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Il malessere giovanile dilaga nel Sud

Da “la Repubblica” di sabato 29 gennaio 2011

Di Giuseppe Ossorio


Il polverone creato dalle primarie del Partito democratico e la più generale assenza di regole nella politica napoletana, incapace di indicare un programma con tempi e modi di attuazione e candidati certi, non può distrarci dalle grandi questioni da cui dipende la nostra vita quotidiana, il nostro futuro. Anzi, solo partendo da questo si recupera un senso comune.Non appaia paradossale, ma non è affatto bizzarro un parallelo fra ciò che sta accadendo in Tunisia, in Algeria, in Egitto e le condizioni precarie dei nostri giovani al Sud.
Se si pensa al nostro Mezzogiorno e allo sfascio sociale della Grecia, risulta evidente l’analogia. Nel bacino del Mediterraneo negli ultimi decenni si è creata una polveriera.
“La scintilla tunisina incendia l’intera zona” scriveva ieri Lucio Caracciolo su Repubblica. Il pericolo è che quel malessere, con le dovute differenze di costume, di coesione sociale che da noi ancora regge, si possa diffondere più di quanto non si creda. In quei paesi la maggioranza della popolazione è sotto i trent’anni. Il nostro Sud è il territorio più giovane del resto d’Italia. La Campania è la regione più giovane. In particolare a Napoli la questione giovanile è, forse, la questione più importante e drammatica. La disoccupazione morde i giovani e ha raggiunto livelli record. Al Sud il 40,3% delle donne è senza lavoro.
L’Istat calcola che in Italia il tasso di disoccupazione dei giovani fra i 15 e i 24 anni è del 28,9%. Nelle regioni meridionali sale al 38%. L’esplosione di rabbia alla quale abbiamo assistito durante l’approvazione della riforma universitaria non era dovuta soltanto alla questione università. Si legava al più generale malessere dell’intera condizione giovanile. Cosa aspettiamo, che anche qui, con il ridursi dei risparmi delle famiglie che sostengono i giovani, si passi dall’emigrazione alla disperazione?
Il Presidente Stefano Caldoro, proprio ieri, ha annunciato un Piano Lavoro che la Regione sta per attuare. Si investirebbe con l’aiuto del Fondo sociale europeo quasi 580 milioni e potrebbero essere interessati 60.000 addetti. Al Sud, ormai da anni, emigrano i giovani più preparati e competitivi. Ciò impoverirà , nei prossimi anni, le nostre regioni. Come dire una gigantesca miniera immateriale non sfruttata. Vi sono traversie che diventano opportunità . Ernesto Paolozzi con una certa ironia, un po’ irriverente, ricordava che esistono opportunità che possono anche diventare traversie. Tocca a noi scegliere se l’inquietudine giovanile debba diventare come in Tunisia, Algeria, Egitto e Grecia un fattore destabilizzante o una opportunità di ulteriore sviluppo per la Nazione. Questa emergenza ha bisogno di risposte urgenti e concrete.
Non può attendere i tempi lunghi della politica nazionale fin troppo differita nel tempo. Il Piano per il Sud del ministro Raffaele Fitto, finora, ha il solo merito di avere scritto nell’agenda governativa il sostantivo Sud, dimenticato da venti anni. Non lo sottovalutiamo. Ma non basta! Il ministro Fitto rispondendo ad un’interrogazione alla Camera, ha assicurato che a febbraio il Piano “troverà un concreto avviamento”. Intanto, il Piano si dovrebbe riempire di contenuti, chiarire la reale disponibilità  dei finanziamenti, e discutere in Parlamento con la stessa urgenza con la quale si è affrontato il Federalismo fiscale. Constatiamo che il Piano per il Sud è ostaggio del Federalismo fiscale. Non si affronta il primo se non si vara il secondo.
Nel Piano è presente la Puglia ma è assente la Campania. Eppure, problemi di rilevante importanza nazionale ve ne sono. Basta pensare alla zona orientale di Napoli, quella che un tempo era densamente occupata da piccole e medie imprese. Questa vasta area è uno dei siti di interesse nazionale per l’attività di disinquinamento. Rappresenta il polmone naturale del Porto di Napoli.
È al capolinea della direttrice Napoli-Bari, che sarà servita dall’Alta capacità ferroviaria. E’ sulla direttrice Salerno, Napoli, Roma che si collega agli assi del corridoio pan europeo, che da Barcellona arriva a Kiev. Ma diciamolo con franchezza, le condizioni del Sud e maggiormente della Campania richiedono soluzioni ben più urgenti, i cui effetti si possono cogliere con immediatezza.
Il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, quello di maggiore peso nel governo, deve impegnarsi per il Sud così come è impegnato per l’approvazione del Federalismo fiscale. A partire dall’approvazione del Piano di stabilità dei conti della Campania, che attende l’approvazione del Consiglio dei Ministri e che libererebbe qualche risorsa finanziaria. In questa sede possiamo solo segnalare il disappunto per l’assenza della deputazione campana nel dibattito nazionale.