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Enrico Letta, lo scientifico analfabetismo e la futura povertà

Sono queste alcune delle domande alle quale cercano di rispondere Elio Cadelo, giornalista divulgatore scientifico, e Luciano Pellicani, sociologo di fama internazionale, nel saggio “Contro la modernità – Le radici della cultura antiscientifica in Italia” pubblicato da Rubbettino. La società italiana è oggi caratterizzata da una grave analfabetismo scientifico (solo il 3% della popolazione conosce il metodo scientifico contro il 78% della Finlandia) e da un ampio analfabetismo di massa infatti. I dati dell’OCSE dicono che il 5% della popolazione italiana compresa tra i 16 ed i 64 anni è oggi analfabeta, il 38% è incapace di comprendere un testo scritto o incapace di comprendere il significato di un grafico, una tabella. Questo ci pone al primo posto tra i paesi industrializzati come numero di analfabeti funzionali.
Siamo anche il paese dove, negli ultimi anni, si  sono sviluppati il maggior numero di movimenti contro la scienza e contro l’innovazione tecnologica e la ricerca scientifica. Sono nati movimenti anti TAV, contro la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, contro le opere pubbliche in genere, contro i termovalorizzatori, contro la ricerca sul nucleare civile, contro le biotecnologie e le nanotecnologie, contro l’agricoltura industriale. Tutto questo vede oggi l’Italia come primo esportatore nel modo di ricercatori, scienziati e laureati in discipline scientifiche. Si tratta di una emigrazione intellettuale dovuta solo in parte alla crisi economica, ma che trova le sue ragioni anche nell’ostilità verso la scienza e le sue applicazioni. Al Presidente del Consiglio, Enrico Letta, e a chiunque altro sarà il suo successore, chiediamo di arginare questa condizione di ostilità, perché questa procurerà la futura e irreversibile povertà dell’Italia.