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Il ruolo di Sepe nella crisi politica

Da “la Repubblica” di mercoledì 16 marzo 2011

Di Giuseppe Ossorio

Alla vigilia delle elezioni comunali, dai candidati a sindaco di Napoli non vorrei promesse - ne siamo colmi fino alla nausea - ma sfide.  Da laico senza asprezze, da liberale convinto, in questi anni di costante declino della nostra città , ho dovuto constatare che l’autorità  morale che si è proposta ai cittadini esortandoli a prendere in mano il loro destino è il Cardinale Crescenzio Sepe. Così ho inteso il Dialogo con la Città  che ha instaurato incontrando credenti, non credenti e agnostici.
E se dovessi fare un parallelo con un’altra personalità  che ha indicato un percorso simile, non potrei dimenticare Gerardo Marotta, nella sua caparbia volontà  a “non mollare” e nella sua solitudine, nella sua generosa operosità  culturale.
Ma in questo momento è l’azione del Cardinale Sepe che mi suscita interesse. In poco tempo proclama il Giubileo per Napoli, se capisco bene senza valenza religiosa, ma pur sempre un grido d’allarme e un richiamo alle  responsabilità  pubbliche. Riapre le chiese della città  e le offre in comodato d’uso gratuito. Incontra la famosa cantante israeliana Noà.
Si reca a New York nel tentativo di ricostruire l’immagine di Napoli. Si interessa alla rinascita del nostro Centro antico. Dedica il mese di marzo  a incontri culturali. Insomma, lo confesso, vorrei tanto che vi fosse un leader politico che ingranasse una marcia simile. Non mi meraviglia, dunque, che i candidati a sindaco di Napoli, a inizio torneo, hanno fatto a gara a incontrarlo L’improvvisa discesa in campo di ben sette candidati a sindaco  ha fatto pensare ad una sorta di rinascita della passione politica, ad un ritrovato senso di responsabilità  individuale che attende uno scatto dell’opinione pubblica,  per concretizzarsi in un vero e proprio movimento politico. Per converso si è anche notato che i candidati  alla carica di primo cittadino non provengono dalla politica napoletana in senso stretto. Non sono uomini di partito e nemmeno amministratori della città.
Non sono, insomma, il prodotto di un processo politico-amministrativo. Sono, come si è da pi๠parti rilevato, calati dall’alto.Un vantaggio o un limite?
È difficile dirlo in astratto.
Non mi sembra il caso di scomodare teorie, anch’esse astratte, circa la superiorità  o meno della cosiddetta società  civile rispetto alla società  politica. È un limite perché dimostra con ogni evidenza la difficoltà  delle forze politiche campane ad esprimere una classe dirigente adeguata.
Un vantaggio se si ritiene che, date le condizioni attuali di generale discredito della politica e di diffuso declino, vi sono ancora energie (poco importa da dove provengano) da proporre, vi è ancora chi ha voglia di metterci la faccia.
Ma, disgraziatamente, non si riesce ad andare oltre ai personalismi, alle polemiche fra partiti, correnti, gruppi. Senza che la città  possa riconoscersi attorno a una sfida, ad una discussione appassionata sul suo destino. Il Cardinale Crescenzio Sepe con l’idea di proclamare un Giubileo per Napoli, è entrato nel merito delle questioni, ha come tracciato un programma per la città , soprattutto ha cercato di ridare speranza ed entusiasmo ad una cittadinanza avvilita e smarrita dopo la drammatica vicenda della crisi dei rifiuti.
L’ultima iniziativa sul credito facilitato per i meno abbienti testimonia di questo particolare impegno. Gli incontri del Cardinale con i candidati a Sindaco sono già  avviati e rappresentano una riflessione  indispensabile. Ma, se i partiti ai quali tocca il compito della direzione politica e quello costituzionale di rappresentare i cittadini rimarranno sordi, anche questa opportunità  andrà  perduta.  Rimarrà  una parata di cui non c’era bisogno.