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Forum delle Culture a rischio fallimento

Da “la Repubblica” di giovedì 12 gennaio 2012

di Giuseppe Ossorio

Il caso delle dimissioni di Roberto Vecchioni da presidente del Forum delle Culture apre una breccia nell’amministrazione De Magistris. L’addio del noto cantante è un danno d’immagine abbastanza grave per la nuova Giunta e diventa qualcosa di più se si aggiunge alla vicenda, ancora oscura, dell’allontanamento di Raphael Rossi (ritenuto un ottimo manager) dalla guida dell’Asìa. Sono evidenti cedimenti della giunta comunale. Al contempo, però, offrono l’occasione per un pacato ragionamento.
Non siamo fra quelli che amano ergersi a giudici o a censori. Ogni amministrazione, pubblica o privata che sia, ha il diritto di scegliersi i collaboratori che vuole, nei limiti della legge. Ma ciò che rischia di diventare insopportabile è l’idea, tipica della doppia morale, per cui si usano due pesi e due misure nel valutare la congruità morale delle nomine e, peggio ancora, delle persone. In altre parole, turba, inquieta, l’idea che vi siano alcuni che avrebbero il dono di non sbagliare mai, insieme all’esenzione a rendere conto dei criteri del proprio operato. Mentre altri pagherebbero una sorta di peccato originale per non appartenere ai nuovi, autoproclamatesi, innovatori. Ciò ci sembra rappresentare, ed è questo il punto fondamentale, un problema sostanziale di democrazia, giacché è sempre necessario garantire gli strumenti ai cittadini per esercitare quel controllo democratico che è alla base di ogni civiltà politica.
Il nostro invito all’amministrazione e al sindaco De Magistris è quello di aprirsi durevolmente alla città, di riaprire un dialogo senza pregiudizi con l’intera città. Altrimenti quello che è potuto apparire un voto “iperdemocratico”, l’elezione del sindaco a furor di popolo, rischia di capovolgersi nel suo contrario: in una sorta di popolarismo senza popolo. L’antipolitica, tra l’altro, è una sorta di idrovora. È Saturno che mangia i suoi figli.
Tutti ricordiamo l’insospettabile Pietro Nenni che usava dire “C’è sempre qualcuno, più puro, che ti epura”. Il confronto, dunque, che apriremmo con i cittadini è sull’idea di città che vogliamo tutti costruire. Poniamo pure che con la rivoluzione arancione si siano sanate vecchie inefficienze e antiche consuetudini. Ma ora, cosa vogliamo fare della nostra città ? Le ricette in campo sembrano, francamente, vecchie.
Gli artisti di strada e le feste dell’effimero copiano in negativo quelle di Renato Nicolini, il creatore dell’estate romana, e sono ormai idee stantie e consumate. Hanno svolto certamente un ruolo positivo allorché era necessario promuovere la partecipazione e il senso di appartenenza, con Valenzi prima e con le giunte di Bassolino poi. Oggi, di fronte ad una crisi economica impareggiabile, alla competizione che la mondializzazione impone, vi è la necessità di ripensare alle funzioni delle città, tornare alle grandi metropoli come centri propulsori, come elementi funzionali innovativi capaci di creare sviluppo e orizzonti nuovi.
Napoli città europea e mediterranea non deve essere uno slogan, deve rappresentare un modello di integrazione delle migliori energie mediterranee ed europee. Con modalità non convenzionali. In questo senso il Forum delle Culture è nato vecchio. Finora, è senza idee e così come si rappresenta non serve al suo scopo. Non ci interessa, quindi, sapere il motivo delle dimissioni di Vecchioni. Ci preme sottolineare che intorno all’evento c’è una povertà di idee ed è concreto il rischio che si traduca in un fallimento.
Il Forum, contraddicendo la sua stessa natura morale, si tradurrebbe in una mera operazione di immagine turistica della città, offendendo la cultura dei popoli chiamati a raccolta. Si tradurrebbe nella strumentalizzazione del Forum.
A Napoli, invece, come al paese intero, interessa attivare rapporti e attirare investimenti consistenti e duraturi, non effimeri.