IMAGE

La retorica del territorio

Da la Repubblica di domenica 9 agosto 2009

di Giuseppe Ossorio

Gli allievi che imitano i maestri a volte sono intelligenti, altre volte sono goffi e possono essere pericolosi. In Sicilia, alla Lega nord corrisponde il leghismo isolano del presidente della giunta regionale, Raffaele Lombardo, che si riduce ad un movimento di rivendicazione regionale se non supera la dimensione localistica. Nella provincia di Napoli, invece, spunta una sottospecie del leghismo che sbandiera la “retorica del territorio”. Ne assumono la titolarità esponenti politici di secondo piano in cerca d'autore. E' una caricatura del vero leghismo. Insomma, abbiamo due leghismi e una parodia e quello meno intelligente abita da noi.
Il leghismo del nord è l'espressione della popolazione che vive nelle valli pedemontane dell'arco alpino, che ha assimilato l'autonomia dei Cantoni svizzeri, l'autogoverno di quei comuni e la tradizione della pubblica amministrazione del centro Europa. Piaccia o non piaccia, in quella realtà c'è un forte senso civico e una consistente etica del lavoro. I rappresentanti di quelle popolazioni, eletti nelle istituzioni pubbliche, rispondono alle comunità che amministrano. Quel leghismo, però, in Parlamento ha una faccia arcigna che non ci attrae, soprattutto quando grida. Il Tricolore non basta più”. Nulla di nuovo. Constatiamo solo con amarezza che l'Italia si sta spezzando in due e che questo sistema istituzionale e politico non regge più. L'Italia si sarebbe già sbriciolata se in campo non vi fosse stata l'autorevolezza dei Presidenti Ciampi e Napolitano.
Con la Lega che tiene sotto tiro Berlusconi, ha avuto buon gioco il presidente Lombardo. Egli si presenta come il campione di una critica aperta al governo che insegue la Lega e privilegia il nord, togliendo risorse alla Sicilia e al Mezzogiorno. In questo modo ha capitalizzato 4 miliardi per la sua regione, mandando a farsi benedire un piano più ampio per il sud. Gli è stato utile balenare un nuovo partito del sud, una specie di Lega del sud, per piegare le resistenze del ministro dell'economia. E' vero che la chiusura dei rubinetti dei trasferimenti pubblici alle regioni ha creato notevoli disagi alle amministrazioni, ma non giustifica la logica del rivendicazionismo isolato delle regioni del sud. Anche perché negli ultimi anni le poche risorse destinate al Mezzogiorno hanno alimentato un capitalismo debole, senza investire in infrastrutture.
Dalle parti nostre, invece, sorgono i campioni dei piccoli interessi amministrativi e delle aspettative clientelari. Si fa strada la retorica del territorio”. Nel dibattito interno ai partiti, nei consigli elettivi e nelle dichiarazioni pubbliche si sentono frasi come: il territorio non è stato sentito; il territorio non è stato rappresentato; oppure il territorio non è d'accordo. Insomma, si tiene in ostaggio il territorio di rappresentanza che si sventola come alibi per giustificare il comportamento che si assume nelle istituzioni o nei partiti. Dietro il senso nobile della difesa del territorio si nasconde, il più delle volte, la difesa delle proprie prerogative e delle posizioni acquisite. La difesa del campanile è un pretesto per dare una patina di nobiltà alle schermaglie interne ai partiti. Non si preannuncia nulla di buono quando si difendono e si tutelano spicchi e lembi di territorio. È un fenomeno di provincia che scimmiotta la Lega senza averne la forza espressiva. Non si andrebbe molto lontano se queste istanze particolari e un po' rozze fossero blandite e prendessero il sopravvento.Altro è il nuovo meridionalismo, di cui fortunatamente pure si discute a Napoli, che tutti insieme dobbiamo cercare di costruire sulla base di un principio fondamentale: quello per cui è necessario prendere coscienza che nessun problema locale si risolve fuori da un contesto nazionale e che la globalizzazione dell'economia, ineludibile, esplode se non si tengono presenti gli squilibri che essa stessa crea o contribuisce ad acuire. Il problema che il nord non vuole comprendere è che pur rimanendo l'area più ricca del paese, in un'economia aperta e mondializzata, da sola è destinata ad essere marginale. Mentre il sud non trova la forza morale e politica per riproporre le sue ragioni.