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Vincoli e libertà d’impresa

Da la Repubblica di domenica 20 giugno 2010

di Giuseppe Ossorio

NaplEst da un lato e Pomigliano d'Arco dall'altro. Due lati opposti della Campania che in un momento cruciale sono destinati al confronto. Diciamolo senza ipocrisia, mai come in questo momento abbiamo necessità  di imprenditori che vogliono investire, come nel caso dell'imprenditrice Marilù Faraone Mennella per Napoli est, che scelgono di rischiare in proprio senza chiedere commesse allo Stato : 18 progetti imprenditoriali privati per oltre 2 miliardi di investimento nella zona est di Napoli.
E, contemporaneamente, abbiamo necessità  di non perdere gli investimenti Fiat a Pomigliano d'Arco previsti per avvicinare il costo di produzione dello stabilimento a quello che si sostiene in Polonia, Turchia o Serbia, tenendo conto dei diritti dei lavoratori. Agli imprenditori lo Stato deve garantire che la politica e la burocrazia non pongano ostacoli e freni - come purtroppo ancora avviene -, tali da vanificare ogni iniziativa. In questa realtà si colloca in Campania il dibattito sulla modifica dell'art. 41 della Costituzione. Ossia sull'articolo che garantisce la libertà  di impresa in una cornice di vincoli tesi al rispetto dei diritti della collettività. Per comodità del lettore lo citiamo: L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità  sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità  umana.
Ma, poi, nello steso articolo si legge pure che La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività  economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. È giusto modificarlo per dare, come da alcuni settori è stato chiesto, maggiori possibilità  alle imprese italiane di muoversi con agilità sul mercato? Sinceramente riconosciamo che uno dei fattori per trainare gli investimenti  è dare alle imprese i tempi certi e la certezza delle regole. La richiesta di modifica dell'art. 41 nasce, essenzialmente, per riportare l'attenzione almeno sui troppi vincoli burocratici che pesano sulla nostra economia.
Dobbiamo prendere atto che il problema esiste non da parecchi anni ma da molti decenni. Qui nel Mezzogiorno viviamo una situazione paradossale perché abbiamo bisogno, al tempo stesso, di pi˘ articolo 41 e di meno articolo 41. Se si pensa, infatti, alle tante violazioni che le imprese al Sud hanno commesso in questi anni (molto spesso, ad opera di imprese del nord) in termini di devastazione del territorio e, perfino, di acquiescenza  alla criminalità  organizzata (ricordiamo, in tal senso, con ammirazione 'azione di contrasto del presidente degli industriali siciliani, Ivan Lo Bello), sembra necessario che i vincoli previsti dalla Costituzione addirittura aumentino e che, sicuramente, ci debba essere maggior rigore da parte dello Stato in tutte le sue articolazioni: difesa del territorio,della salute pubblica e, ovviamente, della legalità.
Non fingiamo, però, perché non sfugge a nessuno che le eccessive pastoie burocratiche, i tempi lunghi d'attesa per iniziare un'attività  imprenditoriale, insieme ai costi sociali - solo per usare un eufemismo -  hanno molto complicato la vita alle imprese meridionali e, soprattutto, hanno contribuito ad allontanare quegli investimenti stranieri dei quali, invece, avremmo un gran bisogno. Il punto non è, in conclusione, tanto quello di modificare l'assetto costituzionale che, peraltro prevede, giustamente, un iter lungo e complesso. Piuttosto quello di ritrovare, in una fase di crisi come quella che stiamo vivendo, la volontà  politica, da parte dell'intera classe dirigente, perché la Costituzione venga attuata fino in fondo con serietà e rigore e, soprattutto, capendo la realtà in cui si opera. La via maestra è quella del controllo e non quella della bocciatura preventiva.
Si lascino liberi gli imprenditori di agire come vogliono ma si intervenga con estremo rigore se violano le leggi. E' questo, mi sembra, il senso autentico di un liberalismo moderno. Pi˘ che ingolfare le iniziative private con richieste preventive di legalità , ad esempio, sarebbe indispensabile che fosse esercitato, dopo che l'iniziativa è stata intrapresa, un vero e proprio controllo della legalità. Si devono ripristinare gli organi di controllo, renderli agili ed efficaci riducendo il fattore tempo che è fattore fondamentale per chi vuole stare sul mercato. D'altro canto, com'è noto, i troppi vincoli creano sempre clientelismo politico e illegalità  diffusa come accade da troppi decenni. Riusciremo ad invertire questo annoso e radicato costume?