Capitolo 3. Liberalizzare non significa “privatizzare”

Ma è soprattutto questi ultimi rappresentano una capacità di osservazione ed analisi lucida e lungimirante. In una serie di articoli, partiti da lontano, quando il tema non era certo espoloso, Peppino ne osserva i prodromi e ne prevede gli effetti. La ricetta invano ripetuta non è certo quella di privatizzare, ma di liberalizzare. E’ chiaro nel pensiero dell’autore che la ricetta liberista finirebbe solo per sostituire monopoli privati a quelli pubblici, con le controidicazioni della “cattura del regolatore” e del gap di giustizia redistributiva. Uno stato autenticamente liberale che controlla e garantisce i diritti è quello che “sogna” Peppino.

Si tratta dell’essenziale distinzione fra liberalismo e liberismo enunciata con forza da Benedetto Croce nel 1941 al termine del suo dibattito pluriennale con Einaudi. Il principio del liberalismo è quello della sempre maggiore elevazione della vita, e pertanto della libertà, senza cui non è concepibile né elevazione né attività.Al liberismo, come al comunismo, “il liberalismo dice , accetterò o respingerò le vostre singole e particolari proposte secondo che esse, nelle condizioni date di tempo e di luogo, promuovano o deprimano, l’umana creatività, la libertà. "La legislazione operaia e altrettali provvedimenti poterono essere considerati antiliberistici, ma non solo non erano antiliberali, sì invece sanamente liberali, in quanto concorrevano all’elevazione dell’uomo". Il liberismo è fiducia granitica nel buon funzionamento del meccanismo di mercato e, dall’altro, sostanziale emarginazione di tutte le problematiche distributive, non semplicemente di tipo reddituale, ma anche di quelle riconducibili ai diritti fondamentali.

Stiglitz ha osservato che l’ideologia è un meccanismo utile per economizzare sul costo dell’informazione: ad esempio liberalizzare una porzione del mercato del lavoro, senza considerare le implicazioni sulla distribuzione del reddito e sulla dinamica della domanda aggregata è manifestazione di incapacità di una lettura complessiva dei fenomeni, o di assenza di un adeguato riferimento. L’uguaglianza sostanziale all’interno di una comunità richiede una pluralità d’interventi, di cui la componente puramente monetaria, su cui si tende spesso a misurare la qualità delle politiche, non è necessariamente la più importante.

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