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Ma troppi vincoli bloccano la spesa

Questa esortazione, come una potente formula magica, viene rivolta ai governi delle regioni del Sud da tutti i governi nazionali degli ultimi venti anni, nella convinzione e nella illusione che  spendendo utilmente e rapidamente nei tempi stabiliti tutte le risorse europee disponibili si fermerà il declino delle cinque regioni del Sud. Quel consiglio viene usato come tranquillante: vedrete che impiegando quei fondi uscirete dalla vostra perenne condizione di arretramento. E viene usato anche come  un’imputazione: la colpa dello stato di degrado in cui versate è vostra; avete perfino i finanziamenti e non li usate e, peggio ancora, li usate male.
Leggendo in filigrana quella esortazione che viene ripetuta da decenni, si rende evidente che le condizioni in cui versano venti milioni di abitanti del Sud, da almeno un lustro, per i governi degli ultimi due decenni  non sono più un problema nazionale. Il Mezzogiorno è semplicemente uscito dall’Agenda dei governi, ed  è affidato, per così dire,  alle cure dell’Europa. Torna, allora, in ballo il mantra dell’utilizzo rapido ed efficace dei Fondi europei. Esso trova un nemico nei vincoli interni e nella lunga la catena di responsabilità e di inefficienza del sistema burocratico locale - senza sottacere la politica dell’acquisizione del consenso elettorale.  E’ facile pensare ad un’opera di pubblico interesse, piccola o grande che sia; bisogna mettere in conto e  prevedere la possibilità di ricorsi, il rispetto dei vincoli normativi, la sovrapposizione dei Piani paesistici, di quelli urbanistici e dei Piani regolatori che comporta tempi lunghi.
Senza parlare delle diverse rendicontazioni per tranche di finanziamenti e ad opera ultimata. Se non si disbosca con buon senso la selva delle norme nazionali e regionali, dei vincoli comunali, delle Comunità montane e di bacino approvate negli ultimi trenta anni, l’utilizzo di quei Fondi sarà sempre di difficile attuazione. Poi c’è l’idea che i Fondi europei siano strumento di intervento economico risolutore per il Sud.  E’ bene dirlo con chiarezza: è un miraggio pensare ai Fondi strutturali europei come interventi autonomi per fermare il declino irrimediabile del Sud, addirittura per lo sviluppo di queste regioni.  E ciò anche se i finanziamenti europei fossero spesi utilmente e rapidamente. Gravano e opprimono altri tipi di  vincoli, quelli previsti dal Patto di stabilità interna nel quale non c’è l’ammontare finanziario occorrente ad effettuare i pagamenti.
A poco valgono i finanziamenti europei se non si inquadrano in un disegno più vasto e complessivo di politica economica e in un vero e proprio Piano industriale per il Sud, entrambi di competenza esclusiva del Governo nazionale. Come uscire dalla camicia di forza dei vincoli previsti dalle norme interne e dei vincoli imposti dall’Unione europea? Vorremmo che ne parlassero i prossimi candidati alla presidenza della regione Campania. Ma, ancor di più, è indispensabile che sia il presidente del Consiglio a rinverdire una politica per il Mezzogiorno. E’ nell’interesse dell’Italia.