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Liberalismo e statalismo: la svolta di Obama

La crisi finanziaria internazionale e la vittoria elettorale del liberal Obama, fra le tante conseguenze, ha avuto anche quella di riproporre il vecchio dibattito fra liberali e liberisti, fra crociani ed anticrociani. Questa volta il pendolo ha oscillato a favore di Croce il quale, in anni ormai passati, sostenne la tesi che la libertà  non può ancorarsi a nessun sistema economico e, dunque, nemmeno a quello del libero mercato. La libertà , sosteneva il filosofo, che in gioventù aveva studiato l’economia classica austriaca e quella marxista, ha percorsi diversi e ogni sistema economico deve, innanzitutto, garantire la libertà  politiche e, più in generale, la libertà etica. In questo senso si può dire che Croce sostenesse il primato dell’etico-politico nei confronti dell’economica.
Ma, proprio perché il primato spetta all’etico-politico, non possiamo oggi incorrere nell’errore opposto, che sarebbe quello di pensare che l’unica soluzione è lo statalismo. la verità è che, se è vero il liberalismo metodologico di Croce, non dobbiamo mai ipostatizzare un sistema, o una scuola economica, come fosse una sorta di metafisico o ontologico deus ex machina.
Infatti il nuovo Presidente degli Stati Uniti sembra pronto ad intervenire, certamente, nell’economia, ma difficilmente abbandonerà l’idea di fondo della libertà  dell’iniziativa e dell’intrapresa economica. Con buona pace dei fanatici che si annidano ovunque, fra gli statalisti come fra i liberisti.