“LA FONDAZIONE BANCO DI NAPOLI”

la Repubblica, 27 maggio 2016, cronaca di Napoli di Giuseppe Ossorio

 

Con una lettera di sei pagine inviata la scorsa settimana al presidente della Fondazione Banco di Napoli e anche al Ministro dell’economia e alle autorità bancarie di vigilanza, il consigliere Francesco Fimmanò, appena designato nel Consiglio Generale della Fondazione dal Presidente della Giunta Regionale, chiede la convocazione “urgente” e “senza indugi” dell’organo d’indirizzo. La richiesta potrebbe concludersi con una decisione burocratica  se non fosse per il cuore del problema “l’assunzione degli opportuni provvedimenti a tutela e/o risarcimento delle ragioni della Fondazione Istituto Banco di Napoli”.

La storia del Banco di Napoli ha destato non poche perplessità nell’opinione pubblica della nostra città. C’è stato chi ha manifestato cautamente i propri dubbi sulle anomalie dell’intera operazione, e chi ha apertamente parlato di “scippo”. Non dimentichiamo che era l’unica banca del Sud di un interesse rilevante.

Intanto, è intervenuto lo scorso 5 maggio un decreto legge, per stabilire che “le azioni rappresentative dell'intero capitale sociale della S.G.A. s.p.a (la Società per la Gestione delle Attività alla quale Via Nazionale aveva affidato il compito di recuperare il più possibile delle sofferenze dell’istituto di via Toledo, n.d.r.),  per le quali è attribuito al Ministero dell'Economia il diritto di pegno, sono interamente trasferite al Ministero dell'Economia. A fronte del trasferimento, sarà riconosciuto un corrispettivo non superiore ad euro 600.000 pari al valore nominale delle azioni trasferite”. Non si tratta di un errore di stampa, ma proprio di seicentomila euro per l’acquisizione di una società, la S.G.A., che al 31 dicembre 2014 aveva in cassa 484 milioni di euro e altri 238 milioni alla voce crediti.