I punti deboli della sanità in Campania

Come dar torto ai cittadini che vanno a curarsi altrove, visti i tempi d’attesa nelle strutture pubbliche per un banale intervento chirurgico o una visita medica specialistica? 

Il Piano ospedaliero della Campania, approvato tempo fa dalla giunta regionale, non funziona, è dettato esclusivamente da rigidi criteri di contenimento della spesa pubblica, e rischia, al di là della carenza di risposte adeguate al territorio, di trasformarsi inevitabilmente in un boomerang soprattutto in termini di spesa pubblica. 

Il riassetto della rete ospedaliera e territoriale, prevede “adeguati interventi per la dismissione, la riconversione e la riorganizzazione dei presidi ospedalieri. Il Piano adegua il numero degli ospedali esclusivamente alle esigenze del rientro del debito accumulato. Solo astrattamente coordina il servizio ospedaliero con i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, la guardia medica e le strutture ambulatoriali. 

In pratica si vanno ad accorpare Aziende e Presidi secondo una logica di “contenitori” territoriali più grandi (sono almeno 7, fra i quali l’Ospedale del Mare), in ossequio ad un mero conto di cassa, lasciando, però, nel guado la rete dell’emergenza. Mentre ben 5 ospedali saranno riconvertiti ad indirizzo riabilitativo per branche specialistiche. 

In questo scenario, dettato solo da criteri di abbattimento della spesa, con una assenza di coordinamento fra gli ospedali superstite e le strutture territoriali, si perde di vista un punto: non si prevede il costo in termini di nuove piante organiche e di tecnologie e di adeguamento delle infrastrutture necessarie per la riconversione degli ospedali in presidi ad indirizzo riabilitativo. E, soprattutto, manca un’efficace integrazione “complementare” con la Sanità privata. Se non si affronta questo argomento si sopporterà il costo della sanità convenzionata senza sfruttarne le occasioni di complementarietà. 

La riconversione e l’accorpamento dei piccoli ospedali della Campania - si pensi a quelli di Napoli, all’accorpamento dell’Ascalesi, del Loreto Mare, del San Gennaro e degli Incurabili nell’Ospedale del Mare e al rischio di lasciar scoperto una vasta parte della città da un presidio, l’Annunziata, per le nascite e l’assistenza neonatale - richiede tempi e investimenti adeguati in tecnologie e infrastrutture per le strutture riconvertite, requisiti che, invece, sono giustamente richiesti alle cliniche private per l’accreditamento. Inoltre, è richiesta un’operazione particolarmente complessa, neppure marginale sotto il profilo finanziario per connotare le nuove strutture intermedie in termini di offerta di prestazioni specialistiche. 

Nell’ambito del Piano che si attua  manca, insomma, una logica complessiva che integri le strutture intermedie con le strutture ospedaliere principali; non si conosce il quadro finanziario delle riconversioni; né si intravede una programmazione di sistema secondo una logica di rete integrata con le realtà dell’ospedalità privata.