gli analisti che prevedono un risultato locale fortemente condizionato dal referendum pro o contro Berlusconi che sembra essere il vero argomento della campagna in atto. Si teme, da pi˘ parti, l'astensione. Non forte come quella che ha conosciuto la Francia nelle recentissime regionali ma, comunque, di proporzioni allarmanti.
L'urto fra opposte tifoserie politiche non appassionerebbe più gli italiani, stanchi di assistere allo stesso copione urlato dopo quindici anni di rappresentazioni tutte uguali. Si lamenta l'assenza, in Italia come a Napoli, della cosiddetta società civile e degli intellettuali dalla scena politica.
Perché anch'essi, l'una e gli altri, stanchi della solita baruffa elettorale, e perché, di fatto, umiliati da anni di mancata reale partecipazione. Tutte questioni vere e degne di considerazione. Ma ad esse non è possibile rispondere invocando un generico ritorno alla sobrietà e alla serietà o con un moralista, quanto ipocrita richiamo all'impegno civile e morale, come se ci fossero da un lato i buoni e dall'altro i cattivi. Spesso, alle spalle di queste esigenze, si nasconde una nobile quanto improduttiva nostalgia per i bei tempi che furono. I tempi dei partiti organizzati e territoriali, della politica della mediazione che, a ben ricordare, produsse irreparabili danni ai bilanci pubblici, in poche parole, di quella Prima Repubblica che tutti avevano, qualche anno fa, condannato senza appello come corrotta e inefficiente.
In realtà  in Italia, e anche in Campania  si è avviato un processo che nei prossimi tempi sarà difficile invertire. Quello della politica dell'immagine favorita dal sistema elettorale maggioritario e dalla personalizzazione della leadership politica. Si può essere più o meno d'accordo con metodi elettorali e sistemi istituzionali da scegliere per governare un paese. Ma rimane fermo che, maggioritario e proporzionale, parlamentarismo e presidenzialismo, attraversano le più diverse democrazie liberali europee e mondiali senza che ciò provochi delle differenze tali da poter segnare il confine fra paesi democratici e paesi illiberali.
La nostra questione, dunque, non è quella di porre mano ad altre Riforme (l'unica veramente urgente sarebbe la reintroduzione del voto di preferenza), ma di riuscire a comprendere fino in fondo la portata della svolta compiuta ormai venti anni fa. Saper maneggiare,in poche parole, il maggioritario. Il prossimo Governatore della Campania potrà scegliere fra una politica decisa ma aperta al dialogo e il confronto, o richiudersi nel recinto del Potere acquisito. Da questa scelta dipenderà la qualità non solo dell'amministrazione ma dell'intera vita civile e politica della Campania. Certamente, però, sul risanamento della spesa sanitaria e sulla presenza della Campania nella Conferenza Stato-Regione, per l'attuazione del federalismo fiscale, non  potrà essere un solista.