BUROCRATI E DIRIGENTI IN FUGA DAL COMUNE

di Giuseppe Ossorio
da “la Repubblica” mercoledì 23 settembre 2015, cronaca di Napoli

Siamo ormai a 6 o 7 mesi dalle elezioni per il Sindaco e per il Consiglio comunale di Napoli. E’ tempo in cui bisogna tirare le somme. Le devono tirare i cittadini napoletani chiamati a quelle scelte dei prossimi 5 anni. E inizia la giostra dei possibili candidati. Immaginiamo con quanto entusiasmo da parte dei possibili elettori che vogliono ascoltare e parlare dei problemi e delle tante emergenze di Napoli. Soprattutto,  come si possono  risolvere. Realisticamente, senza sogni e senza ricorrere alla santa speranza.

Ci ha colpito molto, in questi cinque anni, i tourbillon di continui cambi di assessori e, nello stesso tempo, alla dispersione dei livelli alti della  burocrazia comunale, che  avrebbe dovuto assicurare l’assoluta garanzia dei cittadini,  per confrontarsi e interagire con la Giunta comunale.

Ricordiamolo. C’è stato un momento di particolare difficoltà generale per il Comune di Napoli: le casse comunali erano vuote, ma la nuova Amministrazione sulla scorta dell'affermazione personale del Sindaco alle elezioni del 2011, volle mostrare segni di grande attività. Poi, dalle dichiarazioni successive dell'ex Assessore al Bilancio, si saprà dell'esigenza che quell’Assessore propose di dover  ricorrere alla procedura di dissesto o, in alternativa, a rigorose procedure di contenimento di spesa. Fu sostituito. I Dirigenti apicali iniziarono ad essere impiegati in incarichi nuovi.

La Giunta varata nel 2011, sulle ali del consenso ricevuto anche da parte della cosiddetta sinistra antagonista, annunciava nuove politiche di “governance” dell’apparato burocratico fondate sulla fiducia orientata verso la comunità municipale, basate sull’equità e sul principio dell’inclusività.  Si sarebbe dovuta contrapporre al managerialismo di stampo anglossassone-americano fondato, invece, sui principi dell’efficienza, dell’economicità, particolarmente attenta all’organizzazione interna e agli aspetti più propriamente tecnici dell’apparato burocratico. Addirittura una Assessorato si fregerà anche di tale tipo di delega. Però, scomparve in poche settimane.

La classe dirigente amministrativa del Comune, in quella fase storica, si disperde ulteriormente: da un lato si fa strada la riforma "Fornero" e dall'altro le condizioni di lavoro all'interno dell'Amministrazione diventano più complesse.

Molti Dirigenti scelsero la strada della pensione, alcuni addirittura le dimissioni pagando direttamente, per qualche mese o anni, i contributi per poter poi andare in pensione. Il numero dei dirigenti scende ancora. Non possono esserne nominati nuovi per il blocco conseguente all'adesione del Comune alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale.

Nel frattempo, l'Amministrazione cancella anche le posizioni organizzative, ossia delle particolari funzioni strategiche assolte da alcune centinaia di funzionari. Di fronte alla scarsità di Dirigenti, quella scelta, a nostro avviso, non procurò maggiore efficienza alla cosiddetta “macchina comunale”.

Trascorrono ancora mesi ed i Dirigenti scendono ad un minimo storico di circa 80-85 unità: alcuni ricoprono due o più incarichi, altri anche cinque o sei incarichi. Nessuno più dei Direttori dell'Amministrazione precedente è ancora in servizio.

Stessa musica sotto il versante delle Aziende Partecipate del Comune. Come è successo per gli Assessori anche i Presidenti e gli Amministratori delegati di quelle Aziende cambiano in continuazione, con  grandi polemiche che seguono alle defenestrazioni. Emblematico è il caso di ASIA,  quello di ABC e di Napoli Servizi.

La struttura burocratica è in una situazione di grave crisi con le conseguenze che  ne derivano per i servizi al cittadino. A nostro parere,  non si possono risolvere i problemi di normale amministrazione e, soprattutto, di straordinaria amministrazione esclusivamente in un ottica di breve periodo. I cittadini vogliono risposte rapide e l’accompagnamento per risolvere i loro problemi che sono anche di insediamenti produttivi.

La classe burocratica francese è motivo di vanto per quella nazione. Non crediamo che questo possa verificarsi in Italia nel breve e neppure nel medio periodo in Italia e riverberarsi, in modo diffuso, negli Enti Locali e nelle Regioni. Ma facciamo in modo che anche in Italia ciò possa verificarsi.