IMAGE

Grande è la confusione sotto il cielo del Pd

Da la Repubblica di mercoledì 13 gennaio 2010

di Giuseppe Ossorio

L’incertezza che manifesta il PD in tante regioni sulle candidature a presidente della coalizione di centro sinistra, per le imminenti elezioni regionali, è la prova che nel partito vige uno stato di confusione a dir poco preoccupante. Nel Lazio si prospetta un appoggio a Emma Bonino tutto sommato subito, mentre in Puglia si stringe un patto di ferro con l’Udc, ma si lacera il rapporto con lo schieramento capeggiato dal governatore uscente, Nichi Vendola.
In Sicilia non si vota ma concretamente il Pd ha favorito la svolta degli autonomisti di Lombardo che si è distaccato dal centrodestra. Questa confusione ingenera non poche perplessità sulla prospettiva del Partito democratico. In Campania tale malessere si manifesta ampiamente, fino ad oltrepassare i limiti di guardia, al punto che si è resa necessaria una riunione dello stato maggiore del Pd campano con esponenti nazionali. Si è in alto mare sul fronte delle alleanze. Le famose primarie, che dovevano essere il distintivo del nuovo partito, sono state indette e poi disdette. Mentre sono in campo almeno due candidati a presidente della coalizione, l’assessore Ennio Cascetta, che ha delineato un programma di governo almeno nelle sue linee generali, e il Sindaco di Salerno, Enzo De Luca, intenzionato ad esportare dalla sua città all’intera regione l’esperienza acquisita in questi anni. Ma vi è anche una ridda di altri nomi.
Che cosa manca? Manca una posizione ufficiale del partito in ordine al programma, alle alleanze e al presidente candidato. Si eccepirà che a livello regionale si possono e si debbono pensare alleanze variabili fondate sulle esigenze del territorio e sulle compatibilità politiche. Noi non ne facciamo una questione di astratta e pelosa coerenza. Ne facciamo una questione politica, etico-politica. In un sistema maggioritario, è vero, sono indispensabili le alleanze per ambire a vincere le elezioni e, di conseguenza, non è facile la scelta di un candidato alla presidenza della giunta regionale compatibile con quelle alleanze.Ma per fare cosa? Per realizzare quale progetto, quale idea di crescita e di sviluppo? Si è discusso, a proposito dell’alleanza con l’Udc di Casini, di rischio di subalternità del Pd. In Campania, come è facile comprendere, la subalternità sarebbe ancor pi˘ rilevante, date le condizioni oggettive dei due partiti che tutti conoscono.
Il Partito democratico in Campania, ma anche nelle altre regioni, sembra chiuso in una morsa, fra gli estremismi alla sua sinistra e le posizioni centriste espresse finora da Casini e da Rutelli, i cui profili saranno pi˘ chiari nel futuro prossimo: finora non si capisce se il centro voglia costruire un’alternativa ai due blocchi, se voglia provare ad ereditare una rendita di posizione del dopo Berlusconi o se voglia guidare il centrosinistra, in un prossimo futuro, come possibile alternativa di governo all’attuale maggioranza. Come uscire da questa tenaglia? Il Pd, ci sembra di capire, ha davanti a sé due strade. Potrà rimodellarsi come un moderno partito socialdemocratico, dai contorni certamente nuovi ma sostanzialmente legato alla tradizione socialista. Ora, un partito del genere, nelle condizioni attuali della politica, dell’economia e della cultura non solo campana e italiana, certamente non sarà un partito residuale ma neppure sarà in grado di esprimere, per usare un termine gramsciano, un’egemonia: né sul piano culturale né sul piano politico. Occuperà certamente uno spazio rilevante ma non tale da essere centrale in una nuova alleanza politica con i centristi. E, forse, non sarà nemmeno in grado di riassorbire i movimenti alla sua sinistra. Viceversa, Il Pd, diciamolo con chiarezza, potrebbe assumere quel profilo riformatore, autenticamente moderno, che la cultura democratica e liberale, quella progressista e non conservatrice, ha saputo conferire ai partiti della sinistra mondiale in questi ultimi anni.
È il caso del partito democratico americano o dei labouristi di Blair, che negli anni scorsi hanno saputo apprezzare ed acquisire la cultura e il programma dei liberaldemocratici inglesi. Ecco perché abbiamo parlato di confusione. Non è solo questione di nomi e nemmeno soltanto di programmi ma di idee fondamentali, di profili netti e decifrabili. E in Campania, come nel resto del paese, quei profili attendono una definizione.