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Tasse, scaricabarile dei primi cittadini

Da “La Repubblica” di mercoledì 9 maggio 2012

di Giuseppe Ossorio

Siamo alla rivolta dei Sindaci contro le tasse. È l’ultima notizia dal fronte dei Comuni che i giornali e i telegiornali ci annunciano. Vedremo se scomparirà nei prossimi giorni. La rivolta parte dalla Lega Nord che cerca, così, di nascondere i suoi problemi. Ma è subito accolta da molti Sindaci, soprattutto quelli con maggiore propensione alla demagogia.
Non discutiamo qui dell’IMU in sé e per sé. Una tassa sicuramente odiosa, essendo applicata ad un bene come la casa, anche se nata dalla inderogabile necessità di risanare il bilancio dello Stato, ossia di tutti noi cittadini. Discutiamo della generale propensione degli amministratori locali a scaricare sul Governo, sullo Stato centrale tutte le responsabilità di una cattiva amministrazione, comune a tutti i livelli. Ma da quale pulpito viene la predica?
Agli italiani il Governo ha chiesto di segnalare sperperi e sprechi nella pubblica amministrazione. Bisogna includere la politica dissennata dei Comuni e delle Province. Di quel del decentramento amministrativo che tutti i Governi, di destra e di sinistra, hanno sempre assecondato, promosso e anche voluto. È forse un caso che la notizia di apertura di quasi tutti i quotidiani in questi giorni abbia fatto riferimento alle pessime condizioni dei bilanci regionali, vero e proprio buco nero della finanza pubblica?Tutto ciò, per dire cosa?
È giustificata la rivolta contro lo Stato centrale che, attraverso la tassazione locale, strangolerebbe i Comuni e, soprattutto, esporrebbe i Sindaci alla più assoluta impopolarità?
Per essere credibile, la rivolta antifiscale dei Sindaci e la richiesta di maggiori trasferimenti di risorse economiche dallo Stato o la possibilità di incamerare per intero il gettito delle imposte, si deve fondare su una buona, anzi ottima, amministrazione. Le nostre città hanno lanciato segnali in questo senso? Il patto di stabilità non è stato forse imposto anche dall’esigenza di porre un freno al pericolo di spese irresponsabili?
Non ho alcun motivo di credere che il controllo democratico a livello locale goda di una salute tanto buona da garantire il buon governo là dove esso è più vicino, come si vuole, ai cittadini. A Napoli, a distanza di un anno dall’insediamento della nuova amministrazione, i segnali non sembrano certo incoraggianti. Non sembra che ci sia una austera disciplina di bilancio e nemmeno che la spesa pubblica sia indirizzata allo sviluppo economico e sociale della città.
Prevale una certa estemporaneità sorretta dall’idea che l’effimero, le operazioni di immagine siano più proficue di una costante e quotidiana amministrazione dell’ordinario. Come farà il buon assessore Riccardo Realfonzo a far quadrare il Bilancio se ancora si punta sulle politiche occasionali? Penso alla vera tragedia delle strade della città completamente dissestate, pericolose, che contraddicono una politica volta a promuovere il turismo. Alle periferie abbandonate, al Centro storico senza una prospettiva di rilancio.
Ai collegamenti inesistenti con il museo di Capodimonte. Non basta la Coppa America, né il Maggio dei Monumenti se manca una gestione dell’ordinario, sistemica e continuativa. Come al solito, la sola politica dell’immagine non paga e, sui tempi lunghi, si dimostra disastrosa. La politica della pura immagine, delle sensazionali promesse, della scientifica demonizzazione degli avversari, più che rispondere all’antipolitica, genera l’antipolitica.
In un momento di grave crisi della democrazia rappresentativa, in tutto il mondo occidentale e nel nostro paese in particolare, i Sindaci e gli amministratori locali, soprattutto delle grandi città , devono avere un forte senso di responsabilità .Ecco perché suona delittuoso utilizzare opportunisticamente il malcontento popolare a fini di mera immagine personale. Soprattutto, in un momento in cui i due partiti, opposti, il Pd e il Pdl, che si sono aspramente combattuti per un ventennio, sono costretti ad appoggiare lo stesso governo per evitare la bancarotta del paese.