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Atti di controllo e di indirizzo. Seduta del 5 giugno 2012, allegato B n. 1-01070

Mozione
la Camera,
premesso che,

lo sviluppo delle Imprese Cooperative è stato una delle caratteristiche portanti dell’affermazione dei sistemi economici e produttivi moderni;
il fenomeno è connaturato alle origini stesse delle democrazie industriali e di quelle liberali in particolare;
già nel 1760, in Inghilterra, alcuni contadini diedero vita ad un mulino cooperativo e nel 1815, sempre in Inghilterra, sorse un primo forno cooperativo; mentre in Francia, nel 1831, nasceva una prima cooperativa di produzione che pubblicava il giornale cooperativo “ L’Europeo”;
la storia del fenomeno cooperativo porta con sé l’impronta di forti valori e valenze sociali, tanto che, sintetizzando, si potrebbe affermare che essa rappresenta la volontà di affermare un sistema di produzione di impresa partecipato;
la prima vera cooperativa nacque nel 1844 a Rochdale, sobborgo di Manchester, in Inghilterra, per iniziativa di un gruppo di operai tessili che già allora diedero vita ad uno statuto, espressione degli obiettivi cooperativi, le cui finalità di fondo ancora oggi costituiscono un punto di riferimento per milioni di cooperatori in tutto il mondo;
in Italia, nel 1854, per contrastare gli effetti di una grave carestia agricola ed il conseguente rincaro dei prezzi, la Società degli Operai di Torino apre la prima cooperativa italiana, il Magazzino di Previdenza. Due anni dopo, a Savona, verrà costituita la prima cooperativa italiana di produzione e lavoro, l’Associazione artistico vetraria di Altare. Promosse da liberali e repubblicani mazziniani, le cooperative trovarono vasto consenso, diventando un efficace strumento di coesione sociale, il mezzo per permettere alle classi meno abbienti dei lavoratori di inserirsi nel tessuto produttivo in modo non conflittuale;
non a caso fu un governo liberale, quello di Giovanni Giolitti, a puntare sul sistema cooperativo come strumento organico dello sviluppo economico e produttivo del Paese. In ottica liberale, la cooperazione diventa il punto di incontro e di sintesi tra capitale e forza lavoro, ma significative furono anche, per essa, l’ispirazione cattolica e quella socialista;
la Cooperazione, dunque, sin dalle origini unitarie del nostro Paese, coinvolge ed è supportata dalle tre grandi idee che ne sostengono l’esistenza stessa: quella mazziniana e liberale, quella cattolica e quella socialista, le tre grandi culture che hanno attraversato ed unito l’intera storia italiana;
il nostro Costituente era ben consapevole dell’importanza e della peculiarità del fenomeno. Non a caso, l’articolo 45 della Costituzione della Repubblica Italiana specifica che: “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”;
nel periodo repubblicano, il sistema cooperativo ha saputo svilupparsi e crescere, diventando una delle realtà produttive peculiari del sistema Italia. Fortemente radicate sul territorio, le cooperative crescono con la comunità locale di riferimento, non delocalizzano, non esportano ricchezza e, per loro natura, sono capaci di funzionare sintetizzando profitto e solidarietà.
la realtà della cooperazione rappresenta oggi, dunque, un settore sul quale investire con convinzione, al fine di farne uno dei principali strumenti per affrontare e superare la crisi. Per il rilancio dello sviluppo economico e la tenuta sociale del Paese, il sistema cooperativo rappresenta una grande risorsa;
l’impresa cooperativa rappresenta la forma più avanzata di democrazia economica, capace di riunire nelle stesse mani capitale e lavoro nella figura del Socio lavoratore;
purtroppo, pur non essendo in discussione la rilevanza delle imprese cooperative dal punto di vista economico, sociale ed occupazionale, non si dispone, perà², di informazioni di dettaglio omogenee e costantemente aggiornate, tali da consentirne un monitoraggio ed una definizione puntuali. Tale carenza è probabilmente all’origine della scarsa conoscenza delle performance di tali imprese, della loro importanza in termini di contributo al PIL e del loro considerevole apporto ai fini dello sviluppo delle comunità di riferimento. Certamente, ciಠrappresenta un fattore penalizzante per la Cooperazione tutta;
soprattutto, si è in presenza di una scarsa considerazione in termini di sostegno normativo;
per inquadrare il Movimento cooperativo italiano appare opportuno prendere in considerazione i dati relativamente recenti ed organizzati intorno ai parametri più significativi come il numero di imprese (ripartite per settore e territorio), il valore della produzione, gli occupati (soci lavoratori e dipendenti), riportati da tre importanti fonti di informazione: il Bollettino del Ministero dello Sviluppo Economico pubblicato come Supplemento alla Rivista della Cooperazione n. 4/2009; il Primo Rapporto Euricse “La Cooperazione in Italia” edito nel novembre 2011; ed infine “I fabbisogni professionali e formativi delle imprese cooperative per il 2011” predisposto da Unioncamere nell’ambito del Sistema informativo Excelsior;
i dati riportati nei primi due testi citati sono comparabili in quanto prendono entrambi a riferimento il 2008-2009; relativamente al terzo elaborato appaiono indicative le schede previsionali, nelle quali, sulla base delle serie storiche delle statistiche occupazionali per gli anni 2001-2010, vengono costruiti scenari di prospettiva che tengono conto anche della crisi nel frattempo sopraggiunta ed ancora tutt’altro che superata;
il totale delle imprese iscritte all’Albo delle Società Cooperative, è di 79.400 suddivise nei vari settori, tra i quali le cooperative di produzione e lavoro sono 31.378 pari al 39,52% quelle sociali 14.139 pari al 17,81% quelle edilizie e di abitazione 11.861 pari al 14, 94% solo per citare le percentuali maggiori.
Per quanto riguarda, invece, la loro ripartizione geografica :al nord sono 27.676 pari al 34,86%; al centro 17.581 pari al 22,14% e la sud 21.383 pari al 26,93% mentre nelle isole 12.720 pari al 16,07%
Proseguendo l’esame, un dato interessante presente nel Bollettino è quello relativo al trend fatto registrare dalle imprese cooperative nel triennio 2006-2008, che mostra come le migliori performance siano riconducibili alle cooperative di lavoro e sociali;
spostando poi l’attenzione sul versante occupazionale, secondo il rapporto Euricse, gli occupati - Soci lavoratori e dipendenti -  nelle cooperative attive, sono comprendendo sia le cooperative che le cooperative sociali 1.55.290 di cui il 28,3% risulta occupato al nord il 28,4% al nord est, il 21% al centro ed il 14,4% al sud mentre nelle isole gli occupati sono il 7,7%
sempre secondo il Rapporto Excelsior, : “In termini di diffusione imprenditoriale, a metà 2011 il mondo cooperativo rappresenta - considerando le imprese attive, cioè in condizione di normale funzionamento - circa l’1,6% dell’imprenditoria italiana (circa 82.300 imprese). Tale quota sale perಠall’8,5% se si considerano gli occupati dipendenti, data l’elevata dimensione media delle unità produttive del settore cooperativo”;
ancora: “Nel 2008 si contavano in Italia oltre 40mila imprese cooperative con personale alle dipendenze. Dal punto di vista occupazionale si stima, sulla base delle indicazioni dell’indagine Excelsior, che nelle imprese cooperative già attive nel 2008 siano impiegati a fine 2010 oltre 994mila dipendenti, una quota preponderante dei quali (oltre l’88% del totale) si concentra nei servizi”;
sempre grazie alle fonti citate, conosciamo anche due altre importanti caratteristiche del fenomeno cooperativo: la prima è la maggiore concentrazione dell’occupazione nel Nord Italia (circa il 60% del totale); la seconda riguarda la netta prevalenza, al loro interno, delle imprese di grandi dimensioni (circa il 70% del totale dell’occupazione dipendente si concentra infatti nelle imprese con almeno 50 dipendenti);
significativa appare anche la consapevolezza della loro capacità di internazionalizzazione e della loro spiccata propensione all’innovazione;
siamo, dunque, in presenza di una realtà produttiva complessa, molto ramificata sul territorio, fondata su principio democratico e sul metodo della mutualità. “Una cooperativa è un’associazione autonoma di individui che si uniscono volontariamente per soddisfare i propri bisogni economici, sociali e culturali e le proprie aspirazioni attraverso la creazione di una società di proprietà comune e democraticamente controllata“: questa è la definizione di cooperativa contenuta nella “dichiarazione di identità cooperativa“ approvata dal XXXI Congresso dell’Alleanza Cooperativa Internazionale, a Manchester, nel 1995. Le cooperative sono dunque basate sui valori dell’autosufficienza, dell’autoresponsabilità, della democrazia, dell’eguaglianza, dell’equità e della solidarietà;
il sistema cooperativo sta dimostrando con i numeri la propria capacità di assicurare risposte concrete alla crisi, occorre quindi sostenerne lo sviluppo, attraverso tutte le azioni e gli strumenti possibili ed opportuni;
l’articolo 45 della Costituzione italiana - nel quale, come detto, si sancisce che la Cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata deve essere promossa e tutelata in virtù della sua funzione sociale - è ad oggi sostanzialmente disapplicato, anche perché le agevolazioni fiscali inizialmente previste si sono assottigliate progressivamente fino quasi a scomparire;
impegna il Governo ad acquisire, nel più breve tempo possibile, con le modalità e tramite le collaborazioni che riterrà più opportune, informazioni di dettaglio omogenee e costantemente aggiornate sull’intera realtà cooperativa italiana, tali da consentirne un monitoraggio ed una definizione puntuali;
a sviluppare un piano di interventi specifici, tra i quali anche l’individuazione di misure fiscali mirate a sostegno della realtà cooperativa, fermo restando il rispetto della normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato e la giurisprudenza delle Corti europee, puntando strategicamente su tale realtà quale fondamentale leva su cui investire in un’ottica di rilancio dello sviluppo economico del Paese;
a ricercare insieme all’Associazionismo cooperativo le formule più utili e funzionali ai fini dell’attuazione del dettato costituzionale come sopra richiamato, favorendo il concreto riconoscimento della funzione sociale della Cooperazione;
a sancire, anche con eventuali interventi normativi, la peculiarità del modello cooperativo di impresa, che lo rende meritevole, a pieno titolo, di trattamenti particolari rispetto alle altre tipologie imprenditoriali;
a promuovere lo sviluppo delle imprese cooperative in quanto direttamente collegato allo sviluppo delle comunità nelle quali le stesse operano, individuando allo scopo gli strumenti, adeguati a consentire una maggiore competitività del sistema imprenditoriale cooperativo;
a garantire la necessaria tutela delle imprese cooperative nell’ambito delle regole della competizione sui mercati nazionale ed internazionali;
a fissare per legge a carico dei Fondi Pensione un obbligo di investimento (in misura percentuale rispetto ai versamenti annuali complessivi delle imprese cooperative) che - attraverso la sottoscrizione di capitale di rischio e/o di credito (anche obbligazionario) garantito dai consorzi fidi cooperativi e/o dai Fondi mutualistici delle stesse associazioni - consenta di dotare dei capitali necessari tutte le iniziative meritevoli dal punto di vista occupazionale (e, in primis, le cooperative tra giovani non occupati e le cooperative di lavoro costituite dai lavoratori delle imprese fallite che si propongono di assumere in affitto le strutture aziendali delle procedure concorsuali nelle more di un loro ricollocamento sul mercato);
ad individuare le modalità di facilitazione dell’accesso al credito da parte delle imprese cooperative (anche con il sostegno dei Fondi mutualistici delle stesse associazioni e con la garanzia dei consorzi fidi cooperativi).
Ossorio, Nucara, Brugger