Postfazione di Giuseppe Ossorio

Dialogare senza rinunciare a portare nel dialogo posizioni talvolta minoritarie, comunque diverse in larghe coalizioni molto disomogenee nelle quali è difficilissimo trovare un punto di sintesi.


Così, con i tanti amici che hanno condiviso questo itinerario, si è cercato di far valere valori e principi irrinunciabili per una vera, autentica democrazia liberale:difendere e promuovere il federalismo senza cadere nel localismo e nel più pericoloso campanilismo, difendere la centralità delle Assemblee elettive (che è come dire la democrazia rappresentativa) riconoscendo la necessità che il potere esecutivo debba essere rapido ed efficiente, sostenere il processo di unificazione europeo sul terreno politico contro ogni tentazione dirigistica e burotecnocratica.


Le grandi tendenze dei processi politici s’intrecciano inevitabilmente con le questioni locali condizionandosi vicendevolmente. La generale crisi dello stato sociale si è riverberata in modo drammatico sulle condizioni del Sud d’Italia, sulla Campania e su Napoli in modo particolare. Alla crisi economica si è aggiunta una crisi della rappresentanza politica e delle classi dirigenti. La disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli di guardia ed è rinato il triste fenomeno dell’emigrazione, soprattutto dei giovani laureati, che impoverisce ulteriormente il Mezzogiorno.


Per far fronte a questa situazione si sarebbero dovuti prendere provvedimenti seri e rigorosi, nelle politiche di Bilancio, negli investimenti dei Fondi europei, nel rapporto istituzionale fra Enti locali e Governo nazionale:affrontare la Questione Meridionale con idee e linguaggio nuovi nel contesto europeo, ricostruire il sistema dell’istruzione secondo parametri adeguati alla complessità del mondo del lavoro e di una società in costante, rapida, molto rapida trasformazione.


La politica si è impantanata in una sorta di immobilismo burocratico scosso soltanto da movimenti populistici ed irrazionali.


Ciò nonostante si sono compiuti progressi, le ideologie totalitarie hanno, sostanzialmente, lasciato il posto a un riformismo di matrice liberale che ha contagiato positivamente settori della società civile, la quale ha proseguito il suo cammino malgrado gli impedimenti oggettivi di cui si è detto.


Siamo, oggi, di fronte ad una svolta. Anche la Seconda Repubblica sembra archiviata. Si può e si deve ripartire da una politica che sappia riconquistare il suo ruolo di guida della società, di governo della complessità abbandonando pretese egemoniche da un lato e timori reverenziali dall’altro.


È la strada che deve percorrere il Mezzogiorno d’Italia nel più vasto contesto europeo. La strada che tanti nostri giovani già percorrono, talvolta per scelta, talvolta per necessità. Tocca allora alla classe politica, alla classe dirigente sgombrare quel cammino dai troppi ostacoli che lo ingombrano.