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“Smetto quando voglio”

Prova lampante sono i Decreti che languono in attesa di essere approvati: sintomo di un Governo in difficoltà e di un Parlamento che -  tra insulti e ricatti - ha perso definitivamente il senso del confronto democratico e la cognizione reale delle condizioni dell’Italia. Tra questi Decreti, quello denominato “Destinazione Italia” che contiene provvedimenti e norme per il rilancio economico del Paese.Quel che è più grave è che la bagarre politica sembra aver accantonato quel processo riformista necessario per dare un futuro all’Italia: oltre alla riforma elettorale che gli italiani non porteranno a tavola, ci sono provvedimenti urgenti sul pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione, sul lavoro e le politiche sociali, sull’istruzione e la cultura.Soprattutto una seria riforma della giustizia, in particolare di quella civile, per dare riposte, in tempi accettabili, ad imprese e lavoratori. Oggi siamo davanti ad una giustizia civile lentissima e costosa, che incide profondamente sulla crisi del lavoro e del sistema produttivo. Certo, il Governo è intervenuto con Decreti legge a tamponare questa o quella emergenza: tutti intenti vanificati dalla mancanza di un piano organico per ridare effettività all’intero sistema.Un quadro dell’Italia il film “Smetto quando voglio”, in questi giorni nei cinema, che, seppur con un amaro sorriso, radiografa senza enfasi l’attuale situazione italiana: in un paese in cui intelligenza, cultura e meritocrazia diventano paradossalmente handicap un brillante ricercatore di Chimica, rimasto senza contratto per i tagli all’università, ricorre all’aiuto di 6 geniali laureati in altre discipline, tutti impegnati in lavori umili e ormai rassegnati, per mettere su una banda di spacciatori di una droga “legale” di sua creazione. Nelle ultime scene il protagonista è costretto a fare i conti con un sistema giudiziario molto lontano dalla realtà del Paese. Il film gioca sul paradosso: ma la realtà non è molto distante. A Matteo Renzi e Enrico Letta: Fate presto.