Capitolo 2. La città. Napoli in controluce.

La breve raccolta di articoli, Ossorio ha voluto segnalarla come il disvelamento della visione in controluce della città di Napoli, una visione che non è facile focalizzare e che potrebbe quindi restare ignota. Dopo la rilettura di questa raccolta, se avessi dovuto scegliere io il titolo, prendendo parzialmente a prestito da Raffaele La Capria, l’avrei chiamata la  cittàferita a morte, per l’assenza di un buon governo. Comprendo che non si adatta allo spirito di Ossorio, alla sua natura di politico che in quanto tale non può non credere nel cambiamento, nella forza della volontà che indirizza verso il bene, per la propria generazione ma soprattutto per quelle future. E’ per questo, oltre che per la sua storia umana e politica, che Ossorio, in tutti gli articoli richiama i responsabili degli accadimenti che racconta, alla razionalitàdelle proprie azioni e all’etica del buon governo, pùur non ignorando la decadenza di alcuni di loro.

Questo sprone lo si legge nel primo articolo della raccolta, dove invita a una compilazione più trasparente del bilancio comunale, in modo da conoscere le cause dei disavanzi e, alla Einaudi,  deliberare per tentare di rimuoverle. Ad esempio, non è buon governo quello che si lascia dipendere dalle sentenze giudiziarie e non modifica i propri comportamenti per ridurre le controversie. Così come non è buon governo, si osserva nel secondo articolo, restare immobili difronte al problema dell’igiene urbana e non invece cercare di comprendere quali possono essere le  azioni che autonomamente l’amministrazione locale può intraprendere, sia pure nella consapevoleztpza della non risoluzione totale del problema. Tuttavia l’assalto pur democratico al palazzo simbolo del potere politico locale, non ha senso che avvenga da parte di partiti o nuove liste civiche non coscienti delle dinamiche economiche e sociali che scuotono il mondo e attenti a mirare inutilmente il proprio ombelico. Nel terzo articolo, Ossorio richiama il Partito Democratico a svolgere quel ruolo da classe egemone, nodo di una rete che collega i problemi locali a quelli globali. L’autore, come noi, resta ancora in attesa di una risposta mentre il Comune continua a soffrire le condizioni di bilancio (quarto articolo) e il Cardinale colma un vuoto politico attraverso la sua riflessione e azione nella città di Napoli (quinto articolo). Un  vuoto politico  che a noi sembra verrà più tardi parzialmente colmato , a più elevato livello di sovranità, da Papa Francesco.

L’auspicio e la ricerca del Buon governocontinuano nella speranza che i finanziamenti appositi possano effettivamente avviare il “Grande Programma per il Centro Storico” (sesto articolo), sia pure dopo un fattivo confronto tra Comune e parti sociali e nell’auspicio di una collaborazione positiva con la Regione, rifuggendo quei tentativi, tanto frequenti nella politica meridionale, volti a dare più importanza a chi decide piuttosto che a cosa si decide.

Quello della rivitalizzazione del  centro storico è stato un problema sempre particolarmente sentito da Giuseppe Ossorio, sia per la cultura politica dalla quale proviene (dalla Napoli nobilissima di Croce alla Europa delle città di Compagna) sia per la consapevolezza della necessità di azioni politiche non ordinarie. Per questi motivi propose una legge regionale quando era consigliere e soprattutto, come parlamentare, nel 2007 riuscì a inserire un emendamento nella legge finanziaria che consentiva di trasformare il centro antico di Napoli in zona franca. Un’azione politica straordinaria che non aveva precedenti al mondo, poiché le zone franche sono costituite in prossimità di importanti nodi trasportistici o in distretti industriali di tipo marshalliano. Una idea originale, frutto di riflessioni e generose lotte condotte insieme al giudice Raffaele Raimondi. Idee tuttavia sconfitte dalla mediocrità degli amministratori comunali e regionali, capaci solo di intendere le rassicuranti banalità dell’ordinarietà, piuttosto che il coraggio della straordinaria innovazione.

Il tempo trascorre ma le stelle stanno a guardare  l’immobilità dei problemi e dei comportamenti e caparbiamente Ossorio continua a invitare gli amministratori a formulare scelte pubbliche razionali per la risoluzione dei problemi contabili del Comune (settimo articolo), al PD di riorganizzarsi, attraverso vere primarie, per una più idonea amministrazione cittadina (ottavo articolo)e alla Regione di formulare un Piano Casa che finalmente eviti la speculazione insieme a squilibri territoriali (nono articolo).

Nel tempo delle riflessioni sulle candidature elettorali per il Comune, Ossorio cerca di ricordare alla politica che il tempo dell’assistenza verso il Mezzogiorno è definitivamente terminato e occorre quindi che si formi una nuova classe dirigente culturalmente lontana dallo schema di dipendenza dal governo centrale (decimo articolo). Sempre nel periodo elettorale, con evidente lungimiranza l’autore avverte dell’azione dirompente di Matteo Renzi, del bisogno sempre più diffuso della rottamazione se i candidati a sindaco, piuttosto che confrontarsi in contesti metafisici non riflettono sulla gestione della questione urbana, sempre più complessa e disarticolata (undicesimo articolo). I problemi politici di Napoli non riguardano solo i rappresentanti, passati, presenti e futuri, quanto anche le illusioni inseguite dalla popolazione. Quale accorto politico, Ossorio individua immediatamente il desiderio plebeo di un Sindaco taumaturgo (dodicesimo articolo) e purtroppo è un desiderio che trova sempre chi è pronto a offrirsi come tale. Eppure, esempi di come sia possibile riemergere dal degrado, ci sono offerti nell’ambito calcistico.

La squadra del Napoli (tredicesimo articolo) aveva subito un tonfo sia finanziario che sportivo, ma personalità come Aurelio De Laurentiis dimostrano come sia possibile anche a Napoli una rinascita autonoma dai poteri politici e l’auspicio che anche nell’amministrazione pubblica sia possibile rintracciare un simile esempio.

Il tempo trascorre inesorabile, ma Ossorio non può far altro che ribadire l’esistenza di un effettivo vuoto politico tuttavia colmato, nei limiti del possibile, come ebbe già a osservare, dal Cardinale Crescenzio Sepe (quattordicesimo articolo). Quel vuoto si riflette nei tempi lunghi dei progetti per la città (quindicesimo articolo). Un elenco che si allunga fino a sembrarci irreversibile, così come irreversibile è il tempo perduto. Il tempo perduto si annuncia paradossalmente nel presente e Ossorio ne è consapevole quando istantaneamente denuncia l’inutilità dell’Assemblea del Popolo inventata dal nuovo Sindaco (sedicesimo articolo) de Magistris. Nulla più del linguaggio svela gli uomini e chi conosce la storia non può non preoccuparsi del linguaggio, tanto del linguaggio violento tanto di quello retorico.

Il tempo inevitabilmente trascorre, ma la soluzione per i rifiuti urbani non è stata ancora raggiunta e tra chi promette la raccolta differenziata (il sindaco) con percentuali impossibili da raggiungere nel tempo promesso e chi si diletta a discettare sui rifiuti come risorsa, il problema rimane (diciassettesimo articolo) e i responsabili attendono e sperano una soluzione naturale. Quella delle attese delle soluzioni naturali è un implicito comportamento di chi non sa cosa fare e non riguarda necessariamente solo questioni complesse. Può riguardare anche il Forum delle Culture (diciottesimo articolo) per il quale la individuazione del possibile vassallo vale molto di più del rispetto dei tempi e della qualità del programma.

Il tempo trascorre ma piuttosto che la soluzione di problemi, osserviamo l’insorgere di nuovi o comunque di problemi che consideravamo superati per sempre in un tempo ormai lontano. Invece, osserviamo i senzatetto che si proteggono dal freddo sotto i portici del nostro teatro lirico (diciannovesimo articolo) e sono occasione per Ossorio per ricordare che la politica è l’arte delle scelte possibili e che l’attuale amministrazione tra l’effimero e la tutela dei poveri ha scelto il primo, sebbene senza neanche saperlo produrre con efficienza.

Il tempo trascorre, le amministrazioni politiche si avvicendano ma Ossorio deve continuare a richiamare la necessità della trasparenza del bilancio comunale, in un tempo nel quale si rischia il dissesto (ventesimo articolo), così come aveva già denunciato nel primo articolo riportato in questa rassegna.

Il tempo è trascorso. Nel mese di luglio sarà costituita la Città Metropolitana sulla base di una legge scritta frettolosamente sull’onda della demagogia che vuole la soppressione delle province. Ossorio ne è consapevole e invita a riflettere sulle condizioni che occorre realizzare per il buon governo di questo nuovo ente locale (ventunesimo articolo).

Se il futuro è costruito dal passato, ma non è sempre vero per fortuna o sfortuna, quel che ci aspettiamo, sfortunatamente, sarà il tempo perduto e, fortunatamente, il costante richiamo di Giuseppe Ossorio.

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