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Comune di Napoli

Eppure, il Sindaco de Magistris aveva proclamata la svolta con tale enfasi che in molti ci credettero e ritennero possibile l’inizio del nuovo cammino.
Era inevitabile che senza una effettiva attitudine di governo tutti i problemi, prima o poi, sarebbero venuti al pettine. Si è rivelata una semplificazione ideologica l’illusione di risolvere le difficili condizioni di Napoli solo perché si avvertiva – dichiarò un assessore della giunta de Magistris – che ”In campagna elettorale s’era instaurata una gramsciana connessione sentimentale tra la città e Luigi de Magistris”. Come se l’ordinaria e la straordinaria amministrazione si possano accudire con la percezione di un’astrattezza ideologica. Con l’immaginazioni ideologiche non si risolvono i problemi amministrativi di una città complessa che sfiora un milione di abitanti; che si appresta a diventare capoluogo di una delle tre Città metropolitane più importanti del Paese; e che avrà un peso rilevante nell’organizzazione delle nuove funzioni metropolitane.
Il Sindaco non avrebbe dovuto dimenticare che fu eletto da molto meno della metà dei cittadini che votarono, nell’assoluto vuoto politico lasciato dai partiti in profonda crisi. Avrebbe dovuto cercare di rappresentare, perciò, tutti i cittadini. A noi è sempre parso, invece, che abbia scelto di rappresentare soltanto i suoi elettori. Ci è sembrato che non avesse ascolto verso gli altri.
Il risultato è la città ridotta ai minimi termini. Assente l’ordinaria amministrazione; priva di ogni prospettiva progettuale; lacerata politicamente. È vero: “amministrare non è popolare”. Ma bisogna almeno imbroccarne una. Addirittura si è assistito ad una serrata dei commercianti napoletani contro il Sindaco. La serrata è una forma di pressione del datore di lavoro esercitata sui lavoratori. A Napoli si sperimentò perfino una insolita serrata: i datori di lavoro e i lavoratori erano d’accordo, crediamo non solo contro la ZTL. La sospensione totale di ogni attività commerciale, per un’intera mattinata, non fu un episodio causato da un solo evento o da una circostanza.
Rimangono idee ispirate a mal digerite teorie sociologiche: il bene comune, la democrazia partecipata, la cultura dal basso sono tutti slogan pubblicitari. Per non parlare delle Assemblee del Popolo, furono ideate nell’ottobre del 2011, e sarebbero dovute essere gli organi propositivi, consultivi, deliberativi e addirittura di rappresentanza della cittadinanza. Ci è sempre parso inteso in modo superficiale il senso della quotidiana amministrazione, azione non facile anzi difficile, di cui c’era e c’è ancora urgente bisogno. Inoltre, si manca di una prospettiva di sviluppo vero. La storia recente di Bagnoli e il provvedimento del Governo nazionale è lì a dimostrare la debolezza dell’attività ordinaria e l’assenza di progettualità concreta. Si è affermata, viceversa, una concezione snobistica dell’ecologismo che ha ridotto gli spazi di creatività della città.
Prima che sia troppo tardi è necessario archiviare questa stagione amministrativa nata dall’emergenza e recuperare il senso d’appartenenza dei cittadini alle vicende del loro Comune, oggi estraniati dalle scelte amministrative. Sappiamo bene che sarà difficile, anzi improponibile pensare ad una unità cittadina. Saranno necessarie, allora, almeno due condizioni: uno scatto d’orgoglio di tutti i soggetti che hanno titolarità o voglia di rappresentanza e un’assunzione di responsabilità politica per scongiurare il definitivo ed irreversibile declino di Napoli.
Bisogna riannodare i fili della rappresentanza politica e riorganizzarla in soggetti credibili, su progetti condivisi, attorno ad uomini e donne soprattutto competenti.