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Il Federalismo e il Futuro del Sud”

Nel Mezzogiorno la questione presenta ancora una altra questione, anch’essa grave per il Sud come per l’intera nazione. Ci si era illusi che il potenziamento del sistema regionalistico avesse potuto sostituire e migliorare, l’intervento straordinario per il Mezzogiorno, la vecchia Cassa Per il Mezzogiorno la quale pur fra tanti limiti aveva svolto un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell’intero sud.
Alla prova dei fatti le Regioni meridionali si sono mostrate incapaci, amministrativamente, tecnicamente, staremmo per dire, prima ancora che politicamente, di gestire i fondi europei che avrebbero dovuto sostituire l’intervento straordinario. La crisi del regionalismo meridionale insieme al più generale disinteresse (se non palese ostilità) per la questione meridionale che ha caratterizzato l’ultimo ventennio, la cosiddetta seconda repubblica, si è rivela devastante per il destino dei meridionali come dell’intero paese. Fino a danneggiare l’intera crescita dell’eurozona. Si pensi, per ricordare un solo dato semplice quanto rilevante, che il sud Italia ha il doppio della popolazione delle Grecia o del Portogallo e che il suo arretramento, dunque, pesa sullo sviluppo dell’intera Europa che è, ormai, un sistema così integrato da non potersi permettere al suo interno così evidenti diseguaglianze.
In questo quadro le regioni rischiano, come si è detto, di aver esaurito la loro stessa funzione. La prossima legislatura potrebbe rivelarsi l’ultima spiaggia, l’ultima opportunità per impedire che venga messa in discussione questa istituzione in fondo recente e che non è mai entrata in sintonia con la cittadinanza. Segnali che vanno in questo senso se ne colgono non solo nella pubblica opinione ma anche al livello politico, se è vero come è vero, che lo stesso presidente del consiglio, Matteo Renzi, ha collocato la riforma del Titolo V fra le priorità per rilanciare il paese.
Una ripresa del dibattito sul Mezzogiorno per non usare l’impopolare definizione di questione meridionale, diventa dunque urgente e improcrastinabile. L’Italia potrà tornare a crescere solo se crescerà il sud. Non è uno slogan. E’ una semplice constatazione di fatto. Il nord sembra aver raggiunto il suo livello di possibile espansione (come mostrano le esportazioni) e soltanto una ripresa del mercato interno può rilanciare la nostra economia. È pensabile che ciò possa accadere senza metà del Paese? Potremo rispettare i parametri concordati con l’Unione europea se il Mezzogiorno continuerà nella sua lenta agonia?
A queste domande si cercherà di dare qualche risposta nel convegno sul tema, Il Mezzogiorno fra passato e presente (lunedì 13, ore 18,00 presso Università Pegaso, piazza Trieste e Trento) al quale interverranno, oltre a chi scrive, Antonio Bassolino, Adriano Giannola, Vincenzo Maggioni, Antonello Perillo.