COMUNE, LE PRIMARIE SONO LA SCELTA GIUSTA

di Giuseppe Ossorio
da “la Repubblica” Napoli di venerdì 23 ottobre 2015

Il blocco di partenza dei candidati a Sindaco alle prossime elezioni comunali di Napoli si va delineando. Il centro destra con qualche sofferenza ha già il suo candidato a Sindaco; il Movimento di Beppe Grillo gode ottima salute e sceglierà il suo candidato con il ricorso al Web; Luigi de Magistris ha dichiarato di ricandidarsi. Poi, c’è la coalizione in fieri del centro sinistra ancora avvolta in una nebulosa. C’è chi si pronuncia a favore delle "primarie"  per indicare il candidato Sindaco di Napoli di quella coalizione. C’è chi ritiene di aspettare l’indicazione del Partito democratico di Roma di un Papa straniero. Fra le voci che si sono pronunciate decisamente a favore delle primarie ci sono i giovani del Pd. che vedono in esse il modo per ritornare alla partecipazione alle scelte. 

La svolta politica che ha avuto l’Italia dopo la crisi nella quale era caduta la cosiddetta seconda Repubblica, piaccia o non piaccia, è stata impressa dalle primarie vinte da Matteo Renzi. Furono indette dal Pd ad ottobre 2013 e tenute nel dicembre 2013. Con quelle primarie si è messo in moto un nuovo corso che, fra luci e ombre, come sempre avviene, ha vivificato un confronto  ridotto a mero insulto politico fra fazioni opposte.

Le analogie con la situazione napoletana sono tantissime. Quattro anni fa, alle elezioni comunali del 2011 si è prodotta una rottura traumatica, che ha desertificato la politica napoletana tranciando radici antiche senza far nascere nuove piante o nuovi germogli. Oggi Napoli si presenta come una città vecchia. Nobile quanto si vuole, ma vecchia carica di acciacchi. Bisogna indicare l’idea di una città moderna, che deve vivere,  trasformarsi senza negare la sua storia; dare  una speranza ai giovani che non sia quella di cercare fortuna in altre città del mondo.

Si tratta di riconnettersi con il tessuto vivo della città, di comprendere quali siano le forze vive (e ne sono tante) che la metropoli napoletana esprime in campo culturale come in campo economico. Capire come organizzare un’alleanza fra i ceti più vivaci e produttivi della città, i loro interessi non individuali, in grado di farsi carico dello sviluppo dell’intera Area metropolitana, senza abbandonare i più poveri.

Quali sono gli strumenti con la quale la politica può riconnettersi con la realtà? Come può interpretare e guidare assieme i movimenti sociali in atto anche nella nostra città? Possiamo veramente immaginare che i nuovi leader politici cittadini, che la nuova classe dirigente delle future amministrazioni possa essere selezionata, come si faceva nella prima Repubblica,  nel chiuso delle stanze dei partiti? Che in quelle stanze si trovi un candidato salvifico proveniente dalla cosiddetta società civile, che non si è mostrata poi tanto capace di amministrare?

Se così fosse, si confonderebbe  il necessario rapporto che i partiti politici devono intessere con i movimenti reali, i ceti produttivi, i soggetti sociali con il legame dei partiti con una sola, piccola, parte della cosiddetta società civile, molto spesso cortigiana e rappresentativa soltanto di se stessa, semmai mediaticamente efficace.

Per questi e tanti altri motivi le primarie sembrano la migliore strada percorribile. Che siano naturalmente primarie aperte, di popolo, "senza trucchi" come ha scritto su queste colonne di Repubblica Ernesto Paolozzi, riferendosi alla proposta di candidare un solo esponente del Pd nelle primarie di coalizione. Aggiungo, evitando di proporre Albi degli iscritti che potrebbero diventare la sostituzione di fatto dei tesserati. In questo caso sarebbe "un altro trucco". Ciò non significa, lo ha segnalato lucidamente sempre su Repubblica Aurelio Musi, che basta indire le primarie per vincere le elezioni e per assicurare un buon governo alla città. Dipende da come si fanno le primarie, se i protagonisti hanno radici nella società e sanno dare una speranza, il segno di un futuro migliore.

Le primarie sono il luogo dove un candidato rappresenta un’idea e un progetto e apre un franco e chiaro dialogo con i cittadini. Non vediamo altro modo di rivitalizzare la politica a Napoli per evitare che la maggioranza dei cittadini si rifugga nell’astensione. Lasciando il campo a movimenti personalistici o a opportunistici personalismi.

La città di Napoli di tutto ha bisogno, tranne che di una nuova ventata di irrazionalità circondata da indifferenza.