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Con i giovani, con i docenti per l’Università e la Scuola pubblica italiana

Il grande movimento studentesco che ha preso la ribalta in questi giorni Ë forse la novità sociale, prima ancora che politica, pi˘ importante degli ultimi anni. Si combatte, questa volta, non per astratte ideologie ma per costruire un futuro  di qualità e di equità per una generazione che rischiava di essere saltata dalla storia fra precariato e ingiustizia. 
Il decreto Gelmini e la legge 133 di Tremonti minano alle fondamenta l'istituzione scolastica italiana che, pur fra mille limiti, costituisce il centro vitale e propulsivo non solo della cultura ma dell'identità  stessa del nostro paese. Un'identità che deve fondarsi sulla libertà e sulla giustizia sociale. 
Cambiare la scuola a partire da tagli indiscriminati Ë un vero e proprio attentato al paese. Certo, da pi˘ parti si invoca una nuova qualità e una maggiore serietà nella selezione sia dei docenti che dei discenti. Ma, se non vogliamo prenderci in giro ricorrendo ai soliti slogan pseudoliberisti, la qualità non si conquista nella scuola come se fosse un'azienda, un negozio commerciale fra gli altri, nell'agone del libero mercato. 
Bisogna distinguere fra Università e Università, fra istituti e istituti, abolendo gli sprechi e limitando le ingiustizie. Ma tagliare indiscriminatamente vuol dire punire tutti e, soprattutto, quelli che lavorano, si impegnano, producono eccellenze.
Siamo per la scuola pubblica: tutti insieme, giovani docenti e famiglie, ci batteremo contro ogni strisciante forma di privatizzazione del sistema educativo italiano