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Schieramenti senza idee per governare. Verso le elezioni

C’è chi ha rivolto il solito appello alla borghesia cittadina, in soccorso delle condizioni sgangherate e dolorose in cui versa Napoli, chiedendole un generico impegno nella società, sostitutivo dell’azione politica e amministrativa che dovrebbero svolgere i partiti rappresentati in quel Consiglio comunale.  C’è, poi, la richiesta di una nuova politica del fai da te, che auspica una forte autonomia della società rispetto allo Stato ma che, in realtà, qui da noi, si traduce in un appello volontaristico e un po’ moralistico.
Generalmente tali appelli vivono lo spazio di un mattino e si risolvono in una passerella per qualche intellettuale o qualche imprenditore in cerca di visibilità.  Altri ancora hanno invocato, di fatto, una sorta di supplenza per la politica locale, richiedendo interventi congiunti del Governo nazionale, enti locali e società (economica e civile) per affrontare una crisi di idee, competenze e volontà del nostro ceto politico.
Anche in questo caso, mi permetto di dire, un appello generico, perché non si comprende con quali strumenti giuridici, con quali soggetti politici e attraverso quali processi legislativi e amministrativi possa attuarsi un così vasto programma.
Infine, c’è chi propone concretamente il commissariamento della giunta comunale di Napoli. Obiettivo che si potrebbe raggiungere se ci fosse un accordo fra i partiti e i movimenti che ritengono ormai esaurita, fallita, l’esperienza di De Magistris. Prospettiva realistica ma anch’essa di difficile attuazione, se si pensa che è improbabile che i consiglieri comunali votino contro il Bilancio comunale, aprendo la strada ad una tornata elettorale che quasi sicuramente non li vedrebbe rieletti.
Questa mi sembra la situazione attuale del dibattito cittadino, ripiegato in se stesso, senza uno slancio forte per ciò che riguarda, invece, le vere politiche per la Città. Cosa si intende fare, per esempio, di quell’area vasta del “Leonardo Bianchi” a Capodichino, con ben 58 edifici?
Che fine ha fatto l’idea avveniristica di un canale navigabile fra il mare e il CIS di Nola, che darebbe fiato all’economia? E Bagnoli? E Napoli Est? Avrebbe senso quel dibattito stantio sugli schieramenti solo se si affrontassero concretamente argomenti di questa portata che rimetterebbero in corsa Napoli come città europea. Un’area metropolitana dove la disoccupazione conta il record di due giovani su tre e le imprese chiudono ad un ritmo vertiginoso. E’ di ieri la notizia che, finalmente, anche la Confindustria nazionale si accorge, in un appello al Governo, di questa vera e propria sacca della disperazione.
Il dibattito pubblico, invece, insegue le vuote geometrie degli schieramenti buoni a vincere le elezioni ma non a governare. Intendiamoci, anche i dibattiti più astratti possono avere una funzione se servono da orientamento per un’azione politica concreta.
Io ritengo che, nonostante tutto, debbano essere i partiti i protagonisti della vita politica in generale e cittadina in particolare, purché abbiano un programma concreto da proporre e, soprattutto, la volontà di attuarlo. E che tocchi ai partiti di opposizione riorganizzarsi e, semmai, aprirsi ai contributi delle forze sociali, imprenditoriali, delle associazioni e del volontariato, a quella che genericamente si chiama società civile.
Una responsabilità alla quale  non possono e non devono sottrarsi.