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Federalismo fiscale. Serve un’intesa tra i candidati

Da la Repubblica di mercoledì 3 marzo 2010

di Giuseppe Ossorio

Con la presentazione delle liste si apre ufficialmente la campagna elettorale per le regionali. Si entra nel vivo, come si dice, della battaglia politica. A seconda dei punti di vista, c'è chi si augura un abbassamento dei toni e chi auspica uno scontro all'americana fra i due candidati presidenti, Stefano Caldoro e Vincenzo De Luca.
I primi ritengono prioritaria la discussione sui programmi, sulle cose concrete da fare, i secondi pensano che sia necessario un confronto muscolare, diretto nell’ottica di una visione personalistica, leaderistica, della politica. In realtà, la posta in gioco per la Campania è alta. L’Italia è sempre più spaccata a metà.
Il lombardo-veneto si confronta con le aree più ricche dei mercati internazionali e noi siamo fra le regioni a più basso reddito pro-capite, secondo le ultime statistiche. Questa è la nuda e cruda realtà.
Allora va pure bene il confronto serrato, anche duro, sul terreno delle scelte amministrative ma i due candidati alla presidenza dovranno trovare il modo di avviare un diverso confronto: quello istituzionale, sul terreno politico generale. Il punto è trovare sintonia su un interesse generale, al di sopra dei due schieramenti, fra il futuro presidente e il futuro rappresentante dell'opposizione. L'esigenza è dettata da alcune importanti questioni di fondo. Mentre è necessario e auspicabile, infatti, che su questioni come il governo del territorio, la sanità, il sostegno alle imprese e al lavoro, la gestione del personale amministrativo e così via, ciascuno offra proprie particolari ricette anche molto differenti, è, invece, indispensabile che si trovi un accordo – e citiamo, almeno per noi, il piàπ importante – sul grande tema del federalismo fiscale, della possibile rivoluzione istituzionale che l’Italia dovrà affrontare a breve e sulla quale rischia di rompersi, di spaccarsi in due.
La questione è stata posta con grande forza dai vescovi italiani (lo ricordava Pasquale Giustiniani su queste stesse colonne) che l’hanno collocata come prioritaria rispetto al destino etico-politico non solo del Mezzogiorno ma dell'Italia tutta. In Parlamento, la prossima tornata dei decreti attuativi sul federalismo fiscale è attesa per il mese di giugno, e propone la cosiddetta questione dei costi standard, sui quali misurare l'efficacia della pubblica amministrazione.
Questo è un punto delicatissimo perché potrà creare, per l’intero Mezzogiorno, disparità o disuguaglianze tali da far saltare ogni parametro di equità e infrangere il dettame costituzionale della solidarietà.
In poche parole si tratta del passaggio dalla spesa storica dei servizi pubblici ai costi standard con cui misurare i livelli essenziali di assistenza. E’ pur vero che la spesa storica nasconde vere e proprie inefficienze, ma nel calcolo del costo standard si dovrebbe tener conto, per esempio, che nelle regioni più ricche si ricorre meno ai servizi pubblici, abbassandone il costo in quelle regioni. Come si vede è materia delicata che può spappolare nel medio periodo la tenuta istituzionale dell'Italia. Per affrontare questo tema cruciale è necessario migliorare di gran lunga l'azione amministrativa nel Mezzogiorno, ma un tale rinnovamento deve inserirsi in un più ampio quadro di riordino delle risorse e dell'avvio di politiche complessive dello Stato tese al rilancio del Meridione.
La palese inefficienza del sistema amministrativo non può costituire un alibi per praticare politiche oggettivamente tese a favorire il Nord. Perché tale grande questione ridiventi centrale ci sarebbe bisogno di una classe politica in grado di saperla porre ed affrontare. Abbiamo poca fiducia che ciò possa accadere. La deputazione meridionale, al Parlamento e al Senato, non è stata in grado, in questi ultimi anni, di delineare una sia pur minima azione condivisa. Il fatto è che non si può contare esclusivamente sull’impegno delle deputazioni parlamentari. Il che, è bene ribadirlo, rappresenta un gravissimo vulnus per la democrazia del paese.
La linea della trincea, dunque, si sposta al livello delle Regioni. Nella Conferenza Stato-Regioni si misurerà la volontà di non separare definitivamente le due Italie. Se federalismo dovrà essere, in quella Conferenza, la più importante regione del Sud, la seconda più popolosa d'Italia, svolga un ruolo fondamentale. La maggioranza e l'opposizione che usciranno dal prossimo voto, su questo argomento, devono concordare un’azione comune per essere più incisiva, che sarà indispensabile per non vedere assottigliati i trasferimenti finanziari dallo Stato.
Su questo terreno è indispensabile un confronto chiaro e franco fra i candidati Caldoro e De Luca, come quello già avviato, sia pure occasionalmente, rispetto al drammatico tema della lotta alla malavita organizzata. Quando la casa brucia l'elettore se ne infischia della destra o della sinistra.
Quindi, sarebbe non solo interessante ma utile capire quale grado di convergenza e che impegno pubblico i due rappresentanti politici vogliono assumere sul tema del federalismo fiscale, che prelude al vero federalismo istituzionale. In definitiva, come si muoveranno, sia dal governo che dall’opposizione.