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Dal caso Villari alle liste civiche. I partiti in cerca di nuova fiducia

Da la Repubblica di sabato 22 novembre 2008

di Giuseppe Ossorio 

Alla fine della fiera, Riccardo Villari, Presidente della commissione di vigilanza sulla RAI, non si è dimesso. E accade che a Napoli, insistentemente in questi giorni, si torna a parlare di liste civiche per le prossime tornate elettorali. Fra il plauso di chi pensa ad un nuovo protagonismo della società civile e il biasimo di chi teme la solita ventata qualunquista, destinata a dileguarsi senza lasciare traccia. Le due notizie non hanno alcuna attinenza. Però, a ben guardare, sono le due facce della stessa medaglia: lo sfilacciamento e l'inattendibilità della politica. Ciò che emerge inequivocabilmente dai due eventi è la crisi ciclica della politica italiana. La vicenda della vigilanza RAI ne rappresenta il detonatore. Il fatto specifico non interessa la grande maggioranza dei cittadini alle prese con la crisi economica, i tagli all'Università e alla scuola, l'aumento della criminalità nonostante i roboanti proclami del governo e così via.
Non interessa, probabilmente, eppure la questione della presidenza della vigilanza Rai è centrale per comprendere come, di botto, abbiano perso credibilità la maggioranza di centrodestra, che ha eletto un Presidente dell'opposizione con un atto di furbizia; la minoranza, che non ha saputo indicare, fin dalla prima ora, un Presidente di sostanziale garanzia; le istituzioni, le quali, esposte a questi giochetti politici finiscono col perdere credibilità.
Per quanto riguarda il centrosinistra, e il Partito Democratico in particolare, è risultata evidente la difficoltà di guidare il processo politico dall'opposizione. Ci troviamo di fronte ad un mutamento della cultura sociale ed economica che, dopo circa un ventennio, ricolloca al centro del dibattito la regolamentazione del mercato secondo principii di efficienza e di equità. Una cultura che, negli anni Sessanta, Ugo La Malfa deline e fu, per tanti aspetti, accolta da larghi settori del mondo cattolico e del socialismo riformista.
La nuova prospettiva internazionale, la nascita di movimenti spontanei fra i giovani, potrebbero aprire nuovi orizzonti ad un partito come il Pd, che è candidato a rappresentare le spinte innovative della società italiana strutturata in modo totalmente diverso da quella degli ultimi decenni del novecento.
Questo progetto rallenta, e, forse, si è arenato. Quindi è fisiologico, comprensibile e perfino auspicabile, che la società autonomamente e spontaneamente provi a supplire i partiti politici o, quanto meno, a stimolare la politica organizzata.
Ben torni a Napoli, allora, la discussione intorno alle liste civiche. Purché non siano l'incarnazione della semplice protesta o di una pura volontà tesa a difendere un particolare interesse, ma siano disposte a praticare una politica concreta, fatta di progetti e contenuti.
Quei movimenti spontanei dovrebbero concentrare la loro azione politica su alcuni aspetti imprescindibili attorno ai quali creare le condizioni di un miglioramento della nostra regione.
Innanzitutto, per non apparire come movimenti protestatari o difensori di piccoli interessi di quartiere e territoriali dovrebbero inquadrare la loro azione in una politica per gli interessi più generali. Siamo di fronte ad una crisi economica i cui effetti devastanti rischiano di essere aggravati, in Italia, da un federalismo fiscale di stampo leghista. E' necessario, perciò, il rilancio di una cultura che sappia ritrovare l'orgoglio civile senza il quale la politica si riduce a puro scontro di potere.
Sarebbe decisivo collocare al centro dell'azione di un movimento spontaneo e civile la difesa della qualità della spesa pubblica e la tenuta virtuosa dei bilanci delle pubbliche amministrazioni, perché una spesa clientelare finisce sempre per punire i ceti più deboli. Un punto centrale dovrebbe essere la questione ambientale, abbandonando il vecchio ambientalismo dell'immobilità in favore della tutela e del recupero attivo del territorio. A Napoli, in particolare, quei movimenti civici che vogliono costituirsi in vista del rinnovo del Consiglio provinciale e, quando sarà , di quello regionale e comunale, dovrebbero tenere in gran considerazione la riqualificazione, non più dilazionabile, del tessuto urbano della città. Dovranno misurarsi con i problemi del centro storico per rispettare e valorizzare la cultura, rilanciare il turismo e, con esso, un largo settore della nostra vita economica; con la conclusione urgente dell'annosa vicenda di Bagnoli; con il risanamento dell'area orientale. Non ultimo, quei movimenti dovrebbero proporre un modello civile nel senso più autentico della parola, indispensabile per la quotidiana vivibilità dei cittadini napoletani.
Lo sfilacciamento, dunque, della politica nazionale di cui l'episodio della vigilanza RAI è l'ultimo capitolo, insieme all'inanità della vita amministrativa, rendono un gran servizio alla realizzazione di nuove forme di aggregazione politica in grado di dare voce ai tanti, ai troppi, che si sentono oggi ai margini o esclusi dal dibattito politico e, soprattutto, dalle concrete scelte decisionali.
Probabilmente, se progetti di questi tipo riusciranno a realizzarsi, gli stessi partiti, stimolati e incalzati, potranno rinnovarsi e riguadagnare la fiducia dei cittadini.