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Liberaldemocrazia una via equa e liberale

Da “La Voce Repubblicana” di mercoledì 18 aprile 2012

di Giuseppe Ossorio

I Repubblicani e i Liberali devono indirizzare la loro azione politica e parlamentare secondo due assi fondamentali e complementari: quello della riconsiderazione delle libertà  economiche, dopo la crisi finanziaria ed economica globale e quello di un rilancio della democrazia rappresentativa, messa in discussione dalla stessa globalizzazione.
Il liberalismo economico si è rilanciato nel dopoguerra dopo la caduta dei regimi totalitari, di destra prima e, negli anni Ottanta, quelli di sinistra. A molti sembrò una vittoria definitiva tanto che uno storico giapponese trapiantato negli Stati Uniti, parlò di fine della storia. Nell’ultimo ventennio il vorticoso crescere della globalizzazione dei mercati ha provocato alcune evidenti e forse drammatiche storture, che hanno finito col mettere in discussione i principii stessi del liberalismo. Qualche esempio. In Cina si è sviluppato un sistema inedito nel quale convive un regime totalitario che si dice comunista con un sistema di libero mercato per tanti aspetti privo di qualunque regola. La crescente divaricazione fra ricchi e poveri, sia all’interno delle nazioni che fra aree geopolitiche del mondo, con impoverimento, conseguente, delle classi medie, vera forza portante del liberalismo democratico in tutte le sue accezioni.
La minaccia ambientale, che incombe sul pianeta mette oggettivamente in discussione il modello di sviluppo tipico del capitalismo così come l’abbiamo conosciuto. La questione che ci si deve porre è se è possibile individuare un’altra strada rispetto al liberalismo economico classico e al dirigismo statalista, ricette che sono entrambe insoddisfacenti di fronte alla situazione attuale.Lo sviluppo impetuoso dell’economia mondiale indissolubilmente intrecciata, la corrispettiva reazione identitaria e localistica (integralismo religioso, movimenti regionali etc) e la rivolta sociale e giovanile (gli indignatos), sono tre elementi che mettono oggettivamente in crisi i modelli finora sperimentati della democrazia liberale.
Sia le istituzioni nazionali che quelle sovranazionali non sembrano in grado, cosi come sono, di governare la nuova realtà  storica. Il primato dell’etica e della politica sono seriamente messi in discussione, con esso quello della democrazia rappresentativa. Il Partito Repubblicano Italiano è fautore di una liberaldemocrazia in grado di ricostruire una sua identità  fra conservatorismo e utopismo velleitario, per garantire una via di uscita dalla crisi, pacifica e progressiva, equa e liberale. Ciò che vale per il pianeta a maggior ragione vale per l’Italia. Nel nostro paese, infatti, negli ultimi cinquant’anni le politiche economiche a cui si è accennato si sono intrecciate. Poi, di colpo, si sono arrestate.Per questo motivo la politica delle liberalizzazioni, che il governo di Mario Monti deve ancor più accentuare, possono riscuotere un successo.
Ovviamente, i rappresentanti in Parlamento del P.R.I. chiedono al Presidente del Consiglio, Mario Monti, di consolidarsi nello sviluppo della strada appena intrapresa delle liberalizzazioni. Ma è necessario che il Presidente Monti tenga presente che esse da sole non bastano. 
È fondamentale ridisegnare l’intera architettura economica ed istituzionale del paese per evitare che anche le liberalizzazioni intraprese esauriscano il loro effetto in una brevissima stagione. Proprio il tema della necessità  di superare il corporativismo con una politica di liberalizzazione dell’economia in vista della promozione della crescita, introduce il secondo tema, quello della necessità  di rilanciare la democrazia rappresentativa. Il corporativismo, tipico delle società  moderne è causa, fra altre, della crisi dell’azione politica e della stessa legiferazione dei Parlamenti, che diventano ostaggio di lobby spesso in contrasto fra loro.
Il punto fondamentale, dunque, che un soggetto politico ispirato alla democrazia liberale, di cui i Repubblicani Italiani sono un perno fondamentale, deve riguardare essenzialmente il rilancio di una politica europea per costruire una effettiva unità  dell’Unione Europea. Non possono essere considerati come un fattori positivi le pretese egemoniche di alcuni Stati europei e una burocrazia farraginosa, fin troppo miope, che allontana le Istituzioni europee dai cittadini.
Si avverte, infine, la necessità  di un rilancio della politica italiana incentrata su una riforma complessiva delle Istituzioni rappresentative in stretta connessione con la liberalizzazione e il rilancio dell’intero sistema economico italiano.