Prefazione di Adriano Giannola

Su questi aspetti identitari sono accortamente e puntualmente articolate le note dei commentatori su Napoli, il Mezzogiorno, le radici dell’azione politica, la sensibilità all’ economia sociale di mercato.

Si potrà osservare che una raccolta di scritti di una persona rischia di risolversi in una esternazione al mondo di sollecitazioni, insoddisfazioni, raccomandazioni contingenti che possono certificare convinzioni anche interessanti senza per questo, tradursi in una riflessione costruttiva. Non è questo il caso.

Gli agili interventi chiariscono ed indicano di volta in volta percorsi più efficienti e più efficaci per far fronte ai problemi nati non certo da ieri, finora non risolti e anzi fattisi oggi più gravi. Essi indicano strade che rappresentano concrete opportunità, prospettive per l’ azione di domani. La capacità di prospettiva nella riflessione attenta ed asciutta di Ossorio è proprio il riflesso del suo modo di appartenere alla politica: quello impegnato ed operativo di chi individua in concreto la sua missione nella capacità di produrre regole, prendere decisioni, costruire percorsi per governare oggi i problemi e condurci meglio attrezzati a risolverli.

In questa peculiarità, non proprio comune del ceto politico, Ossorio ha svolto un ruolo costante e rilevante sempre in prima persona. Un ruolo che lo vede partecipare da protagonista alla definizione di  norme ispirate a una trasparente progettualità che in qualche caso, purtroppo, attende ancora - e non certo per sua responsabilità - di essere tradotta in fatti.

Sul versante dei “successi” è cruciale il tema degli investimenti in Capitale Umano. Come presidente della Commissione Cultura del Consiglio Regionale, d’intesa con l’allora Assessore Nicolais (oggi presidente del CNR) vara  la legge regionale per la “Promozione della Ricerca Scientifica in Campania”.  E nel 2004 con la proposta di legge regionale sulla “Promozione e valorizzazione del sistema universitario della Campania”, sempre in sinergia con l’ Assessore, completa e sviluppa questa strategia. Entrambi i provvedimenti sono tuttora vigenti e consentono di cogliere il risultato - uno dei pochi primati campani - che vede la Regione in prima linea su questo terreno strategico. Peccato che per altri versi, la “pentola bucata” dell’ economia e della politica meridionale e napoletana alimentino un esodo di eccellenze giovanili che, in concreto, rischia di trasferire i frutti di questo primato a vantaggio di altri territori.

E qui veniamo alla carenza di strategia e di programmazione che Ossorio - da politico e da tecnico - costantemente denuncia con le note appassionatamente critiche sul degrado, a tutti i livelli, di un’azione pubblica realmente meridionalista. Anche in questo caso l’ opera di critica e di denuncia non impedisce, a seconda dei suoi ruoli istituzionali, un impegno concreto sul versante normativo.

E’ sua la proposta di legge regionale per la “Riqualificazione urbana del Centro Storico di Napoli dell’ UNESCO” che fa da traccia poi ai finanziamenti europei concessi per il Centro Storico.

In questo caso il merito di un risultato storico (con un potenziale di quasi 200 milioni di euro)  teso ad avviare un’ operazione di enorme rilievo si confronta con la fallimentare gestione di quel risultato che ha visto evaporare quegli stanziamenti a poco più di 100 milioni, ancora non spesi e neanche impegnati. Si comprende perciò a pieno l’ accorato intervento del 28.2.2009 che nel denunciare che “…la riqualificazione del centro storico va assumendo i connotati di una storia infinita”, chiede di formulare un piano di gestione “di sistema” e non parcellizzato in risposta a “particolarismi”. Ovviamente - senza ironia - si attende ancora una risposta. E se risposta è da considerarsi il piano regionale che prevede il restauro di una lista di luoghi di culto, c’è da rassegnarsi all’ennesima delusione ed alla constatazione che “la politica” si muove non per l’ incalzare di argomenti razionali bensì per ammansire l’UNESCO, fin troppo tollerante, che minaccia di far revocare il supporto finanziario concesso.

Il tema della riqualificazione urbana e, in particolare, quello dell’ area metropolitana di Napoli è ricorrente nelle analisi di Ossorio e non poteva essere altrimenti, vista la sua consuetudine con il pensiero di Compagna e del gruppo di Nord e Sud. Si ripropone così un aggiornamento delle analisi nittiane sulla “corona di spine” che cinge il Comune e che fin dal 1904 avevano visto l’ esigenza di porre il tema della “più grande Napoli”. Su questo terreno metropolitano Ossorio si batte per soluzioni originali. Si adopera in Parlamento riuscendo, con la Legge Finanziaria del 2007, a far varare “con particolare riguardo al Centro Storico di Napoli” provvidenze previste “per favorire lo sviluppo economico e sociale, anche tramite interventi di recupero urbano, di aree e quartieri degradati nelle città del Mezzogiorno”. E’ il primo timido riconoscimento del diritto di cittadinanza delle Zone Franche Urbane sperimentate con incoraggianti risultati in Europa e specie in Francia. L’ attuazione delle ZFU ed in particolare della Zona Franca Urbana per “il centro storico di Napoli”, espressamente prevista grazie ad un suo emendamento, è ancora nella mente di Minerva e non risulta all’ orizzonte (a sette anni di distanza!) l’ intenzione di tradurlo in fatti concreti. Più che l’inerzia statale, Ossorio significativamente chiama in causa  (già nel 2010) “la crisi di autoreferenzialità di Regione, Provincia, Soprintendenze”. Certo un argomento corposo, concreto per invocare la semplificazione ma anche una denuncia che richiama la legittimità di pretendere l’ applicazione di quel principio di sussidiarietà (rigorosamente verticale in questo caso) che pur è stato introdotto fin dal 2001, con tanta retorica, in Costituzione con la riforma del titolo V.

Il  “punto dolente resta la politica”;  per il politico Ossorio questa è una amara constatazione. Una constatazione densa di realismo e precise argomentazioni anche quando da Napoli, l’ analisi guarda al Mezzogiorno ed all’ Italia e all’ Europa. Egli – pur così severo sulle responsabilità di tante degenerazioni della “classe dirigente” meridionale - riconduce (23.11.2007) il crescente degrado istituzionale e civile al lungo e plumbeo “silenzio sul Sud”. Ossorio prende lucidamente le distanze dal legittimare il crescendo di “ameridionalismo” che sfocia oggi nell’ “antimeridionalismo” fatto proprio anche da illustri intellettuali meridionali, a tutti i livelli, e acriticamente metabolizzato in sensi di colpa che pervadono l’ opinione pubblica meridionale ormai  rassegnata ad assumersi la responsabilità di aver messo in forse l’ equilibrio del Sistema Italia. E così, il silenzio non solo si legittima ma giustifica anche lo stralcio del problema-Sud da questione nazionale al ghetto del confuso rapporto che vede Stato e Mezzogirono intermediati ormai esclusivamente dall’ Unione Europea che, con le sue Agende, assurge a munifica ed occhiuta regolatrice dei mitici Fondi strutturali per la convergenza. E’ quindi pienamente condivisibile la conclusione di Ossorio quando (13.1.2009) interroga il PD su questo aspetto fondamentale: “pensare che questo gigantesco vuoto possa essere riempito esclusivamente da Amministrazioni locali, efficienti o meno che sia, (questo è un ulteriore problema da discutere) è un’ ingenuità politica oppure un cinico clacolo teso a non scontentare il cosiddetto partito del Nord”

In coerenza a questi argomenti Ossorio (1.5.2009) si iscrive tra coloro che vedono nel cosiddetto “federalismo fiscale” del titolo V riformato una opportunità per il Mezzogiorno. Della riforma vanno colti in positivo i contenuti di diritti e di doveri che essa fa discendere  dal richiamo al principio di responsabilità e della salvaguardia dei diritti civili e sociali di cittadinanza. In concreto l’ “opportunità” dovrebbe trovarsi nei potenziali spazi delineati dalla legge 44 del 2009 contenete le norme di attuazione del federalismo fiscale e, certo non per caso, completamente disattesa fino ad oggi. Su queste basi è pienamente condivisibile la sollecitazione ad una riflessione che dovrebbe alimentare con forza un meridionalismo attivo, utile anche ad evitare di alimentare uno sterile “sudismo” rivendicativo o nostalgicamente antiunitario.

Come sempre la chiave di volta meridionalista è la sua capacità di interpretare le contraddizioni del dualismo italiano e di indicare una via per ricomporle in un processo coerente di sistema. Oggi ciò significa evitare il rischio di alimentare soluzioni “per parti”: aiutare la locomotiva del Nord, tenere a bada il Sud con l’ assistenza dell’ Unione Europea.

La riaffermazione di diritti e doveri di cittadinanza impone certamente un vincolante e rigoroso principio di responsabilità. Il che non può essere in nessun modo interpretato alla luce di una malintesa “solidarietà” che  nulla ha a che fare con il riconoscimento di diritti e doveri. La solidarietà “offerta” ad esempio nel progetto di un redivivo lombardo-veneto (che tenta anche la sua appendice tosco-emiliana) rappresenta in realtà una interessata, per certo versi insultante, offerta di assistenza.

Le tematiche che Ossorio lucidamente connette da Napoli all’Italia, alludono chiaramente al travaglio dell’ Unione europea. Su questo, quindi ci aspettiamo di tornare a colloquiare con lui. Oggi più che mai con tanti annunci di riforme strutturali va infatti alimentata un’ azione ed un confronto a chiarimento che il “lungo silenzio” sul Sud è  foriero di un destino  che relega a periferia dipendente, con il Mezzogiorno, l’ Italia intera.