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Questione urbana in cinque punti

Da “la Repubblica” di domenica 7 novembre 2010

di Giuseppe Ossorio


Vedrete che con il passare delle settimane le cronache napoletane saranno sommerse da uno stucchevole e sterile confronto fra le candidature a Sindaco, tutto interno ai partiti del centro sinistra e del centro destra. C’è da scommettere che ai napoletani non importerà alcunché. Anzi, di questo passo, si allontaneranno ancora di pi๠dalle urne elettorali. Non sottovalutiamo l’azione dirompente del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che vuole rottamare il gruppo dirigente del suo partito. Al cittadino comune, quello che ogni giorno affronta i suoi problemi senza protezione e paracadute, interessa esclusivamente se la nostra città avrà un futuro europeo o sarà condannata ad essere una città mediorientale. Eppure, basterebbe che gli aspiranti sindaci delle opposte coalizioni dessero risposte comprensibili e convincenti sui quattro grandi capitoli per un normale vivere civile municipale? È presto detto: innanzitutto, l’igiene pubblica urbana, quella dell’immondizia e quella del sottosuolo, perché le condizioni delle fogne sono peggio di cinquanta anni fa; il traffico, che a Beirut, in Libano, o a Bombay, in India, forse è più ordinato; la manutenzione delle strade; e la sicurezza pubblica, ben sapendo che a quest’ultima può contribuirvi anche il corpo della polizia municipale.Tuttavia, sarebbe utile sapere, in poche parole, dai prossimi candidati a Sindaco di Napoli che cosa vorranno fare per velocizzare il quinto capitolo per il vivere civile, rappresentato dalla “Questione urbana di Napoli”. Esso si trascina dal 2004, da ormai oltre sei anni, da quando è stata approvata la variante generale al PRG della città di Napoli.

È bene ricordare che il lavoro di formazione del piano aveva interessato l’intero arco degli anni 90. Un tempo lunghissimo!Tentiamo di ricapitolare - in breve - i paragrafi di questo quinto capitolo: la tutela dell’integrità fisica e dell’identità culturale del territorio; il restauro del centro storico; la valorizzazione del sistema delle aree verdi; la riconversione delle aree dismesse in nuovi insediamenti di grandi parchi urbani; la riqualificazione delle periferie, dei nuclei storici e delle espansioni edilizie pi๠recenti. Tutto giusto, ma è un inverosimile e improbabile libro dei sogni, che col trascorrere del tempo si trasforma nell’ennesima aspirazione, lontana da una concreta attuazione. Cioè, saranno puri enunciati teorici.
Diciamolo senza infingimenti, la “Questione urbanistica” a Napoli da troppo tempo è schiacciata da due opposte spinte derivanti dalla medesima struttura del Piano Regolatore: da un lato l’eccessivo ricorso alla pianificazione esecutiva per i progetti di rinnovo e riqualificazione delle nuove componenti urbane e dall’altro l’esasperato dettaglio normativo che interessa la disciplina, per esempio, del centro storico.Ha inciso ed incide, in modo ugualmente negativo la incapacità di dialogo delle Istituzioni coinvolte nella formalizzazione delle decisioni. Finora, la Regione, la Provincia e le Soprintendenze, appaiono afflitte da cronica autoreferenzialità.
Ed è ora che finisca lo sterile potere di veto, capace solo di impedire ogni azione concreta. Esso condiziona il rinnovamento della città. Il confronto infinito sui progetti rimane ostaggio di logiche antagoniste che, paradossalmente, trovano concordia solo nella negazione aprioristica di ogni nuova proposta.Alla eterna contrapposizione delle Istituzioni si aggiungono i due principali fattori che condizionano, dall’esterno, la praticabilità del Piano Regolatore e, quindi, delle trasformazioni urbanistiche della città , che diventa sempre pi๠vecchia: in primo luogo, la scarsità delle risorse finanziarie della mano pubblica locale; in secondo luogo, una imprenditoria locale che non mette in gioco il suo capitale di rischio senza sapere i tempi e le modalità di ogni decisione.Questi, a nostro avviso, sono i nodi della “Questione urbana”.
Candidati a Sindaco di Napoli parlate con chiarezza, scandite i tempi di realizzazione di questi cinque capitoli, perché tutto il resto è frusaglia che al cittadino comune non interessa.