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Federalismo, un'opportunità ma il Sud ha perso la voce

Da la Repubblica di venerdì 1 maggio 2009

di Giuseppe Ossorio

Il federalismo fiscale, dunque, è legge. Sarà un male o un bene per il Mezzogiorno d'Italia? Se ne gioverà l'intero paese o soltanto una parte del Nord e solo per poco tempo? Lo vedremo. È certo, però, che una eventuale, possibile ulteriore depressione del Sud e delle isole genererebbe, prima o poi, è una crisi generale e un impoverimento produttivo e sociale dell'intera Nazione, indebolendola nel contesto europeo e internazionale. Non solo, ma acuirebbe il divario fra ricchi e poveri accompagnandolo ad una pericolosa conflittualità regionale e campanilistica.
So che sono in molti a pensarla così e a temere per la stessa tenuta democratica e civile del Paese. La pensano così soprattutto quelli che hanno la mia stessa formazione. Quella che da Francesco Compagna a Guido Cortese, da Paolo Sylos Labini, con i suoi Scritti sul Mezzogiorno, a Giuseppe Galasso, ha sempre ritenuto prioritario l'intervento straordinario per il Sud Italia, per indurre lo sviluppo economico e sociale di regioni di per sè poco propulsive.
Ammettiamolo, però. I due obiettivi fondamentali posti alla base di queste posizioni solo parzialmente sono stati raggiunti. Infatti, non si è creata nel Sud una classe dirigente rigorosa, in grado di sostenere da sola lo sviluppo e il progresso; e, inoltre, nonostante l'impegno finanziario straordinario dell'Italia repubblicana, in alcuni momenti ingente, non si è creato un meccanismo di crescita economica, anzi, in parte quei finanziamenti sono stati sperperati.
Al di là del giudizio storico sul passato, bisogna riconoscere, come ha affermato recentemente Giuseppe Galasso, che non è più il tempo di leggi speciali per il Sud, oggi è il tempo del federalismo fiscale e della prova che si dovrà dare di sapersi amministrare secondo le esigenze che ne derivano. Questo è un fatto. E con i fatti non si può polemizzare. Fra pochi anni, inoltre, il Sud perderà anche i benefici degli aiuti europei che, peraltro, l'attuale governo sta già in parte dirottando al Nord per fronteggiare altre emergenze.
È necessario, quindi, attrezzarsi perchè queste traversie possano diventare opportunità. Allora che ben venga il federalismo fiscale, prossimo venturo. Forse avevamo necessità, nel Mezzogiorno, di un vero e proprio shock politico e morale, una presa di coscienza di dover cambiare pagina, nella società e nelle Istituzioni regionali. Nelle classi politiche e colte del Mezzogiorno d'Italia ma, soprattutto, nei cittadini comuni. Altro che lotta agli sprechi di cui si continua vanamente a parlare. Con il federalismo fiscale il pubblico potere sarà chiamato seriamente a rendere conto di tutte le sue scelte. O oggi ci rimbocchiamo tutti le maniche per creare una burocrazia autorevole, per erogare servizi pubblici efficienti, a livello regionale e degli Enti locali, o oggi imprenditori e professionisti decidono di impegnarsi con nuovo slancio nelle attività economiche come nelle attività civili, senza più pensare alle provvidenze pubbliche o il Mezzogiorno declinerà inesorabilmente.
L'impegno dei parlamentari meridionali è quasi del tutto assente e risulta, purtroppo, ancora troppo poco consapevole della gravità della situazione. Come se non avessero compreso in pieno l'orizzonte verso il quale si sta andando con la legge appena approvata sul federalismo fiscale.È urgente ricostruire i termini della questione meridionale; ritornare a spiegare all'intero paese quali sono le reali condizioni del Sud, al di là di stereotipi banali quanto dannosi. Non è più tempo di ripetere lo stanco ritornello del Sud depredato dal Nord, come non è corretto dire che è la terra dei fannulloni e dei mafiosi. Una classe dirigente nazionale che si dibatta fra queste due posizioni non è degna nemmeno lontanamente di essere definita dirigente. Nessuno si occupa di calcolare quali siano veramente e realmente le risorse che lo Stato investe nel Sud o delle quali si ha veramente bisogno, e quali siano gli sprechi; non è possibile che, in sede parlamentare, senza questuare, non si difendano le ragioni del Sud, quelle giuste e sacrosante, quasi che si avesse timore di disturbare il manovratore o, semplicemente, però insipienza. Manca in Parlamento, ormai da anni, una voce autorevole che parli del Mezzogiorno.
Poichè la legge approvata definitivamente dal Senato è una legge delega - ad essa seguiranno i decreti attuativi del governo - dovrà ancora essere riempita di molti contenuti. Sarebbe ancora possibile, per la deputazione meridionale, esercitare un ruolo politico per migliorarla, per renderla una legge capace di accompagnare quello shock positivo, quello scossone di cui abbiamo estremo bisogno.
In questo contesto, ancora, l'appuntamento europeo diventa più che mai importanti. Mentre il rinnovo dei Consigli regionali del prossimo anno sarà decisivo per il futuro del Sud. Dobbiamo vigilare affinché la voce del Mezzogiorno possa sentirsi, almeno in Europa, con forza, rigore e intelligenza.