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Il cardinale colma un vuoto politico

Da la Repubblica di sabato 14 febbraio 2009

di Giuseppe Ossorio

È importante che la Chiesa cattolica, da Napoli, abbia dedicato alle condizioni del Sud una riflessione pubblica di due giorni, per lanciare un appello alle forze vitali della società meridionale e per togliere spazio ai clan della camorra. E, soprattutto, per chiedere maggiore attenzione verso il Mezzogiorno. La chiamata a raccolta dei vescovi del Sud da parte del cardinale Crescenzio Sepe, in particolare per le condizioni di Napoli, è stata ricordata da Repubblica con un intervento di Paolozzi. L'iniziativa del cardinale, riconosciamolo, ha colmato un vuoto politico ed è stata resa ancora più incisiva dalle sue parole: È tempo di uscire dalle sagrestie per dare voce a chi non ha voce, per sostenere i pi√π deboli‚Äù. Questa supplenza, però, non deve essere un alibi e non può trovare inerte la classe politica. Ci chiediamo per quanto tempo ancora potrà continuare l'assenza dei tanti parlamentari meridionali dall'impegno di rappresentare gli interessi del Sud. Il vuoto del potere pubblico va colmato subito, per evitare che, nella larga area dei casi bioetici, il naturale confronto fra lo Stato e la Chiesa danneggi la reciproca autonomia.
I dilemmi della bioetica sono tali che ci consentono un richiamo non retorico a Benedetto Croce, che probabilmente pose in chiaro la questione della reciproca autonomia. Il filosofo pronunciò in Senato il suo discorso sui Patti Lateranensi il 24 maggio 1929. Quell'intervento è di una straordinaria modernità e di eccezionale freschezza. E rimane, ancora, di grande importanza per chi voglia interrogarsi sul rapporto fra lo Stato e la coscienza morale. Molta acqua, si direbbe, è passata sotto i ponti. Nonostante ciò il rapporto fra lo Stato italiano e Chiesa rimane ancora il nodo centrale della vita politica del nostro paese. Si ripresenta, periodicamente, a volte con benemerenza per rimediare, come in questa occasione, all'assenza di una coerente politica per il Mezzogiorno.
Quello di Croce fu l'unico discorso di opposizione e, come raccontano le cronache parlamentari, fu interrotto in aula più volte. Irritò molto Mussolini che indicò il filosofo come imboscato della storia accanto "agli imboscati della guerra". Quel discorso è più che mai attuale. E ritorna alla mente nel ricordare l'epilogo e l'asprezza della discussione nei giorni scorsi al Senato della lunga e triste vicenda di Eulana Englaro. Vi è stato, contemporaneamente, uno scontro pericoloso fra i poteri dello Stato e un conflitto latente fra il potere dello Stato e le vicende personali dei singoli cittadini. I problemi bioetici, che si sono affacciati con prepotenza negli ultimi decenni nella vita nazionale di tutti gli stati occidentali, rappresentano la cartina al tornasole dei rapporti complessi e delicati fra lo Stato, la Chiesa e le libertà individuali dei cittadini.
Quanto fosse cruciale il problema dei rapporti tra il neo Stato e la Chiesa è facilmente intuibile e Croce ne avvertiva tutta la complessità. Per intendere l'atteggiamento del filosofo bisogna tener conto dell'influenza che ebbe la tradizione risorgimentale. La nascita e il consolidamento di un partito conservatore, che si proiettasse in una formazione di centro, cioè di mediazione dei conflitti e dei contrasti, e che fosse innovatore e di freno al tempo stesso, presupponeva l'appoggio o, se non l'appoggio, la benevola astensione dell'unica grande istituzione millenaria che abbia l'Italia: la Chiesa di Roma. Bisognava risolvere, dunque, un problema di coesistenza tenendo conto di un oggettivo conflitto fra lo Stato che affermava i principii liberaldemocratici e il potere assoluto della Chiesa
Croce intuiva lo stretto collegamento fra la libertà e il genuino sentimento religioso. Certo – sono parole sue "ricominceranno spasimanti e sterili lotte su fatti irrevocabili e pressioni e minacce e paure, e i veleni versati nelle anime dalle pressioni, dalle minacce, dalle paure."
Queste parole sono tornate attuali, come pronunciate ieri, di fronte a ciò che è accaduto per il caso Englaro: il Parlamento, il Paese intero lacerati, la stessa Costituzione tirata in ballo con la sua più alta espressione, la Presidenza della Repubblica. A nostro modo di vedere, la stessa Chiesa del dialogo è in imbarazzo.
Ecco, in questi giorni nei quali si ricordano gli ottanta anni dal Concordato le forze politiche devono guardare con rispetto alla Chiesa che si mobilita per il nostro Sud, che stigmatizza le leggi "razziali" sull'immigrazione ma che, per il bene di tutti, deve tener conto della laicità dello Stato e la dignità delle libertà individuali proprio in questo Mezzogiorno d'Italia dove il concetto della giurisdizione e dell'autonomia delle sfere di influenza è stata sempre viva.