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Il ricambio generazionale inevitabile dei medici ospedalieri

Dopo la chiusura di quei concorsi, per fortuna o per sfortuna a seconda i punti di vista, le Università  continuarono per molti anni ancora, almeno fino all’instaurazione del numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, a laureare e a specializzare centinaia di professionisti che cercavano legittimamente la loro idonea collocazione nel mercato  del lavoro. Quella nuova platea qualificata di professionisti fu inserita, fra la fine degli anni ’90 e i primi anni del 2000, nei servizi sanitari per lo più territoriali, non sempre funzionali al miglioramento dell’assistenza sanitaria e della qualità reale delle prestazioni.
Furono assorbiti  centinaia di medici nella Medicina dei Servizi e nei servizi dell’ex Guardia Medica. Professionisti senza diritti a malattie o a ferie retribuite, a cui, però, veniva concesso di svolgere l’orario di lavoro in due sole notti settimanali – ventiquattro ore di seguito - con una presenza di 7, 8 o addirittura 9 medici per turno. Nei primi anni del 2000 furono immessi in servizio i medici ambulatoriali nel servizio, appunto, degli Ambulatori pubblici.
A distanza di tanti anni da quegli eventi è pur vero che la quantità “complessiva” dei medici in servizio nelle ASL è ancora soddisfacente, ma il fatto grave è che il personale medico  ospedaliero è sempre meno giovane, senza alcuna possibilità di ricevere a breve il dovuto ricambio generazionale. Mentre abbiamo tantissimi medici nei Distretti che spesso svolgono mansioni poco più che impiegatizie. Essi, invece, potrebbero essere collocati, chiaramente con il loro consenso e gradualmente nei servizi ospedalieri.
Come possiamo affrontare, almeno nel breve periodo, questa ulteriore contingenza negativa?  Qualche “soluzione a breve” potrebbe trovarsi. Bisognerebbe aprire i tirocini delle Scuole di Specializzazione alle ASL e agli Ospedali, per avvicinare subito gli specializzandi (che oggi sono pagati) alla realtà sanitaria, fornendo, nel contempo, alle strutture sanitarie personale medico motivato ad apprendere. Andrebbe superata la politica dei compartimenti stagni tra i vari settori della sanità, aprendo concretamente le porte degli Ospedali ai medici non ospedalieri come gli specialisti ambulatoriali, anche considerando le loro prerogative contrattuali. Premiamo chi di questi accetta di rimanere negli Ospedali, evitando di incoraggiare la fuga dagli stessi a cui stiamo assistendo da molti anni.
Intendiamoci, siamo i primi a capire che è necessario ben altro impegno, di più lungo periodo. Purtroppo, finora, non c’è stato.