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Governare il territori

da “la Repubblica” di mercoledì 13 ottobre 2010 di Giuseppe Ossorio

In Campania è prioritario attenuare molto la piaga del debito pubblico in tutti i settori dove si annida. C’è poco da discutere e sulle soluzioni vi ritorneremo. Intanto, conviviamo con il dramma dei rifiuti, lo squallore delle periferie urbane, il degrado dei centri storici, l’abusivismo edilizio. Senza sottacere il cancro della camorra!
Avvertiamo anche l’urgenza di un sistema di leggi regionali meno farraginoso, più idoneo a velocizzare i percorsi attuativi delle disposizioni e delle opportunità della pubblica amministrazione. Sono compiti dell’amministrazione regionale, ma la loro attuazione coinvolge direttamente tutta la comunità regionale. Non solo il mondo dell’imprenditoria, ma soprattutto quello del cittadino comune che deve capire cosa si sta facendo e quale ruolo può e deve svolgere.
La Campania è costituita da grandi monadi: il mondo della politica, degli intellettuali, degli imprenditori, dei giovani laureati che emigrano, dei media, quello, molto più numeroso, della massa dei cittadini che a quei mondi si avvicina occasionalmente e disordinato, discutendo come si fa per il calcio, fermandosi alla superficie dei problemi senza cambiare i propri comportamenti. Nessuno, d’altronde, si preoccupa di far capire ai cittadini quali sono gli obiettivi, le tappe attuative, i fallimenti e i successi veri. Di far luce sulla complessa macchina regionale, con i suoi apparati, le sue regole e le ricadute territoriali. Qualche esempio banale: i nostri concittadini conoscono le Aree di sviluppo industriale attive della nostra regione? E il valore delle aree dismesse?
E le profonde interconnessioni tra le politiche dei trasporti, della riqualificazione urbana e della casa?
E la necessità di migliorare nel segno della qualità?. Se così fosse sì vi sarebbe un’opinione pubblica consapevole che contribuirebbero all’attuazione di programmi. Al contrario, la mancanza di consapevolezza favorisce la diffusione di speculazioni, di azioni slegate e improvvisate, scelte che poi si pagano sul piano della sicurezza, dei voti di scambio, della voglia di tutela della piccola rendita a discapito del miglioramento del territorio regionale.
Favorisce la ‘retorica del territori’ che è un alibi che nasconde la tutela degli interessi particolari e il controllo elettorale. L’amministrazione pubblica è ancora poco trasparente nelle decisioni che coinvolgono l’imprenditoria privata. Così la mancanza di partecipazione allargata e consapevole non aiuta la competizione, i processi innovativi e di qualità . Il potere pubblico deve avvertire necessario e doveroso fare un rendiconto ai cittadini delle decisioni più importanti assunte e dei risultati conseguiti, nel bene e nel male.
Gabriella Cundari ha scritto il suo rendiconto in ‘Pianificazione, Paesaggio, Governo del territori’, un libro, che si presenta oggi alle 10.30 nella Sala degli angeli dell’Università Suor Orsola in Via Suor Orsola, 10, che dà conto dell’esperienza compiuta nei cinque anni in cui è stata assessore al Governo del Territorio della Regione Campania, delle difficoltà incontrate, dei risultati conseguiti, dei fallimenti. Il tutto per invogliare il lettore comune al complesso mondo della governance. Nella sua prefazione, Ernesto Mazzetti che ha affiancato, con altri suoi colleghi, l’azione illuminata di Francesco Compagna, che fu geografo e Ministro della Repubblica negli anni ’70 e ’80, ricorda l’apporto positivo alla politica dato da quella professione, alla cui categoria Gabriella Cundari è iscritta di diritto.
L’interesse principale per chi governa e per il cittadino è costituito dalla necessità di non sottovalutare il soccorso che le idee offrono alla comprensione delle condizioni dello sviluppo economico della Regione. In questo senso è benemerito il libro di Gabriella Cundari.