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Il governo taglia sulla sicurezza

Da la Repubblica di domenica 15 novembre 2009

di Giuseppe Ossorio

La vita cittadina dei comuni dell'interland napoletano è infestata dalla criminalità organizzata e in certi quartieri di Napoli la camorra è insediata stabilmente. Non scriviamo nulla di nuovo intanto, però, molti giovani scappano dalla nostra provincia. Abbandonano la regione anche perché avvertono un forte senso di precarietà della quotidiana convivenza sociale. Essi aspirano a una qualità della vita migliore, più civile, magari hanno studiato per progredire e ingentilire i loro rapporti umani e si ritrovano in un ambiente ostile.
Nel frattempo Giulio Tremonti, nel bilancio dello Stato appena approvato in prima lettura al Senato, taglia le residue risorse destinate alla sicurezza e all'ordine pubblico. C'è da essere preoccupati, perché mentre al Nord l'espansione delle attività criminose compie un salto di qualità con l'accaparramento di quelle attività produttive, da noi porta a termine l’immiserimento delle condizioni sociali e delle poche attività economiche competitive.
Come si può ricostruire il tessuto civile ed economico e fermare la disgregazione sociale che connota sempre più le nostre città?
E' evidente che non basta più il lavoro della magistratura e delle forze dell'ordine a portare al cambiamento. Per raggiungere l'obiettivo occorre che sia la società civile a ribellarsi e scendere in campo.
Sia chiaro: non stiamo dicendo che la colpa della presenza della malavita sia da attribuire ai cittadini meridionali che non s’impegnano a contrastarla e a sconfiggerla come dovrebbero. Siamo consapevoli che è sempre più difficile affrontare questo tema con la dovuta responsabilità, con intelligenza ed equilibrio. Non bisogna confondere la comprensibile paura dei cittadini indifesi con l'omertà dei complici. Soprattutto se si viene a conoscenza del fatto che lo Stato italiano ha riconosciuto di aver trattato con la mafia all’indomani degli omicidi di Falcone e Borsellino.
Ma, siccome alla malavita non ci si vuole arrendere, con una punta di fiducia cogliamo lo sforzo di alcuni sindaci a convincere la cittadinanza e l'opinione pubblica dei loro comuni ad un desiderio di riscatto. A volte i gesti simbolici sanno essere più persuasivi di tante altre azioni. Per esempio, a Ercolano, la città che proprio ieri è stata nuovamente colpita dall'ennesimo gesto criminale, la risposta del sindaco, Nino Daniele, al crimine che assedia il suo comune passa per una deliberazione della giunta municipale che esenta per tre anni dal pagamento dei tributi comunali gli operatoti economici che denunciano gli estorsori, che scelgono di non cedere al ricatto e alle intimidazioni e collaborano con la magistratura e le forze dell'ordine. Un atto amministrativo che va ad aggiungersi ad un progetto incalzante: sono stati affissi sugli edifici pubblici, scuole e chiese otto maxi pannelli che richiamano quei cittadini alla legalità. Su uno di quei grandi pannelli è scritto "Ogni giorno facciamo delle scelte, da esse nasce la nostra felicità". Come a volerli invogliare a combattere contro la criminalità, richiamarli al rispetto delle regole e suggerire ai prepotenti un percorso di convincimento. E' la cintura urbana di Napoli che si ribella alla malavita e i comuni, le scuole, gli oratori e le imprese sono i punti su cui far leva.
La Chiesa, riconosciamolo, da tempo ù in prima linea e gli interventi pubblici del cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, ormai non si contano più. L'attività dei parroci, disseminati nelle zone più a rischio, contro la criminalità è coraggiosa e tenace. La recente presa di posizione del presidente degli industriali della Campania, Giorgio Fiore, al convegno di Capri della Confindustria è stata incisiva: "Come imprenditori - ha detto - dobbiamo impegnarci in prima fila e interrogarci, senza alibi, sull'esistenza di aree grigie o peggio di collusione al nostro interno con la camorra". Egli ha dimostrato molta energia affermando che è necessario monitorare la trasparenza degli associati, nonché quella delle aziende alle quali si subappaltano le commesse.
Sono tutti segnali di un’azione che va facendosi comune, unitaria e che attende di essere sostenuta. Un’azione da accudire e non più rinviabile: ne va di mezzo la desertificazione della Campania.