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I debiti nascosti delle partecipate

Da la Repubblica di mercoledì 26 maggio 2010

di Giuseppe Ossorio

La crisi della sanità in Campania è ormai un incubo. Non discutiamo la qualità delle prestazioni sanitarie, che in alcuni casi sono eccellenti. Ci riferiamo alle risorse finanziarie impiegate che hanno prosciugato il bilancio della Regione. Lo Stato, nel passato, periodicamente, provvedeva a ripianare i debiti dei bilanci pubblici con interventi straordinari.
La crisi in cui si versa rende ormai impossibile procedere come una tempo. Sappiamo che il governo nazionale sta valutando l'impatto economico del piano di rientro predisposto dalla Campania, che prevede la riduzione di ben 1.100 posti letto negli ospedali e il risparmio di 150 milioni di euro. Ma, nonostante qualche timido segnale di apprezzamento dei funzionari dei ministeri dell'economia e della salute, resta ancora concreto il rischio dell'inasprimento oltre il tetto massimo dell'Irpef e dell'Irap. L'insolvenza dei bilanci delle Asl è alto ed è tale che anche questo mese nella Asl di Napoli sono a rischio gli stipendi.
La tenuta dei conti regionale impone una comune consapevolezza della gravità dei problemi come anche parte dell'opposizione comprende. Ed il Consiglio Regionale deve considerare prioritario il problema della finanza pubblica regionale, così come la mancanza di lavoro, soprattutto giovanile. Intanto, bisognerebbe affrontare dall'inizio della legislatura regionale il tema della ricognizione della massa debitoria, non solo dei rami d'attività diretta della Regione, ma anche di tutte le società di sua proprietà.
Siamo convinti che i disavanzi delle società il cui capitale è partecipato totalmente o parzialmente dalla Regione rappresentano una componente niente affatto marginale dell'esposizione debitoria della Regione. Sia chiaro, non mettiamo in discussione la necessità di queste società, che il più delle volte erogano servizi insopprimibili. Esse, però, senza alcun controllo da parte della Regione non possono eludere, in generale, il patto di stabilità.
Alla fine del mese scorso, presso la Corte dei Conti di Roma è emerso che le uniche realtà che riescono a salvarsi dallo stato di grave difficoltà in cui versano le aziende, a totale o parziale partecipazione degli enti pubblici, sono quelle quotate in borsa.
Poche e, ovviamente, concentrate nelle regioni del Nord. La loro presenza in Piazza Affari ha di fatto imposto una gestione più efficiente e ben più trasparente di quanto accade per le Società analoghe non quotate. La nostra realtà è tutta diversa e sia per una questione di vicinanza territoriale, sia perché riteniamo quello dei trasporti pubblici locali uno dei settori più sensibili ai rischi dell'accumulazione esorbitante dei costi, maggiore dei ricavi, vogliamo porre l'attenzione dell'opinione pubblica e della Giunta regionale su quanto si è verificato presso l'ACMS, l'Azienda Casertana di Mobilità e Servizi.
La nostra opinione, infatti, è che quanto accade presso tale azienda possa verificarsi in un futuro, neanche troppo lontano, anche in altre aziende che operano, generalmente, nei servizi pubblici della nostra regione.
L'azienda che gestisce il trasporto pubblico nella provincia di Caserta è stata la prima società a capitale interamente pubblico, che svolge un servizio pubblico locale, ad essere ammessa dal Tribunale alla procedura di amministrazione straordinaria prevista dalla legge Prodi bis. Di fronte al grave dissesto finanziario della società, dapprima si è deciso di metterla in liquidazione, pur continuando ad assicurare la parziale copertura del disavanzo di gestione, e poi, nel settembre dell'anno scorso, per arrestare l'emorragia di risorse finanziarie che la gestione dell'azienda imponeva, si è deciso di avviare l'iter per l'amministrazione straordinaria, sospendendo la contribuzione economica che garantiva la continuità della società.
E' l'ultimo ed estremo tentativo per ripristinarne l'equilibrio finanziario in quella azienda. Ecco perché crediamo, quindi, che solo la comune consapevolezza della gravità dei problemi debba animare, su alcuni e circoscritti problemi, il Consiglio regionale appena eletto, nella sua interezza.