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Al Comune troppe spese fuori controllo

Da la Repubblica dell’11 ottobre 2008

Di Giuseppe Ossorio

Chiedere un forte rigore nell’amministrare i bilanci pubblici è stato, finora, come abbaiare alla luna. Ma le verifiche dell'Unione europea e, ancor di più, in un futuro ormai prossimo, il federalismo fiscale imporranno una completa trasparenza dei conti pubblici, il controllo della spesa e della qualità  delle politiche pubbliche. Intanto il consiglio comunale di Napoli approva la proposta della giunta per variare in aumento la previsione delle spese del bilancio di quest'anno. È una manovra finanziaria per coprire i maggiori oneri sopraggiunti, tra cui spicca un ammontare consistente di debiti fuori bilancio, cioè di debiti assunti dal Comune con procedure diverse da quelle previste dalla legge sugli enti locali: ben 58 milioni e 349 mila euro. È la prima volta che si supera, e di molto, la soglia dei 50 milioni di euro. Desta allarme l’andamento storico di tali debiti: 49,156 milioni nel bilancio consuntivo del 2005; 29,746 milioni in quello del 2006; 48,530 milioni nel 2007; e, appunto, 58,349 milioni nel periodo dal 1 gennaio 2008 allo scorso 31 agosto. La legge prevede questi debiti come un evento eccezionale nella gestione degli enti locali, nei limiti degli accertati e dimostrati arricchimenti e utilità per l'ente.
Nel bilancio del Comune di Napoli i debiti fuori bilancio assumono notevole rilevanza per il numero (essi, da gennaio ad agosto sono ben 1,551) e per l’importo che non può essere considerato fisiologico, perché, come si è già  detto, raggiunge l’ammontare di 58,349 milioni.
La possibilità  che si formassero questi debiti era stata in parte (24,054 milioni) già  prevista in sede di bilancio preventivo, ma l'emergere di ulteriori 34 milioni e 295 mila euro di debiti non previsti rappresenta un dato allarmante. Soprattutto, per un bilancio, come quello di previsione per il 2008, approvato dal consiglio comunale nel giugno 2008.
Ma come si sono formati questi debiti fuori bilancio? Esaminiamo solo due voci.
Dalla relazione dell’Assessore al Bilancio apprendiamo che ben 23 milioni e 424 mila euro derivano da sentenze in cui il Comune di Napoli è risultato soccombente, mentre altri 10 milioni e 870 mila euro derivano, appunto, da spese per l'acquisizione di beni e servizi in violazione delle disposizioni dell’articolo 191, ma nei limiti degli accertati e dimostrati utilità e arricchimento per l’ente nell’ambito dell’espletamento di pubbliche funzioni e servizi di competenza, come recita l’articolo 194 della stessa legge.
Una riflessione è necessaria su entrambe le succitate origini dei debiti fuori  bilancio.
L'assurdità  dell’improvvisa emersione di ben 23,424 milioni di debiti per sentenze è del tutto evidente: ci vuole tanto a valutare per ogni singola vertenza le effettive possibilità  di successo? Si eviterebbero, alle magre finanze del Comune, il pagamento delle spese legali e degli interessi passivi.
Sui 10,870 milioni derivanti da spese ´nei limiti degli accertati e dimostrati utilità e arricchimento dell’ente, sorge il dubbio che si tratti quasi interamente di situazioni derivanti da mancata osservanza delle procedure.
Dal parere del collegio dei revisori, alla proposta di variazione al bilancio previsionale del Comune, emerge un altro aspetto che dovrà  essere spiegato. Il collegio, infatti, nel porre in rilievo la grave carenza del sistema di controllo interno dell’ente ha stigmatizzato la presenza di alcuni debiti che vengono riproposti di anno in anno. Chi, però, sa leggere un bilancio comprende che emerge no altro aspetto importante della politica di bilancio: quello dei residui attivi (le somme accertate e non riscosse entro il termine dell’esercizio) e dei residui passivi (le somme impegnate e non pagate entro il termine dell’esercizio) presenti nel bilancio comunale.
Tra i residui attivi occorre verificare l’effettiva sussistenza ed esigibilità  dei crediti e che questi non siano stati sovrastimati. Nei residui passivi vanno invece indicati gli importi impegnati e non pagati entro il termine dell’esercizio.
Se si considera che nel bilancio del Comune di Napoli l'entità dei residui attivi sempre pari a quella dei residui passivi (nel 2006, i residui attivi erano 2,799 milioni e i residui passivi 2,701; nel 2007 addirittura 3,272 sia per gli attivi che per i passivi) si può dedurre che i residui passivi potrebbero essere la conseguenza di residui attivi rappresentati da crediti di fatto non pi˘ esigibili. In altre parole, che i residui attivi siano di tale importo solo perché tale quello dei residui passivi.
Bisogna considerare, inoltre, che una parte delle entrate comunali è costituita dai proventi per il condono edilizio: per gli esercizi futuri, infatti, non soccorrerà  questa risorsa che, seppur proveniente da un provvedimento quale è il condono, non condivisibile né sotto il profilo ambientale né sotto il profilo dell’educazione sociale, ha comportato innegabili vantaggi alle casse comunali.
Da tutto ciò, e in particolare dalla possibile presenza di squilibri di bilancio e da una spesa che dalla manovra prospettata sembra avere ben pochi controlli, deriva il ragionevole dubbio che prima o poi possa venir meno il rispetto del Patto di stabilità  interno. Di questi aspetti dovremmo parlare in altra occasione.
Intanto, concludiamo che è necessaria e urgente ben altra attività di controllo di gestione per mettere inevitabilmente in luce anche le tante sacche di inefficienza nell’allocazione delle risorse umane. Tale attività  di controllo, quindi, potrebbe rappresentare anche il presupposto per un’attenta revisione della pianta organica del Comune che finisce con l’assorbire una parte enorme delle risorse a disposizione nelle casse comunali.
Solo se tale riorganizzazione del sistema dei controlli sarà  portato a compimento, evitando di nominare dal controllato i controllori, con assoluto rigore e determinazione si potrà affrontare la nuova sfida cui, da qui a poco, il federalismo ci metterà  di fronte. Altrimenti il futuro non sarà roseo.