“Il ruolo della Regione per gli Atenei”

La Campania e Napoli, diciamolo senza infingimenti, sono del tutto ininfluenti sullo scenario nazionale ed europeo per un evidente deficit di classe politica e dirigente, incapace di uscire dal provincialismo e dagli steccati di un dibattito ideologico vecchio nei contenuti e nella forma. Presentano, invece, una vitalità e una energia culturale e sociale inaspettate alle quali è doveroso dare una maggiore attenzione politica, senza interferenze e intromissioni illegittime  legate ai possibili finanziamenti delle due leggi regionali: quella sulle Università della Campania e quella sulla Ricerca scientifica. Entrambe approvate dal Consiglio regionale agli inizi del 2000.

Quelle due leggi regionali vanno profondamente ripensate, per legarle alle innovazioni tecnologiche e alle opportunità di una nuova e più moderna imprenditoria. Un’azione di lungo periodo, che impone una politica industriale finora assente nei programmi della Regione. Solo una Giunta nel pieno dei poteri può mettere mano, con urgenza e forte determinazione, al ripopolamento del deserto industriale della Campania. Finora, purtroppo, una strategia industriale non è stata nelle corde e negli obiettivi della Regione.

L’iniziativa della Federico II trova la Campania alla prese con una disoccupazione endemica di tipo tradizionale. Essa si accompagna da troppo tempo al dramma della disoccupazione intellettuale giovanile e al corrispettivo umiliante fenomeno dell’emigrazione dei cervelli.