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Democratici senza il sud

Da la Repubblica di martedì 14 luglio 2009

di Giuseppe Ossorio

Il presidente del Veneto Giancarlo Galan considera un gravissimo errore l’aver privilegiato per l’alta velocità  ferroviaria l’asse Roma-Napoli rispetto alla Milano-Venezia-Trieste. E il governo Berlusconi nella legge per lo Sviluppo, approvata al Senato giovedì scorso, non trova di meglio che chiedere al Parlamento una delega per riordinare, entro un anno e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica l’assetto degli incentivi alle imprese nelle aree o distretti in situazione di crisiù, con particolare riferimento al Sud. Insomma  c’é poco da essere allegri e fiduciosi.
Vi sono, allora, validi motivi e giuste preoccupazioni perché si tenti anche qui, in Campania, di risvegliare nell’opinione pubblica, negli elettori  e nel ceto politico, la consapevolezza dell’urgenza della questione Sud. Ecco perché accogliamo con favore ogni incontro pubblico e la nascita di nuove associazioni che pongono con decisione i termini veri del nostro più importante e finora irrisolto problema. La proposta di costituire un nucleo promotore di una nuova politica meridionalista,un risultato lo ha già  raggiunto: la riapertura di un dibattito che si era spento del tutto da anni.
Il mancato impegno, da parte del governo Berlusconi, dei fondi ordinari destinati per Napoli e per il Mezzogiorno è un motivo che dovrebbe essere affrontato dai parlamentari della Campania senza complessi d’inferiorità . Fondi che se non venissero distolti per altri eventi, come purtroppo avviene spesso, potrebbero invertire, soprattutto in un momento di crisi, l’ulteriore declino economico del Sud. I FAS, i Fondi per le Aree Sottoutilizzate, vengono distratti dall’obiettivo primario per affrontare emergenze ed eventi in altre aree d’Italia. Ciò si tramuta in gesti meramente simbolici e in una facile quanto colpevole demagogia. Malauguratamente il Partito democratico nel suo insieme e, ci spiace dirlo, la deputazione napoletana in particolare, non riesce ad invertire la tendenza di questi ultimi anni, che è stata quella di nascondersi dietro gli slogan secondo i quali la questione meridionale era morta e sotterrata. Ci aspettiamo che almeno qualche neo eletto eurodeputato, meglio se della Campania, ponga alla Commissione europea il tema dei fondi nazionali per il Mezzogiorno dirottati non solo su altri capitoli di spesa, quanto su altre aree geografiche del Paese. Fra qualche tempo ci troveremo a discutere, in Parlamento, della delega affidata al governo sul federalismo. E’ in quel momento che, concretamente, si attuerà  la legge già approvata. Noi siamo favorevoli al federalismo se sarà equo e se, soprattutto, costringerà gli amministratori meridionali a selezionare con attenzione la qualità degli interventi e della spesa. Ma saremo non contrari, contrarissimi se il federalismo all’italiana si ridurrà a drenare risorse dal Sud verso il Nord, a tagliare i servizi essenziali che uno Stato di diritto e sociale deve garantire all’intero territorio nazionale.
Molto si sta muovendo nello stesso fronte del centrodestra. L’attivismo del presidente della Regione Sicilia, Lombardo, lo sta a dimostrare. Sarebbe assurdo che un  partito nazionale, come dovrebbe essere il Pd, dovesse poi, al Sud, inseguire l’autonomismo siciliano e al Nord l’autonomismo leghista.
In questo caso sarebbe veramente la fine dell’unica stagione gloriosa della politica italiana degli ultimi due secoli: quel Risorgimento che abbiamo ridotto a retorica e che è stato invece il momento di maggiore crescita democratica, civile e liberale dell’Italia. Così veramente nascerebbe una lega del Sud destinata ad essere sconfitta da una più forte e coesa lega del Nord. E un’Italia, già debole, diventerebbe debolissima quando in Europa si presenterebbe come uno spezzatino cucinato con ingredienti andati a male. Un paese rancoroso e provinciale, piccolo e meschino in un mondo così cresciuto da mettere in difficoltà  perfino potenze come gli Stati Uniti ed un’Europa da quattrocento milioni di abitanti.
Proveremo a cominciare a discutere di questi temi, nella speranza, e ci auguriamo certezza, che la nuova politica meridionalista, che finalmente si affaccia alla ribalta della politica italiana, possa iscriversi in un orizzonte unitario ed europeista. Nella convinzione che anche al Nord vi sono intellettuali, imprenditori e lavoratori consapevoli della necessità  di ricostruire il paese.
Certo, il puro rivendicazionismo, le contumelie, gli attacchi violenti, ai limiti del razzismo o dell’antropologismo, fanno più presa e immediatamente riscuotono l’attenzione della stampa. Una bella battaglia, Sud contro Nord, a colpi di slogan e insulti, potrebbe perfino occupare lo spazio che oggi occupano le vicende personali del presidente del Consiglio. Discutere seriamente e costruttivamente dello sviluppo sociale, civile ed economico del Mezzogiorno d’Italia come di una grande regione europea può sembrare più noioso e meno trascinante. Ma possiamo distruggere il futuro delle nostre generazioni per qualche titolo in più ad effetto?