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A che serve l'assemblea del popolo

Da la Repubblica di domenica 23 ottobre 2011

di Giuseppe Ossorio

Il Sindaco de Magistris, a quanto pare, vuole istituire nei prossimi giorni l'Assemblea del Popolo napoletano. Ammettiamolo, Assemblea del Popolo può suonare un po' ironico se non addirittura comico. Non perché Assemblea e Popolo non siano due nobili entità, ma perché combinati insieme, nella condizione politica attuale fanno un effetto stranito, insomma babelico.
L'Assemblea, si dice, è organo propositivo, consultivo, deliberativo e di rappresentanza della cittadinanza (spero che non sia anche di indirizzo e controllo). In essa il cittadino, singolarmente o nella forma aggregativa, è chiamato a rappresentare direttamente le sue idee per la città. In sé e per sé, al di là dell'ironia naturalmente bonaria, l'idea di ascoltare e sentire le esigenze e le proposte dei cittadini è certamente una buona idea.
L'Assemblea potrebbe rappresentare una forma di "democrazia diretta", da affiancare alla "democrazia rappresentativa", che è quella, da noi, ancora in vigore. In più, è probabile che il riferimento sia alla cosiddetta "democrazia deliberativa", proposta da alcuni politologi americani e sperimentata in anni passati, se non sbaglio, in alcuni piccoli centri della Grecia. Eppure, la proposta del Sindaco a me pare che non rappresenti una soluzione del problema della nostra democrazia. Anzi, potrebbe incarnare uno dei problemi della nostra democrazia.
Innanzitutto, se non si chiarisce bene, ma veramente bene, qual è la differenza fra queste Assemblee e il Consiglio Comunale e i Consigli delle Municipalità, che a Napoli sono ben 10, si arreca un grave vulnus al concetto stesso di democrazia. Ci troveremmo, in poche parole, di fronte ad una cosiddetta Assemblea del Popolo non si sa da chi e in nome di chi rappresentata (immagino che nelle assemblee non possa partecipare un milione circa di cittadini napoletani). Essa potrebbe prevaricare il Consiglio comunale e quelli delle Municipalità legalmente elette dal popolo. Su questa china è prevedibile che, prima o poi, un gruppo di consiglieri comunali di maggioranza o di minoranza, contesti le decisioni della primigenia Assemblea del Popolo e costituisca l'Assemblea del proprio Popolo.
Si dirà, ovviamente, che non si intende prevaricare i Consigli elettivi, cioè gli organi deputati della democrazia rappresentativa a rappresentare il popolo, ma semplicemente che si intende raccogliere esigenze e proposte da vagliare ed attuare nelle sedi proprie. Ma non sfuggirà a nessuno, spero, che se per caso i Consigli elettivi si dovessero trovare in contrasto con le scelte delle Assemblee del Popolo istituite da quei Consigli stessi, si entrerebbe in un pericoloso corto circuito. È evidente, insomma, che i Consigli elettivi rischierebbero la delegittimazione da parte delle Assemblee del Popolo.
Nel piccolo della nostra città si assisterebbe allo scivolamento da una democrazia rappresentativa e liberale ad una democrazia plebiscitaria e populista. La grande questione che va oggi posta a tutte le forze politiche, anche a quelle di sinistra, è che la democrazia non è minacciata soltanto dalle involuzioni della destra e dal populismo personalistico della destra, ma anche dall'antipolitica di parte della sinistra e dal personalismo leaderistico di alcuni settori della sinistra. Mi sembra anche pericolosa, lo dico con sincerità e preoccupazione, l'affermazione che queste Assemblee del Popolo costituirebbero una saldatura con i movimenti spontanei. Insomma, sono assemblee dei cittadini napoletani o organismi di partito? sezioni volanti dei partiti o di alcuni gruppi, come quello degli indignati?
Tutti sono liberi, per la nostra Costituzione, di riunirsi in partiti, gruppi e movimenti. Ben vengano tutti i nuovi fermenti perché se non sono violenti possono animare una politica sempre più stanca. Ma perché mai e in nome di chi dovrebbero istituirsi da parte del Consiglio comunale organismi istituzionali che rappresentano un movimento? Sono Assemblee dei cittadini napoletani (di destra, centro, sinistra, apolitici) o rappresentano gruppi in movimento.