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L’esito del voto francese modifica la politica europea. Svolta all’Eliseo

Da “La Voce Repubblicana” di martedì 8 maggio 2012

di Giuseppe Ossorio
Deputato al Parlamento, Repubblicano

Con la vittoria in Francia del socialista Francois Hollande il governo di Mario Monti potrà svolgere un ruolo importante in Europa. L’esito delle elezioni francesi modificherà la politica europea. È vero, non sempre quando si giunge al governo si possono realizzare i programmi presentati in campagna elettorale. Comunque, siamo a un punto di svolta della politica europea. Se pochi erano i voti che separavano al primo turno Hollande da Sarkozy, netta, invece, è stata la vittoria al ballottaggio del primo sul secondo. Qualche considerazione è possibile proporla fin da ora. Anche perché al di là del risultato delle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento francese i punti di convergenza con l’Eliseo dovranno essere, comunque, superiori a quelli di una normale dialettica.
Intanto, i risultati elettorali del primo turno mostrano come anche il sistema a doppio turno - che in Italia il Partito Democratico di Bersani invoca a fasi alterne - non mette completamente al riparo un sistema politico dalle forze estremiste e, talvolta, addirittura antisistema. La forte avanzata al primo turno dell’estrema destra,  con quasi il venti per cento dei suffragi, e il discreto risultato della sinistra radicale mostrano come il Presidente francese neo eletto dovrà tener conto dei flussi elettorali più o meno consistenti di quei settori che si sono diretti verso la sua elezione, oltre dell’appoggio palese del leader centrista Francois Bairou.
Prevedibilmente sarà messa in discussione la politica del rigore come unica ed esclusiva soluzione alla crisi interpretata dalle istituzioni europee, sostanzialmente condizionata dalla Germania. Chiariamoci, essa ha una sua necessaria e ineludibile attuazione, ma se rimanesse la sola cura rischierebbe di essere peggiore del male.
Si può prevedere, a nostro avviso, un aggiustamento di rotta della politica europea dopo l’elezione di Francois Hollande. Sia la destra del Fronte Nazionale, sia la sinistra postcomunista francese reclamano una nuova politica economica europea decisamente antitedesca, fortemente ostile a quella che si vuole ricondurre al governo della finanza internazionale. Per strade diverse e con diversi armamentari ideologici le due estreme combattono il cosiddetto neoliberismo. Quel pensiero unico, come dicono, che, in effetti, sarebbe la copertura ideologica di un capitalismo sempre più ingiusto e forse anche inefficiente. La sinistra radicale richiamandosi ai principi del marxismo sia pure riveduti e corretti; la destra richiamandosi alle radici identitarie dei popoli e dei gruppi sociali che soffrono per il conformismo generato dalla globalizzazione dei mercati.
Il Presidente Francois Hollande dovrà tener conto di queste argomentazioni rilevanti che non possono essere sottovalutate o facilmente liquidate. Però facciamo attenzione. Dietro l’attacco alle esagerazioni prodotte dal liberismo e dalla totale fiducia nella capacità auto regolativa del mercato si può nascondere un più radicale attacco alle istituzioni liberali e democratiche e allo stesso riformismo socialista o socialdemocratico. Ciò imporrà al Presidente Hollande una riflessione attenta e forse anche spregiudicata.
Torna attuale l’idea d’Europa che i Repubblicani italiani in buona compagnia dei Liberali - quelli veri - hanno sempre sostenuto con determinazione. Idea che va confrontata naturalmente con la situazione attuale e, dunque, adattata alle nuove condizioni storiche. Ma sostanzialmente valida sul terreno del metodo liberale. L’Europa che i Repubblicani vogliono non può essere l’Europa dei compromessi fra gli interessi dei Governi nazionali. Meno che mai quella di tecnici-burocrati che impongono ai popoli regole e comportamenti sentiti spesso come inutili o dannosi, perché astratti e avulsi dalle realtà territoriali. L’Europa attuale pecca, paradossalmente, di centralismo. Un centralismo spesso inefficace a volte addirittura oppressivo, come mostrano tante direttive a volte davvero incomprensibili. Altra cosa è un effettivo federalismo che preservi l’unità politica del continente nel rispetto delle diversità della nazioni e delle regioni d’Europa.
Per capirci, molta più unità dell’Unione Europea nella politica estera, nella comune difesa militare, nella politica di crescita a favore delle aree sottosviluppate, come il nostro Sud, e in quella energetica. E meno burocrazia e conformismo nell’amministrazione quotidiana, nella gestione di regole  che impacciano lo sviluppo economico, il commercio, l’edilizia privata, la vita quotidiana dei cittadini e così via. Questa Europa i cittadini non la sentono come nuova patria delle patrie più piccole, per parafrasare Benedetto Croce. In Italia i Repubblicani sono il perno di un’area autenticamente liberale e chiedono al governo di Mario Monti di affermare più Europa e in questo senso svolgere un ruolo pressante sul Presidente Hollande e sul Cancelliere Angela Merkel. Così si può arginare il crescente radicalismo e fermare l’antipolitica populista e qualunquista.
Il Governo di Mario Monti potrà assumere un ruolo decisivo in Europa, approfittando della svolta francese. Si dovrà ridiscutere l’attuale governance europea che i francesi con il voto presidenziale vogliono cambiare. Al Presidente del Consiglio, Mario Monti, i Repubblicani, quindi, chiedono una dimensione europea propositiva e di forte spessore liberaldemocratico, e vigileranno dentro e fuori il Parlamento affinché l’Europa  torni a scaldare il cuore dei cittadini.