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Camera dei Deputati. Atti Parlamentari – Resoconto Sommario e Stenografico – Seduta

Testo integrale delle dichiarazioni di voto del deputato Giuseppe Ossorio sulle iniziative per il disarmo e la non proliferazione nucleare in vista del prossimo vertice NATO

Onorevoli colleghi, signor rappresentante del Governo, la mozione che i Repubblicani hanno presentato parte dalla convinzione che la questione disarmo nucleare o meglio l’obiettivo di riuscire ad accelerare il processo di progressivo disarmo nucleare è un obiettivo da perseguire con convinzione. Perché, però, questo non finisca confinato solo alla dimensione di semplice auspicio, è necessario affrontare la questione con la giusta dose di realismo.
La politica estera necessita per sua natura di un approccio diplomatico, di un approccio cioè che sia in grado di riassumere in se diversi aspetti, l’interesse nazionale con la doverosa considerazione non solo del proprio ma anche di quello altrui, e la necessaria distinzione tra il giusto ed il possibile.
Ebbene se è giusto puntare ad un mondo libero dalla minaccia nucleare è altrettanto necessario agire con determinazione focalizzando gli obiettivi intermedi possibili.
In questo quadro vale la pena ricordare che Nonostante l’esplicito impegno a “creare le condizioni per un mondo senza armi nucleari”, il nuovo Concetto strategico della Nato adottato a Lisbona il 19 novembre 2010 ribadisce che “fintanto che ci sono armi nucleari nel mondo, la Nato rimarrà un’Alleanza nucleare”
L’Italia è impegnata a sostenere il programma di disarmo nucleare globale rilanciato dall’amministrazione Obama e, a questo fine, è ovviamente disponibile a mettere in discussione la presenza e il ruolo della deterrenza nucleare. Al tempo stesso, l’Italia continua ad attribuire un valore politico irrinunciabile alla solidarietà della Nato. Un primo obiettivo possibile è quindi evitare scelte unilaterali che possano incrinare i principi di coesione e indivisibilità della sicurezza euro-atlantica e che parimenti risulterebbero del tutto controproducenti rispetto all’obiettivo finale.
Ho utilizzato il termine deterrenza non a caso, perché la questione nucleare non è certo nuova. E al concetto di deterrenza è stato ed è collegato quello di stabilità strategica. Volendo riassumere e forse semplificare se la crisi missilistica di Cuba ha imposto la stabilità strategica ha però anche influito a determinare il passaggio a quei conflitti localizzati che da li in poi hanno caratterizzato gli equilibri della guerra fredda.
Dunque, si tratta di una questione complessa oggi non meno di ieri che necessita di approccio graduale e cooperativo alla questione con una particolare attenzione e sensibilità alle percezioni di sicurezza di tutti gli alleati ed anche dei soggetti esterni all’alleanza. Esterni ma non più nemici.
In questo senso ad esempio gli accordi di Pratica di mare del 2002 segnano una svolta epocale nelle relazioni internazionali, la direzione presa in quell’occasione è la strada maestra da seguire. Quell’intesa segna un’evoluzione che va sostenuta e rilanciata.
La Dichiarazione di Roma, firmata in quella occasione, aveva dato vita a un Consiglio a venti, composto dai paesi Nato e dalla Russia. Una sede nella quel i membri dovrebbero discutere e adottare decisioni su base paritaria su nove temi: lotta al terrorismo, gestione delle crisi, non proliferazione delle armi di distruzione di massa, controllo degli armamenti e misure di rafforzamento della fiducia reciproca, difesa contro i missili di teatro, operazioni di salvataggio in mare, cooperazione militare e riforma dei sistemi di difesa, piani a fronte di emergenze civili, sfide e nuove minacce. Le decisioni, secondo quanto affermarono allora i leader partecipanti, avrebbero dovuto essere prese da lì in avanti con il metodo del “consenso”, sulla base di “un dialogo comune”.
Con il consiglio Nato-Russia partorito con gli accordi di Pratica di mare spariva il nemico e si dava vita ad un organismo che avrebbe potuto diventare l’organizzazione per la sicurezza collettiva dell’intero continente europeo, dall’Atlantico agli Urali. Purtroppo quel processo di cooperazione ha subito nel tempo diversi contraccolpi eppure da lì bisogna ricominciare. Da lì potrebbe ricominciare anche il Presidente Obama impegnato in prima persona a favorire il processo di disarmo nucleare.
Processo che però non può essere considerato a sestante, separato dal più complesso ambito di relazioni internazionali in corso, e dalle scelte, in particolare da alcune di queste che sono state compiute in questi anni, anche in quelli più recenti.
Rispetto all’obiettivo del disarmo nucleare è necessario muoversi con realismo e coerenza per evitare di relegarlo nella sfera delle utopie o peggio ancora delle speranze.
Per questo motivo abbiamo chiesto e chiediamo al governo a rilanciare a livello internazionale l’iniziativa diplomatica di Pratica di Mare, come modello di riferimento per lo sviluppo delle relazioni con la Federazione russa, facilitando in questo modo la collaborazione ed il dialogo tra Nato e Federazione russa, nell’ottica di un progressivo ed efficace programma di disarmo nucleare.
Oltre che ovviamente a svolgere in tutte le sedi internazionali un molo di sostegno alle misure di disarmo e di non proliferazione nucleare, in vista del prossimo vertice Nato di maggio 2012 a Chicago.
Per questo motivo crediamo che l’approccio del nostro paese contrario a scelte unilaterali, e invece favorevole allo sviluppo di una discussione costruttiva nelle opportune sedi atlantiche sia la strada da seguire per giungere ad una decisione collegiale che tenga conto delle percezioni di sicurezza non solo di tutti i partner della Nato ma anche di tutti i partecipanti al Consiglio a 20, nato a Pratica di Mare.